«Dobbiamo proteggere le persone sfruttate per lavoro»

Criminalità

Nella Giornata europea contro la tratta di esseri umani, la piattaforma svizzera ha chiesto una migliore protezione delle vittime

«Dobbiamo proteggere le persone sfruttate per lavoro»
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In occasione dell’odierna Giornata europea contro la tratta di esseri umani, la piattaforma svizzera dedicata al tema ha chiesto una migliore protezione delle vittime di questo traffico sfruttate a scopi lavorativi. Tale crimine viene spesso associato principalmente alla prostituzione, ma in realtà riguarda anche altri ambiti, si legge in un comunicato.

Si tratta per esempio di persone sfruttate sui cantieri, nei saloni di bellezza e nella ristorazione, scrive la piattaforma. Questa forma di traffico di esseri umani è vietata in Svizzera dal 2006, viene ricordato. Nel 2018, ci sono state dieci sentenze relative a questo reato.

Tuttavia, l’anno scorso i quattro centri di consulenza specializzati della piattaforma hanno identificato una cinquantina di persone sfruttate a fini lavorativi. Malgrado ciò, nella Confederazione si sa ancora poco di questo tipo di traffico di esseri umani e di conseguenza gli interessati non vengono nemmeno registrati come vittime dalle autorità, continua la nota odierna.

La piattaforma, un’iniziativa di quattro organizzazioni non governative fra cui la ticinese Antenna MayDay, vuole quindi che le associazioni specializzate nella protezione delle vittime della tratta siano ufficialmente riconosciute e adeguatamente finanziate. Le vittime devono avere accesso a una consulenza e a un alloggio sicuro in tutti i Cantoni, ha dichiarato, citata nel comunicato, Angela Oriti del centro vodese Astrée.

Per illustrare il problema, la piattaforma porta a galla l’esempio di una donna del sud-est europeo sfruttata come collaboratrice domestica da una famiglia nel canton Zurigo. Essendosi separata dal marito dopo aver subito violenze, era dipendente da un lavoro. «Maria», così viene chiamata, «doveva pulire, lavare, cucinare e prendersi cura dei bambini fino a 17 ore al giorno».

Inoltre, la donna non ha mai avuto un giorno libero, è stata insultata, umiliata, picchiata, minacciata e perfino costretta ad atti sessuali, viene denunciato nella nota. Il tutto per una paga molto bassa. Maria è infine fuggita dopo alcuni mesi, cercando aiuto e contribuendo a far condannare per traffico di esseri umani le persone colpevoli di averla sfruttata.

Un altro esempio fornito dalla piattaforma è quello di un giovane africano («Josh»), a sua volta vittima dei trafficanti. Attirato da un conoscente nel canton Vaud per lavorare in una fabbrica, non è stato pagato, bensì insultato, picchiato e minacciato di morte. Il ragazzo, peraltro malnutrito, ha dovuto dormire sul pavimento nello scantinato della fabbrica per alcuni mesi, prima che i vicini sentissero le urla e informassero la polizia.

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