Donazione di organi: non senza un consenso esplicito

Diritti

Un comitato apartitico ha lanciato il referendum contro la recente decisione del Parlamento: «Non è realistico che tutte le persone siano in grado di dare il loro consenso in piena cognizione di causa»

 Donazione di organi: non senza un consenso esplicito
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Donazione di organi: non senza un consenso esplicito

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La donazione di organi non deve avvenire senza un consenso esplicito. Ne è convinto un comitato che ha lanciato oggi il referendum contro la recente decisione del Parlamento, secondo la quale chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita. In assenza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia. Gli oppositori hanno ora tempo fino al 20 gennaio 2022 per raccogliere le 50 mila firme necessarie.

Il comitato referendario, indipendente e apartitico, si è formato per assicurarsi che un cambiamento di «paradigma così fondamentale» non avvenga senza una consultazione popolare, si legge in una nota odierna. Con il ritiro dell’iniziativa «Favorire la donazione di organi e salvare vite umane», il controprogetto del Consiglio federale, approvato dalle Camere il primo ottobre scorso, entrerebbe automaticamente in vigore dopo la scadenza dei termini referendari, mettono in guardia gli oppositori.

In virtù del principio del consenso presunto - ovvero ogni persona che non si oppone attivamente diventa un potenziale donatore - tutte le persone in Svizzera dovrebbero essere adeguatamente informate circa le modalità del prelievo di organi, precisa la nota. Se non sono d’accordo, devono iscrivere il loro nome in un registro o mettere per iscritto la loro opposizione in un testamento.

Secondo il comitato referendario, non è realistico che tutte le persone siano in grado di dare il loro consenso in piena cognizione di causa, così come viene richiesto in medicina. Gli oppositori temono cioè che le persone più vulnerabili siano particolarmente svantaggiate da questa soluzione.

Finora, in caso di dubbio, il paziente non era considerato un donatore di organi. Con il nuovo paradigma, gli stretti congiunti hanno la facoltà di prendere una decisione. Tale diritto mette indirettamente ancor più pressione sui famigliari.

Anche il Comitato nazionale di etica respinge il principio del consenso presunto, affermano gli oppositori. Con la nuova soluzione si preleverebbero inevitabilmente organi su persone che non sanno se avrebbero detto sì o no alla donazione, deplora ancora il comitato referendario.

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