Dick Marty: «Un grave scandalo e un danno per la Svizzera»

Caso Crypto

L’ex procuratore pubblico commenta il caso dell’azienda di Zugo Crypto, utilizzata dalla CIA e i servizi segreti tedeschi per spiare oltre 100 Stati

 Dick Marty: «Un grave scandalo e un danno per la Svizzera»
©Archivio CdT

Dick Marty: «Un grave scandalo e un danno per la Svizzera»

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Un grave scandalo e un importante danno alla reputazione della Svizzera: è questo il giudizio di Dick Marty sul caso di spionaggio Crypto, l’azienda elvetica che sarebbe stata usata per decenni dai servizi segreti americani - e prima ancora anche tedeschi - per spiare oltre 100 Stati. È necessaria una commissione d’inchiesta parlamentare, afferma l’ex politico e magistrato.

In un’intervista pubblicata oggi da Le Temps, Marty - che è stato procuratore pubblico, consigliere di Stato, consigliere agli Stati e inquirente per il Consiglio d’Europa sulle prigioni segrete della CIA - dice di non essere sorpreso della vicenda. «Vi sono due ipotesi, entrambe ugualmente preoccupanti. Secondo la prima, la Svizzera non sapeva nulla. Secondo la seconda, era al corrente, il che mi sembra molto più probabile. In ogni caso, questo è un grave scandalo».

«Che i nostri servizi segreti abbiano avuto contatti con i colleghi tedeschi e americani è un fatto comune. Non dobbiamo essere ingenui, fa parte delle regole del gioco. Ma sapendo cosa stava facendo Crypto, avrebbero dovuto porsi delle domande e chiedersi se queste attività non mettessero in pericolo il ruolo della Svizzera sul piano internazionale», argomenta il 75enne ticinese.

L’impatto, per Marty, potrebbe essere pesante. «Si tratta di un grave danno alla credibilità e all’affidabilità della Svizzera. Crediamo volentieri di essere migliori degli altri. Vogliamo essere paladini della neutralità e dei buoni uffici, ma in realtà pratichiamo il doppio gioco. La neutralità è una sorta di narrativa nazionale di cui ci vantiamo, ma che non corrisponde alla realtà».

Cosa sapeva il Consiglio federale? «Onestamente, non lo so», risponde il politico PLR. «È possibile che uno dei suoi membri fosse a conoscenza del caso, ma potrebbe non averne parlato ai suoi colleghi a causa del carattere sensibile della vicenda. La CIA insiste sempre sul fatto che solo coloro che sono strettamente necessari per un’operazione devono esserne a conoscenza. In linea di principio, il governo avrebbe dovuto allarmarsi al più tardi dopo l’arresto da parte degli iraniani nel 1992 del dipendente della Crypto Hans Bühler, sospettato di spionaggio».

«Crypto ha superato la linea rossa in modo spettacolare», osserva Marty. «Fortunatamente, i media hanno svolto il loro ruolo di cani da guardia. Gli informatori svolgono un ruolo fondamentale in una democrazia ed è deplorevole che non siano protetti meglio, in Svizzera come altrove», conclude l’ex consigliere agli Stati.

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