«Dal 2003 chiusi 70 giornali»

Votazioni federali

Simonetta Sommaruga presenta le ragioni del sì in vista del referendum del 13 febbraio contro il pacchetto a sostegno dei media — In ballo c’è un aumento degli aiuti finanziari per un massimo di 151 milioni di franchi: «A risentire di un possibile no sarebbe la democrazia diretta»

«Dal 2003 chiusi 70 giornali»
Simonetta Sommaruga e i media. © Keystone/Peter Klaunzer

«Dal 2003 chiusi 70 giornali»

Simonetta Sommaruga e i media. © Keystone/Peter Klaunzer

I media locali e regionali sono in difficoltà: gli introiti della pubblicità confluiscono in misura sempre maggiore nelle casse delle piattaforme Internet internazionali (leggi Google o Facebook). Negli ultimi 20 anni le entrate pubblicitarie dei media si sono quasi dimezzate. L’informazione locale, utile a lettori, ascoltatori e telespettatori per capire cosa succede nel proprio comune o nella propria regione, è in grave crisi. «Dal 2003 il Paese ha perso 70 giornali», ha sottolineato in conferenza stampa a Berna la consigliera federale Simonetta Sommaruga. La popolazione si informa sempre di più in Rete. C’è però poca propensione a pagare per l’informazione online. Il Consiglio federale e il Parlamento sono quindi intervenuti per rafforzare i media con un pacchetto di misure. Questo include aiuti per un importo massimo di 151 milioni di franchi annui in più rispetto al sostegno attuale (136 milioni l’anno, finanziati dai proventi del canone radio-tv e dalle casse della Confederazione). Contro le decisioni prese a Berna è stato lanciato un referendum. Il 13 febbraio si andrà quindi a votare. «Se scompaiono più giornali, le radio vengono indebolite e se Internet non informa su quanto accade a livello locale, tutto ciò si ripercuoterà sulla popolazione che perderà i consueti canali d’informazione. Ne risentirà però anche la nostra democrazia diretta, basata sul principio che la popolazione si possa informare sempre in modo esaustivo», ha detto la «ministra» delle comunicazioni.

Al Web vanno 30 milioni

Il pacchetto prevede un aumento del sostegno indiretto alla stampa per la distribuzione regolare e mattutina dei quotidiani e settimanali in abbonamento come pure della stampa associativa e delle fondazioni con un importo complessivo di 120 milioni (70 in più rispetto agli attuali 50, finanziati dalla Confederazione). Come novità viene introdotto anche un sostegno ai media online per 30 milioni di franchi (anche questi versati dalle casse statali). È poi previsto un aumento massimo di 28 milioni (che si aggiungono agli attuali circa 80 finanziati con i proventi del canone radio-tv) del sostegno alle radio locali private e alle tv regionali. Per tutti i media è poi previsto un aumento complessivo massimo di 23 milioni (rispetto agli attuali 5, finanziati con il canone radio-tv) per la formazione delle redazioni, le agenzie di stampa, le infrastrutture digitali e l’autoregolamentazione del settore. Non è prevista nessuna nuova tassa: le fonti dei sussidi restano le finanze federali e il canone radio-tv.

«Per più online a pagamento»

Per poter ottenerli bisognerà attenersi a certe regole: i contributi versati ai media online non dovranno superare il 60% del fatturato dell’azienda. Saranno sostenuti i media online che possono contare su ricavi provenienti dai lettori (abbonamenti online, contenuti su richiesta e contributi volontari da parte dei lettori). «Gli editori avranno così un incentivo in più a sviluppare offerte digitali per un pubblico propenso a pagare», ha detto Sommaruga. Come per la promozione indiretta della stampa, il sostegno è vincolato a condizioni formali, quali per esempio una chiara separazione tra contenuti redazionali e pubblicitari o l'orientamento a un vasto pubblico. Alle offerte mediatiche aventi un orientamento regionale sarà dato un maggiore aiuto. Il progetto contiene anche una clausola detta «holding», volta a garantire un equilibrio tra i grandi editori e le aziende mediatiche più piccole, al fine di evitare una maggiore concentrazione nel settore.

Diversamente da quanto temuto dai contrari alla legge, ha affermato Sommaruga, non saranno quindi soprattutto i grandi gruppi editoriali a guadagnarci. Secondo le cifre del 2020, «quasi l’80% del sostegno indiretto ai media è andato a beneficio di giornali di piccole e medie dimensioni». «Il volere politico è chiaro», ha continuato: «Si tratta di aiutare il giornalismo locale» per informare la popolazione in ogni angolo del Paese su quanto accade nella loro regione, ha sottolineato la consigliera federale.

«L’indipendenza è garantita»

Per Sommaruga l’indipendenza dei media è garantita: «La sovvenzione del trasporto dei giornali è in vigore dal 1849» e «i soldi a sostegno della distribuzione non vanno agli editori, bensì alla Posta». Inoltre, le radio locali e le tv regionali sono già oggi sostenute tramite le entrate del canone. Se queste tre categorie mediatiche sono state indipendenti fino ad ora lo resteranno anche dopo un sì alla legge in votazione, ha affermato la «ministra». Inoltre, le misure a favore della stampa e dei media online dovrebbero rimanere in vigore solo per sette anni; e dopo quattro anni si procederà con una valutazione dei sostegni.

Ci sono alternative?

Il Consiglio federale dovrà presto occuparsi di diritti connessi ai diritti d’autore. Sempre più entrate pubblicitarie dai media svizzeri fluiscono a Google, Facebook e compagnia bella, che guadagnano pubblicando frammenti dei testi creati dalle redazioni. Per Simonetta Sommaruga, parte di questi introiti dovrebbe tornare in tasca ai media elvetici. «Il Consiglio federale prenderà presto una decisione in merito». Il Parlamento ha infatti approvato un postulato in merito. Sommaruga ha però chiarito: «Non si tratta di un’alternativa al pacchetto in votazione». Ci vorrebbero anni perché abbia effetto. E a beneficiarne saranno in primis i grandi gruppi mediatici.

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