Bilancio

Spese per ricerca e sviluppo: Svizzera terza al mondo

Nel 2017 il nostro Paese vi ha destinato 22,6 miliardi di franchi, pari al 3,4% del Pil

Spese per ricerca e sviluppo: Svizzera terza al mondo
Foto Carlo Reguzzi

Spese per ricerca e sviluppo: Svizzera terza al mondo

Foto Carlo Reguzzi

BERNA - Nel 2017 la Svizzera ha destinato 22,6 miliardi di franchi a ricerca e sviluppo (R+S), ossia il 3,4% del suo prodotto interno lordo (Pil). Ciò la colloca al terzo posto a livello mondiale, dietro Corea del Sud e Israele secondo le cifre dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), rileva in una nota odierna l’Ufficio federale di statistica (Ust). Negli Stati Uniti la quota è della metà soltanto, a livello di Unione europea è dell’1,9% del Pil, mentre la media OCSE è del 2,4%.

Le imprese hanno investito 15,6 miliardi di franchi, pari a oltre due terzi del totale, mentre le scuole universitarie ne hanno spesi 6,2 miliardi, ovvero più di un quarto della somma complessiva.

I 22,5 miliardi indicati rappresentano un aumento del 2% rispetto al 2015, anno dell’ultima rilevazione. Negli ultimi nove anni - rileva tuttavia l’UST - la crescita delle spese di R+S si è rallentata. Tra il 2008 e il 2012 il tasso annuo medio era stato del 5%, per poi passare al 3% tra il 2012 e il 2015 e scendere all’1% nel periodo 2015–2017. Ciò nonostante, nel corso degli anni il totale delle spese non ha mai smesso di crescere, stabilendo nuovi record a ogni rilevazione.

Stagnano le imprese, crescono le alte scuole
Per la prima volta in 20 anni, le spese di R+S delle imprese sono leggermente calate (-11 milioni, ovvero una diminuzione inferiore allo 0,1%) rispetto all’ultima rilevazione del 2015. A diminuire sono state le spese delle grandi imprese, ovvero quelle di 100 dipendenti e oltre (-2%), mentre quelle delle imprese più piccole sono progredite di percentuali comprese tra il 13% e il 16%, a seconda delle dimensioni. L’industria farmaceutica rappresenta da sola un terzo delle spese di R+S delle imprese private, riconfermandosi uno degli attori più importanti della ricerca in Svizzera.

Se le spese di R+S sono globalmente aumentate, ciò è dovuto alle scuole universitarie, i cui investimenti in questo ambito, come nei periodi precedenti, continuano a crescere: +332 milioni di franchi, ovvero +6% rispetto al 2015.

Ricerca di base in continua crescita
Dal 2012 - rileva l’Ust - la ricerca di base ha acquisito sempre maggiore importanza in Svizzera. In questo settore tradizionalmente le più attive sono le scuole universitarie. Tuttavia, da cinque anni in qua la ricerca fondamentale è alimentata soprattutto da uno spiccato incremento delle spese delle imprese private, tanto che nel 2017 queste ultime hanno destinato alla ricerca pura oltre il 40% delle spese di R+S. Precedentemente questo tipo di ricerca non superava un quarto delle spese in questo ambito.

Il ruolo dello Stato
Il settore pubblico, composto dalla Confederazione e dai Cantoni, svolge poche attività di ricerca. Le sue spese, infatti, non raggiungono l’1% del totale. Lo Stato occupa invece un ruolo molto più di spicco in qualità di finanziatore, in particolare nell’ambito delle scuole universitarie. Nel 2017 queste ultime hanno ricevuto da Confederazione e Cantoni quasi cinque miliardi di franchi per le proprie attività di R+S.

Interazioni con l’estero
Al pari dei flussi economici, le interazioni con l’estero finalizzate al finanziamento delle attività di R+S sono molto fitte. Nel 2017 il finanziamento estero di attività di R+S in Svizzera si è attestato a 1,2 miliardi di franchi, contro i 2,3 miliardi del 2015.

I quattro quinti di questa somma sono andati a favore di imprese e con il 20% sono state finanziate attività di R+S nel settore delle scuole universitarie.

Contemporaneamente le imprese svizzere hanno finanziato attività di R+S svolte all’estero (spesso sotto forma di mandati) per una somma di quasi 7,9 miliardi di franchi, in aumento di oltre il 40% rispetto all’ultima rilevazione.

Nel 2017 il personale di R+S in Svizzera è rimasto stabile a circa 125’000 persone (quasi 82’000 impieghi in equivalenti a tempo pieno, ETP), per la maggior parte ricercatori (46’000 ETP). L’Ust segnala una graduale crescita della quota di donne, passata dal 32% del 2008 al 36% del 2017.

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