Donne in pensione a 65 anni, ecco le principali decisioni

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ll progetto AVS 21, che mira a stabilizzare il primo pilastro fino al 2030, è passato con alcuni cambiamenti anche al Nazionale - In settembre tornerà agli Stati per eliminare le divergenze

Donne in pensione a 65 anni, ecco le principali decisioni
© CdT/Gabriele Putzu

Donne in pensione a 65 anni, ecco le principali decisioni

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Anche le donne andranno in pensione a 65 anni. Perché e come?
Per andare in pensione con la rendita massima le donne dovranno lavorare un anno in più. L’età di pensionamento passerà da 64 anni (tetto introdotto nel 1997, prima era di 62) a 65 anni. Il cambiamento avverrà un anno dopo l’approvazione definitiva della riforma. L’età di riferimento verrà aumentata di tre mesi all’anno per quattro anni. Se per ipotesi si inizia nel 2022, le donne nate nel 1959 andranno in pensione (nel 2023) a 64 anni e 3 mesi. Nel 2024 quelle del 1960 a 64 anni e 6 semi e così via. Le prime ad andare in pensione a 65 anni saranno le donne nate nel 1962.

La misura, approvata con 124 voti (UDC, PLR, Centro e Verdi liberali) contro 69 (PS e Verdi) serve a contrastare il deterioramento finanziario dell’AVS, che da diversi anni a questa parte chiude con un saldo negativo il rapporto fra contributi versati e rendite erogate. Con un anno di lavoro in più, le uscite diminuiscono e le entrate aumentano. È previsto un risparmio totale annuo, a regime, di 1,4 miliardi di franchi.

Quali gli argomenti dei favorevoli e dei contrari?
Secondo la maggioranza bisogna trovare senza indugi una soluzione per risanare l’AVS, che subisce le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione. Altrimenti il conto lo pagheranno le prossime generazioni. Per Ruth Humbel (Centro/TG) già oggi esiste una solidarietà tra i sessi nell’AVS: «Gli uomini versano di più e le donne ricevono di più». Miglioramenti sono necessari piuttosto nel secondo pilastro.

«Non c’è più motivo per distinguere l’età pensionabile di uomini e donne, soprattutto in un momento in cui l’AVS ha bisogno di riforme strutturali per continuare a esistere e per fornire le prestazioni che conosciamo», ha sostenuto Philippe Nantermod (PLR/VS).

Decisamente contraria la sinistra. «Alla luce delle disparità salariali , è incomprensibile far lavorare le donne fino a 65 anni», ha detto Yvonne Feri (PS/AG). Lavorare un anno in più equivale a una diminuzione delle rendite. «Se i salari delle donne e degli uomini fossero uguali, l’AVS riceverebbe 825 milioni di franchi in più ogni anno e l’aumento dell’età di pensionamento delle donne, compresa la compensazione, non sarebbe necessaria», ha ribattuto Barbara Gysi (PS/SG). Le rendite delle lavoratrici sono inferiori del 40% a quelle degli uomini se si tiene conto di entrambi i pilastri.

Sono previste compensazioni. Come avveranno?
Tutti sono d’accordo di applicarle, la divergenza riguarda il «quanto». Le compensazioni prevedono sia aliquote di riduzione più favorevoli in caso di anticipazione della rendita per la generazione transitoria, sia una formula delle rendite più favorevole per le donne che andranno in pensione a 65 anni (le sei classi d’età 1959-1964). Per coloro che sceglieranno la pensione anticipata – così ha deciso il Nazionale – la riduzione della rendita sarà inferiore rispetto a quanto proposto dal Consiglio federale. Per quanto riguarda le altre riceveranno un supplemento a vita in base al reddito: 150 franchi in più al mese fino a un reddito di 57.360 franchi; 100 franchi in più fino a un reddito di 71.700 franchi; 50 franchi in più per un reddito più alto.

L’importo totale previsto per queste compensazioni (fino a un massimo di 670 milioni) è pari al 40% delle economie realizzate in dieci anni aumentando l’età di pensionamento. Gli Stati avevano proposto una formula diversa, con nove annualità (1959-1967), ma che destinava alle compensazioni solo il 22% dei risparmi.

Che cosa è previsto per la flessibilizzazione della riscossione delle rendite?
Oggi è possibile anticipare di uno o due anni la riscossione della rendita, con conseguente riduzione dell’importo percepito. Il Nazionale ha deciso che la riscossione potrà avvenire per tutti (visto che l’età di riferimento è stata uniformata a 65 anni) a partire dai 63 anni. In pratica, rispetto ad oggi, le donne non potrebbero più ricevere l’AVS a 62 anni. Anche gli Stati avevano approvato il limite di 63 anni per tutti, mentre il Consiglio federale aveva proposto un abbassamento a 62 anni.

Per finanziare la riforma verranno chiamati alla cassa anche i consumatori?
Il Consiglio federale aveva proposto un aumento di 0,7 punti, portando l’aliquota dal 7,7% all’ 8,4%. Questa misura avrebbe permesso di aumentare le entrate annue dell’AVS di 2,4 miliardi. Per il Parlamento però l’aggravio è eccessivo. Gli Stati, in marzo, avevano proposto di limitarlo a 0,3 punti (che equivale a 1 miliardo di franchi in più a carico dei consumatori), mentre il Nazionale ha deciso un aumento di 0,4 punti (1,4 miliardi). L’introito verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS, affinché possa raggiungere un grado di copertura sufficiente.

Chi ha proposto la partecipazione della BNS e a quanto ammonterà il contributo?
Un’alleanza fra UDC e sinistra, con 108 voti contro 80, ha deciso di versare al primo pilastro tutti i proventi dei tassi di interesse negativi dei conti giro della BNS, pari a circa 1,5-2 miliardi all’anno. La misura sarebbe retroattiva al 2015. Nelle casse dell’AVS potrebbero così affluire altri 12 miliardi.

Reinvestire i proventi dei tassi negativi a favore della popolazione non ha niente di scioccante, ha sostenuto Alfred Heer (UDC/ZH). «Il fatto che gli utili della BNS vengano distribuiti non è di certo un problema: lo fa già con i Cantoni e la Confederazione», gli ha fatto eco Pierre-Yves Maillard (PS/VD).

Christian Lohr (Centro/TG), ha invece parlato di «fumo negli occhi». Bisogna proporre riforme strutturali, non scegliere la soluzione più facile. La missione della Banca nazionale, gli ha fatto eco Regine Sauter (PLR/ZH) è garantire stabilità dei prezzi e del franco, non finanziare le assicurazioni sociali. L’indipendenza della BNS non sarebbe più garantita.

Il nuovo finanziamento però rischia di non trovare una maggioranza agli Stati, dove ieri è caduta una proposta analoga (del 2019) dello stesso Heer (27 voti contro 18).

Quali sono i tempi di approvazione? Si andrà a votare?
Il progetto tornerà agli Stati per dirimere le divergenze sulle compensazioni e sulla questione del finanziamento. In teoria, il Parlamento potrebbe concludere l’esame entro fine anno. La chiamata alle urne nl 2022 è certa, perché l’aumento dell’IVA deve essere sottoposto alla doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni. Ma ci sarà sicuramente anche un referendum della sinistra. «Quanto deciso dal Nazionale è meno di quello che sarebbe accettabile e non vedo come appianando le divergenze si possa cambiare la situazione. Quindi il popolo voterà», ha detto Maillard al CdT. Neanche il fatto che ora parte delle risorse necessarie a stabilizzare le casse dell’AVS verrebbe attinta dalla Banca nazionale basta per accontentare il presidente dell’Unione sindacale: «Questo mostra che ci sono soluzioni per stabilizzare l’AVS e non bisogna andare ad abbassare le prestazioni. Ci sono problemi anche nel secondo pilastro. Con lo stesso capitale, chi andrà in pensione nel 2025 avrà una rendita del 20% più bassa rispetto a chi ha smesso di lavorare nel 2010. In questo contesto non si possono abbassare le prestazioni dell’AVS per le donne».

Cosa bolle in pentola accanto ad AVS 21?
L’USS ha appena presentato un’iniziativa per l’introduzione della 13. AVS. Dal canto loro i Giovani liberali stanno raccogliendo le firme per un’iniziativa che chiede di innalzare l’età di pensionamento a tappe di due mesi all’anno fino ad arrivare ai 66 anni nel 2032, per poi seguire l’evoluzione della speranza di vita.

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