Una via per migliorare le valutazioni

Incapacità lavorativa

Le assicurazioni sociali fanno appello a psichiatri per valutare la capacità di lavoro delle persone con problemi psichici ma le perizie divergono troppo

 Una via per migliorare le valutazioni
Foto Archivio CdT

Una via per migliorare le valutazioni

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BASILEA - Le assicurazioni sociali fanno appello a psichiatri al fine di elaborare la capacità di lavoro delle persone che soffrono di problemi psichici. Queste perizie divergono troppo. Una nuova formazione valutata nell’ambito di uno studio è riuscita a ridurre queste differenze. Qualsiasi persona che non può lavorare a tempo pieno a causa di problemi psichici ha diritto a una rendita, il cui ammontare dipende dalla capacità lavorativa valutata dagli psichiatri.

Nel caso ideale le perizie dovrebbero giungere a risultati simili per situazioni comparabili, ma è ben lungi da essere questo il caso. A volte le opinioni sono persino opposte, rileva il Fondo nazionale svizzero (FNS) in una nota diramata oggi. Grazie alla nuova forma di valutazione orientata sulle capacità funzionali e formazioni specifiche destinate agli psichiatri, ricercatori guidati da Regina Kunz, dell’ospedale universitario di Basilea, sono giunti a ottenere conclusioni più coerenti. Nel loro studio la variazione statistica è diminuita di oltre un quinto.

Nel nuovo processo di perizia, gli psichiatri pongono al centro della discussione il lavoro piuttosto che la malattia e questo fin dall’inizio del colloquio. In particolare interrogano la persona sulle attività del suo ultimo impiego, su quelle che sono ancora possibili e su ciò che potrebbe sbloccare la situazione. Alla fine gli specialisti devono valutare tredici capacità legate al lavoro che sono frequentemente limitate presso le persone colpite da problemi psichici. Su questa base stimano il tasso di occupazione possibile.

Per lo studio i ricercatori hanno paragonato le perizie di 35 psichiatri concentrandosi sulla capacità di lavoro di 40 individui. I colloqui sono stati filmati ed esaminati ogni volta da tre altri specialisti indipendenti.

Alla fine si sono ottenute quattro differenti valutazioni per richiedente. Le divergenze tra queste perizie sono state quindi confrontate con una serie di valutazioni precedenti per le quali gli psichiatri avevano beneficiato di una formazione nettamente più breve risalente a più di un anno al momento della perizia. In questo ambito 19 specialisti avevano valutato la capacità di lavoro di 30 richiedenti.

I ricercatori hanno calcolato con quale frequenza due perizie divergevano del 25% al massimo: nel gruppo di controllo il 39% dei confronti superava questa soglia. La formazione ha permesso di ridurre questa quota al 26%, un effetto statisticamente significativo.

Per determinare la divergenza massima accettabile nella pratica tra due perizie, gli scienziati hanno prima effettuato una indagine presso 700 esperti in Svizzera: valutatori, rappresentanti delle assicurazioni sociali, avvocati e giudici ritengono così che uno scarto massimo del 25% sia tollerabile.

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