Giustizia

Raccolta illecita di dati: Helsana deve correggere il tiro

Cresciuta in giudicato la sentenza del 19 marzo emanata dal Tribunale amministrativo federale

 Raccolta illecita di dati: Helsana deve correggere il tiro
Foto carlo Reguzzi

Raccolta illecita di dati: Helsana deve correggere il tiro

Foto carlo Reguzzi

BERNA - Nella sentenza del 19 marzo 2019 il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha ritenuto illecita la raccolta di dati effettuata per il tramite dell’applicazione relativa al programma bonus «Helsana+», poiché non è stato espresso un valido consenso alla comunicazione a terzi di dati personali relativi all’assicurazione obbligatoria contro le malattie.

Con il passaggio in giudicato della sentenza, l’IFPDT si aspetta che Helsana sani i vizi riscontrati dal TAF. Benché abbia già modificato la procedura di registrazione, Helsana dovrà in particolare adeguare le disposizioni relative all’utilizzazione e alla protezione dei dati, adeguandole al principio di trasparenza. I partecipanti al programma bonus «Helsana+» dovranno essere informati in modo chiaro in merito ai trattamenti di dati cui acconsentono, e il consenso previsto dovrà limitarsi allo stretto necessario, nel rispetto del principio di proporzionalità. Il TAF ha precisato inoltre che il consenso alla comunicazione di dati a terzi può essere dato soltanto nel caso specifico.

L’IFPDT prende atto che, a giudizio del TAF, un trattamento di dati a fini illeciti è da ritenersi illecito, ai sensi della legge sulla protezione dei dati (LPD), soltanto se viola una norma che persegue, direttamente o indirettamente, anche la protezione della personalità. La legislazione sulla protezione dei dati dell’UE prevede invece che i dati personali possano essere raccolti soltanto per scopi «legittimi». La decisione del TAF evidenzia in tal modo i limiti che la LPD, risalente al 1992, pone all’attività di vigilanza dell’IFPDT. Spetterà ora al legislatore, nell’ambito della corrente revisione totale della LPD, stabilire l’ampiezza futura della vigilanza della Confederazione sulla protezione dei dati e, se necessario, armonizzarla con la legislazione dell’UE.

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