Cure intensive: l’importanza di prepararsi

Richieste

«Vorrei che, in caso di malattia grave, fossero prese tutte le misure volte a prolungarmi la vita?»: domanda difficilissima, che però gli specialisti in prima linea invitano a farci, soprattutto se facciamo parte della categoria a rischio

Cure intensive: l’importanza di prepararsi
© Keystone/Ti-Press/Alessandro Crinari

Cure intensive: l’importanza di prepararsi

© Keystone/Ti-Press/Alessandro Crinari

«Per alleviare l'onere dei reparti di terapia intensiva durante la pandemia COVID-19, è importante che tutte le persone a rischio considerino se ricevere o meno misure che prolungano la vita, come la respirazione artificiale, in caso di malattia grave». Sono le parole della Società svizzera di medicina intensiva (SSMI), riportate nella sua ultima presa di posizione, diramata martedì. La richiesta dei medici in prima linea nella lotta al coronavirus tocca un aspetto delicatissimo. Un aspetto a cui si fa fatica a pensare. Sia mentre si è ancora in piena salute sia mentre si attraversa un periodo di malattia. Infine, un aspetto con il quale il personale medico ci invita a confrontarci. Soprattutto se siamo nella categoria considerata a rischio (persone a partire dai 65 anni e persone già affette da altre malattie).

Un reparto sconosciuto

Come scrive il presidente della SSMI Thierry Fumeux nel penultimo bollettino dei medici svizzeri, del 18 marzo, «la medicina intensiva resta una specializzazione sconosciuta alla popolazione. I reparti di cure intensive restano luoghi in ospedale di difficile accesso». Azioni che in questi reparti sono quotidiane, come l’intubazione, la ventilazione meccanica o la rianimazione cardiopolmonare, afferma il medico, «per la maggior parte della gente restano misteriose, con una comprensione molto parziale degli enjeux associati».

Quando non si può parlare

Si aggiunga poi il fatto che i pazienti in terapia intensiva spesso non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle misure da prendere. Come indica Fumeux, una buona soluzione é quella delle direttiva anticipate del paziente. Il Codice civile prevede infatti che: «Chi è capace di discernimento può, in direttive vincolanti, designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento». Il paziente «può anche designare una persona fisica che discuta i provvedimenti medici con il medico curante e decida in suo nome nel caso in cui divenga incapace di discernimento. Può impartire istruzioni alla persona designata». Inoltre può «prendere disposizioni alternative per il caso in cui la persona designata non sia idonea a svolgere il compito, non accetti il mandato o lo disdica».

Queste direttive anticipate, spiega il presidente della SSMI, «devono permettere alla persona di esprimere la propria volontà sugli obiettivi terapeutici» come «il trattamento del dolore, l’alimentazione artificiale, la rianimazione», eccetera.

Più informazione

La SSMI ha contattato altre società professionali, associazioni e organizzazioni sanitarie per collaborare «al fine di sensibilizzare le persone del gruppo a rischio sulla grande importanza delle disposizioni del paziente e di fornire informazioni che rendano più facile la stesura di una disposizione del paziente».

La SSMI continua a ritenere che dal 7,5 al 10 % di tutte le persone infettate dalla SARS-CoV-2 richiederanno un trattamento nel reparto di terapia intensiva o in quello di terapia intermedia.

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1