Donne in pensione a 65 anni

Svizzera

Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha approvato (124 voti contro 69) l’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla cosiddetta riforma AVS 21

Donne in pensione a 65 anni
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L’età pensionabile per le donne va aumentata a 65 anni. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Nazionale ha approvato, con 124 voti contro 69, tale innalzamento previsto dalla cosiddetta riforma AVS 21. I dibattiti sono ancora in corso.

Aumentare a 65 anni l’età pensionabile per le donne permetterà di sgravare l’AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030, ha sostenuto Thomas de Courten (UDC/BL) a nome della commissione. Nei primi anni di applicazione delle nuove disposizioni, le donne che andranno in pensione riceveranno una compensazione, ha aggiunto il basilese.

Ruth Humbel (Centro/AG) ha sottolineato che oggi già esiste una solidarietà tra uomini e donne in seno all’AVS: «gli uomini versano di più e le donne ricevono di più». Differenze esistono a livello di categorie professionali ed è per questo che occorrono miglioramenti significativi per i settori a basso reddito in seno al Secondo pilastro, ha affermato l’argoviese.

Anche con un’età pensionabile di riferimento a 65 anni, le donne, per via della loro speranza di vita più elevata, riceveranno una rendita due anni più a lungo degli uomini, ha aggiunto Isabelle Moret (PLR/VD), che ha però condizionato il suo sì a misure compensatorie sufficienti.

Per l’UDC il progetto non corrisponde né a un risparmio sui costi né uno smantellamento. «Si tratta di salvare e risanare l’AVS», ha sottolineato Albert Rösti (UDC/BE). Anche le generazioni future devono potere beneficiare di questa assicurazione sociale, ha precisato.

«Alla luce delle disparità salariali ancora esistenti, è incomprensibile far lavorare fino a 65 anni le donne», ha replicato Yvonne Feri (PS/AG). Se per ottenere l’AVS le lavoratrici devono sgobbare un anno in più, ciò equivale a una diminuzione delle rendite, ha aggiunto l’argoviese.

Le rendite delle lavoratrici sono inferiori del 40% a quelle degli uomini se si tiene conto del Primo e del Secondo pilatro. «Perché allora avviare una riforma che punisce ancora di più le donne, già oggi penalizzate?», si è chiesto Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Nel decidere l’aumento dell’età pensionabile non si è tenuto conto di alcuni elementi, come l’impatto sulla disoccupazione e il lavoro di babysitting effettuato dalle nonne 64enni, che causerebbe spese supplementari per 800 milioni di franchi per le famiglie, ha aggiunto il vodese.

L’aumento dell’età di pensionamento avverrà in quattro tappe. Tuttavia, rispetto al Consiglio federale e al Consiglio degli Stati che considerano le prime nove classi d’età, il Nazionale ha previsto misure di compensazione più generose solo per le prime sei classi di età delle donne interessate dall’aumento dell’età di pensionamento.

Secondo il modello adottato, nella maggior parte dei casi le donne che desiderano anticipare la pensione fino a tre anni vengono penalizzate in maniera minore rispetto a quanto proposto dal Consiglio federale. Le donne che invece lavorano fino all’età di riferimento legale dovrebbero ricevere un supplemento alla pensione: 150 franchi al mese fino a un reddito medio determinante di 57’360 franchi, 100 franchi per un reddito di 71’700 franchi e 50 franchi per un reddito più alto, ha spiegato il relatore commissionale Philippe Nantermod (PLR/VS).

Secondo la maggioranza tale modello è più generoso, più equo e, al contempo, più mirato per i bassi redditi. Il suo modello corrisponde a un volume di compensazione del 40%, mentre quello del Consiglio federale raggiunge il 33% e quello del Consiglio degli Stati il 22%.

I dibattiti, sospesi alle 13.00 per la pausa pranzo, riprenderanno alle 15.00. Restano da discutere in particolare le disposizioni concernenti la flessibilizzazione delle rendite e il finanziamento della riforma (aumento dell’IVA e eventuale contributo della BNS).

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