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Turiste uccise: lo svizzero percepiva una rendita AI

Emergono nuovi dettagli sul ginevrino arrestato in Marocco per presunti legami con l’assassinio di due giovani scandinave

 Turiste uccise: lo svizzero percepiva una rendita AI
(foto Keystone)

Turiste uccise: lo svizzero percepiva una rendita AI

(foto Keystone)

RABAT/GINEVRA - Emergono altre novità sul caso che riguarda il ginevrino con doppia cittadinanza svizzera e spagnola arrestato in Marocco a fine dicembre per presunti legami con l’assassinio di due turiste scandinave. L’uomo, 25 anni, viveva nel Paese dal 2015 e percepiva una rendita AI che la Svizzera gli aveva accordato sin dal raggiungimento della maggiore età, per problemi psichiatrici (vaneggiava e sosteneva di avere demoni in testa). A darne notizia (rilanciata dalla NZZ), nell’edizione di ieri, è stato il quotidiano spagnolo «El Mundo», appoggiandosi sulla testimonianza della madre e di alcuni amici. Il suo nome sul passaporto spagnolo è Kevin Zoller Guervos. Il padre, già scomparso una decina di anni or sono, era svizzero di origine colombiana. Nessuno dei genitori è di religione musulmana e conosce la lingua araba. Secondo la versione della madre, il figlio non era nemmeno in Marocco il giorno dell’omicidio (17 dicembre), ma si trovava in Svizzera con la moglie marocchina per rinnovare i permessi che sarebbero serviti alla donna per viaggiare in Europa. Negli scorsi giorni, il direttore dell’Ufficio centrale d’investigazione giudiziaria marocchina (BCIJ) Abelhak Khiame, in un’intervista pubblicata dalla Tribune de Genève, aveva affermato che l’uomo aveva contatti con un esponente dell’ISIS in Siria e che i due si erano incontrati in Svizzera. L’esponente dell’ISIS aveva inviato all’ispano-svizzero video di decapitazioni. Il direttore del BCIJ aveva precisato che lo svizzero «non è direttamente implicato nell’assassinio delle due scandinave, ma conosce gli autori» e che «ha partecipato a diversi incontri segreti con i membri» della cellula ora smantellata. Il giovane intendeva però «commettere azioni in territorio marocchino contro i servizi di sicurezza o turisti» e ha addestrato alcune persone al tiro, reclutando sub-sahariani assieme i quali intendeva unirsi ai rami dell’ISIS presenti nel nord del Mali. Secondo Khiame, il 25.enne si è convertito all’Islam nel 2011 nella moschea ginevrina di Petit-Saconnex e si è radicalizzato a Ginevra. «Con altri convertiti che hanno il suo stesso profilo ha assistito a sermoni» pronunciati da due imam francesi che sono in seguito stati espulsi dalla moschea per aver incoraggiato i fedeli alla jihad. La pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per «terrorismo», «costituzione di banda armata, al fine di commettere atti terroristici», «plagio e adescamento di individui al fine di costituire banda armata» e «a fini terroristici».

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