«Discutere le misure nazionali in anticipo»

la proposta

La Conferenza dei direttori cantonali della sanità dubita che sia sufficiente il lavoro svolto dai Cantoni nella lotta alla COVID-19 e chiede di esaminare subito eventuali restrizioni in caso di peggioramento della situazione

«Discutere le misure nazionali in anticipo»
© AP/Markus Schreiber

«Discutere le misure nazionali in anticipo»

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I cantoni stanno facendo quello che possono nella lotta contro la pandemia di Covid-19, ma la Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS) dubita che questo sia sufficiente. Vista la scarsa accettazione di un «patchwork cantonale», chiedono una discussione sin d’ora su eventuali misure nazionali. Il PLR invece vuole accelerare sulla terza dose di vaccino.

La CDS ha dichiarato oggi che ci sono differenze cantonali e regionali nell’incidenza del virus, ma - ha aggiunto - lo sviluppo è sfavorevole in tutto il paese. L’esperienza delle precedenti ondate dimostra che diverse misure cantonali riscontrano poco consenso. I cantoni stanno aumentando i dispositivi di protezione nei loro settori di competenza, come ad esempio l’uso obbligatorio della maschera e i test obbligatori per il personale sanitario e infermieristico, ma dubitano che questo sia sufficiente.

Secondo la CDS, il governo federale e i cantoni devono discutere in anticipo ulteriori misure nazionali, che potrebbero essere adottate in caso di deterioramento della situazione.

I cantoni aumenteranno le capacità delle unità di terapia intensiva per il trattamento della «maggioranza dei pazienti non vaccinati di Covid» per quanto possibile. Deve essere chiaro, tuttavia, che ulteriori operazioni dovranno essere rimandate e la qualità delle cure diminuirà. Il numero di letti di terapia intensiva non può essere aumentato a piacimento. Un’espansione notevole e a breve termine come nella primavera 2020 non è più possibile a causa della situazione del personale, aggiungono.

PLR: inserire il turbo con il Booster

Vista l’impennata di nuove infezioni, «la Confederazione e i Cantoni, così come Swissmedic, hanno ora il dovere di permettere a coloro che vogliono essere vaccinati con la terza dose di accedervi il più rapidamente possibile», scrive il PLR in un comunicato. Il partito è invece contrario ad introdurre la regola delle 2G, che prevede il rilascio del Certificato Covid solo ai vaccinati e ai guariti, e all’estensione dell’obbligo di vaccinazione a livello federale per determinati gruppi professionali.

Per il PLR, rimane chiaro che solo un alto livello di immunizzazioni ci permetterà di uscire dalla crisi, aggiunge la nota.

UDC contraria a nuove misure

L’UDC sospetta che il Consiglio federale deciderà di inasprire le misure solo dopo il voto sulla legge Covid il 28 novembre, e assicura che si batterà contro ogni inasprimento delle norme. Il partito si oppone alla regola delle 2G, alla vaccinazione obbligatoria e a quella dei minori. Poiché l’efficacia delle vaccinazioni «diminuisce massicciamente» dopo pochi mesi, l’unica cosa che ha senso secondo l’UDC è effettuare più test, che dovrebbero tornare ad essere gratuiti. Il partito ritiene che, soprattutto per le persone oltre i 65 anni, la protezione attraverso i test sia più sicura rispetto al certificato.

Il presidente dei Verdi, Balthasar Glättli, su Twitter ha sottolineato che il Consiglio federale sta trasferendo la responsabilità ai cantoni. I cantoni avevano chiesto a gran voce il federalismo per migliorare la situazione, ora dovrebbero dimostrare che questo federalismo è adatto anche per affrontare una crisi. Finora si direbbe il contrario, ha aggiunto.

Per l’Alleanza del Centro, le chiusure o i lockdown dovrebbero essere evitati e sono necessari un ulteriore sforzo di vaccinazione e la terza dose. L’obbligo vaccinale è da escludere. Come l’UDC, il partito chiede test gratuiti. I cantoni dovrebbero adottare misure rapide nei settori di loro competenza, come l’istruzione o la sanità, conclude la formazione politica in una nota.

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