Vacanze di sangue

Turiste decapitate: udienza preliminare per 15 indagati

Inizia l’iter giudiziario per uno dei casi più efferati della storia del Marocco - Arrestato uno svizzero, Berna segue gli sviluppi da vicino

Turiste decapitate: udienza preliminare per 15 indagati
(foto Keystone)

Turiste decapitate: udienza preliminare per 15 indagati

(foto Keystone)

RABAT - Con l’udienza preliminare per 15 indagati per il duplice omicidio delle turiste scandinave è iniziato l’iter giudiziario per uno dei casi più efferati della storia del Marocco. Misure di sicurezza eccezionali davanti al tribunale di Rabat, dove si svolgerà il processo e porte chiuse ai cronisti.

La pubblica accusa ha chiesto al giudice istruttore di rinviare a giudizio i sospetti per «terrorismo», «costituzione di banda armata al fine di commettere atti terroristici», «omicidio premeditato» e «atti di barbarie». Tra i 15 sospetti, tre hanno precedenti e per loro è scattata anche la richiesta di «incitamento a commettere atti terroristici» e «apologia di terrorismo».

Per tutti è stata richiesta la proroga del carcere. Il giudice dovrà ora sciogliere riserva nelle prossime ore. Intanto a partire da domani compariranno davanti alla Corte d’Appello di Rabat altri sette sospettati a vario titolo di aver partecipato la notte tra il 16 e il 17 dicembre all’omicidio di una studentessa danese di 24 anni, e della sua amica norvegese di 28.

La nota del DFAE

La Confederazione prende molto sul serio il caso dell’arresto, avvenuto ieri in Marocco, di un cittadino svizzero in relazione al recente assassinio delle turiste scandinave nel sud del Paese. È quanto indica oggi il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), George Farago, in una nota.

Ieri l’Ufficio centrale marocchino per le investigazioni giudiziarie (Bureau central d’investigation judiciaire, BCIJ) aveva annunciato l’arresto di un uomo con nazionalità elvetica e spagnola, «intriso di ideologia estremista».

Egli è «sospettato di aver insegnato ad alcune delle persone coinvolte nella vicenda gli strumenti di comunicazione derivanti dalle nuove tecnologie e di averle addestrate a sparare», precisava il BCIJ.

Stretto contatto fra autorità

Nel suo comunicato odierno, il DFAE aggiunge che la rappresentanza elvetica a Rabat è stata in contatto fin dall’inizio con le autorità marocchine e assicura il coordinamento. «L’ambasciatore svizzero in Marocco ha inoltre annullato la sua vacanza in Svizzera e sta tornando a Rabat.»

Le autorità federali competenti sono in stretto contatto tra loro e con le autorità marocchine, spagnole, danesi e norvegesi. Esse si coordinano per poter offrire ai loro partner all’estero il supporto necessario, prosegue il DFAE.

«La Svizzera assicura ai parenti delle vittime dell’omicidio la sua solidarietà e la sua profonda partecipazione», conclude il DFAE, precisando che Berna farà tutto ciò che è in suo potere per contribuire a una rapida soluzione della questione.

I fatti

Una studentessa danese di 24 anni e la sua amica, una norvegese 28.enne, sono state uccise la notte tra il 16 e il 17 dicembre nel sud del Marocco, dove erano in vacanza. I loro corpi sono stati rinvenuti in un’area isolata dell’Alto Atlante, in una zona molto frequentata dagli escursionisti. Entrambe le vittime sono state decapitate.

Gli arresti

Le autorità marocchine hanno già arrestato 18 persone per i loro presunti legami con il doppio omicidio, definito di matrice «terrorista» da Rabat. I quattro principali responsabili, arrestati a Marrakech nei giorni successivi al crimine, appartenevano a una cellula ispirata all’ideologia del gruppo del sedicente Stato islamico (ISIS) ma «senza contatto» con i suoi funzionari in Siria o in Iraq, ha dichiarato pochi giorni fa all’agenzia AFP il capo dell’antiterrorismo marocchino, Abdelhak Khiam.

Il filmato

Il caso ha suscitato grande emozione in Norvegia, Danimarca e Marocco, dove un video trasmesso sui social network, che mostra l’esecuzione di una delle due vittime, ha sconvolto il Paese. Il filmato è considerato autentico dalle autorità marocchine, secondo una fonte vicina all’indagine.

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