Sostegno e consulenza contro la violenza sugli anziani

Berna

Nel 2018 registrate circa 200 segnalazioni - La sfera domestica l’ambito più toccato - Lanciata una piattaforma nazionale che offre aiuto

Sostegno e consulenza contro la violenza sugli anziani
Archivio CdT

Sostegno e consulenza contro la violenza sugli anziani

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Ci sono atti di cui ci si vergogna profondamente non appena li si ha compiuti. Colpire un genitore anziano, magari afflitto da demenza, è uno di questi. Ma nessun pentimento è in grado di cancellare la percossa, figlia del proprio sovraffaticamento, della propria sensazione di impotenza di fronte ad una situazione difficile se non impossibile da accettare. In Svizzera, la violenza e i maltrattamenti ai danni delle persone anziane sono una realtà spesso ancora sottaciuta. I dati, tuttavia, sono difficilmente equivocabili: 300.000 persone in età avanzata sono vittima di violenze, che nell’80% dei casi avvengono tra le mura domestiche. Ma anche nelle strutture specializzate si registrano abusi, dovuti ad esempio alla carenza di personale formato appositamente o al suo frequente ricambio. Lo scorso anno sono state rilevate circa 200 segnalazioni di abusi su persone anziane. La vergogna che non lascia scampo a chi maltratta accomuna quest’ultimo al maltrattato, che sovente non parla di quanto è successo e non sa a chi rivolgersi per domandare aiuto. Sono questi i motivi alla base del lancio della piattaforma nazionale «Vecchiaia senza violenza», nata dalla sinergia tra la Unabhängige Beschwerdestelle für das Alter (Svizzera tedesca), Pro Senectute Ticino e Moesano e alter ego (Romandia). L’iniziativa si rivolge alle persone anziane, ai parenti, a terzi e ai professionisti. Tramite la helpline (0848 00 13 13) chi cerca aiuto viene collegato, a seconda della regione linguistica, ad una di queste tre organizzazioni e può ricevere velocemente sostegno e consulenza. Vengono inoltre messi a disposizione un sito web nelle tre lingue nazionali (vecchiaiasenzaviolenza.ch) e le conoscenze degli esperti, al fine di sensibilizzare e proporre un’offerta di formazioni continue e perfezionamenti. Gabriele Fattorini, direttore di Pro Senectute Ticino e Moesano, ci spiega la natura molto diversa tra un maltrattamento a domicilio e uno in un istituto. «In entrambi i casi non è da escludere assolutamente che ci sia uno stress da parte di un operatore o di un’équipe, rispettivamente di un familiare », dice. Il direttore ricorda comunque che, se la situazione di violenza dovesse insorgere in un istituto, esistono protocolli adottati o in via d’adozione che prevedono una segnalazione interna con conseguente verifica e, se necessario, provvedimenti legati al diritto del lavoro e, in alcuni casi, di tipo penale.

Ticino all’avanguardia

In Svizzera la presa di coscienza della problematica è avvenuta alla fine degli anni Novanta, quando sono state create le prime associazioni regionali di prevenzione. Nel 2002 i maltrattamenti nei confronti degli anziani sono stati riconosciuti dall’OMS come un problema di salute pubblica a carattere prioritario. «In Ticino siamo discretamente fortunati, perché questo servizio è riconosciuto dal DSS da decenni», prosegue il nostro interlocutore. «Insieme all’Ufficio del medico cantonale, agli istituti per anziani e ai servizi di cure a domicilio, da qualche anno a questa parte è attivo un gruppo di riflessione e di lavoro sulla tematica dei maltrattamenti, che sta proponendo strumenti interessanti in ambito di formazione, di prevenzione ma anche di accompagnamento. È un settore in cui siamo abbastanza avanti, a livello di riflessione ma anche dal punto di vista del coraggio di cominciare a discutere della tematica e condividerla», conclude. I relatori delle organizzazioni, nel presentare la piattaforma a Berna, hanno ricordato i differenti tipi di violenza: psicologica (ad esempio umiliazioni), finanziaria (cacciatori di eredità), fisica (colpi), sessuale (esposizione a contenuti pornografici) e mancanza di cure (alimentazione inadeguata). Se generalmente a compiere atti di violenza sono (per quanto riguarda il domicilio) membri della famiglia come partner o figli adulti, tra i fattori di rischio principali ci sono le compromissioni cognitive e la demenza, il sovraffaticamento del parente curante e l’isolamento sociale.

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