Se l’inquilino ideale è disabile e gay

A Zurigo la cooperativa d’abitazione Kalkbreite intende contrastare la discriminazione verso alcuni gruppi sociali con un nuovo progetto che favorirà chi fatica a trovare alloggio

Se l’inquilino ideale è disabile e gay

Se l’inquilino ideale è disabile e gay

ZURIGO - Trenta percento di persone provenienti dal ceto basso, trenta percento circa di stranieri e venti percento di persone che preferiscono la bicicletta all'auto per il tragitto casa-lavoro ai quali si aggiunge un mix di genitori single (5%), persone senza occupazione (5%), disabili (5%), con identità di genere non binaria (1%) e coppie appartenenti alla comunità LGBTIQ (5%). Sono le cifre abbozzate dalla cooperativa di abitazione zurighese Kalkbreite per individuare i criteri ideali di distribuzione delle future abitazioni della «Zollhaus», nuovo progetto che dovrebbe concretizzarsi entro il 2020. Trattasi di un complesso di 5.000 metri quadrati nel pulsante Kreis 5 in cui mettere in pratica una nuova visione dell'abitare, combinando lavoro, cultura e tutti gli aspetti della vita di quartiere in un'unica grande struttura.

L'area, una volta prettamente industriale, ex dimora della classe operaia e zona a luci rosse della città, è diventata quartiere «trendy». Con il conseguente aumento degli affitti, i suoi abitanti vengono spinti verso nuove zone meno costose del centro urbano. Da qui la volontà di dare la precedenza a determinati gruppi sociali (come le coppie omosessuali o immigrati) solitamente svantaggiati nella ricerca di un alloggio (ricerca che in generale rappresenta una sfida per tutta la popolazione di Zurigo, dato che nella città la richiesta di abitazioni supera l'offerta).

Ma selezionare fra i candidati persone straniere o omosessuali non è altrettanto discriminatorio quanto scegliere solo inquilini svizzeri ed eterosessuali? «In Svizzera - spiega il portavoce dell'Associazione zurighese degli inquilini Walter Angst - ogni locatore ha il diritto di scegliere i suoi locatari secondo le proprie preferenze». La cosa fondamentale è che nel processo di candidatura non venga violato il diritto alla privacy e la protezione dei dati personali dei potenziali inquilini chiedendo ad esempio di descrivere il proprio orientamento sessuale o altre informazioni private. «In questo caso il futuro inquilino avrebbe il diritto di dare risposte false senza che il contratto, una volta stipulato, possa essere disdetto». In quanto committente di abitazioni di utilità pubblica sostenuta dalla Città di Zurigo, sottolinea Angst, la cooperativa Kalkbreite dovrà fare molta attenzione a rispettare queste norme.

Una situazione di cui i responsabili del progetto «Zollhaus» sono consapevoli, replica Clapasson. «I candidati potranno decidere da soli se fornirci questi dettagli». In generale verranno chieste solo informazioni lecite, come il grado d'istruzione o il reddito. «Inoltre avremo sempre metodi alternativi per carpire determinati elementi». Se ad esempio due uomini dovessero presentarsi per un appartamentino da due stanze e mezzo, è probabile si tratti di una coppia.

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