Doppio sì alle urne in vista del 29 novembre

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L’iniziativa popolare «Per imprese responsabili - a tutela dell’essere umano e dell’ambiente» incassa il 63% dei consensi - L’iniziativa «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» raccoglie il 54% dei favori

Doppio sì alle urne in vista del 29 novembre
©CdT/Gabriele Putzu

Doppio sì alle urne in vista del 29 novembre

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(Aggiornato alle 7.59) Se si fosse votato a metà ottobre, i cittadini elvetici avrebbero accettato entrambe le iniziative al voto il prossimo 29 novembre. È quanto indica il primo sondaggio SSR pubblicato oggi.

Raccolgono i favori della maggioranza sia l’iniziativa popolare «per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico», sia quella «per imprese responsabili - a tutela dell’essere umano e dell’ambiente».

Quest’ultima verrebbe accolta dal 63% degli intervistati, che si sono detti «molto a favore» o «piuttosto a favore». Dal sondaggio SSR, condotto dall’istituto gfs.bern, emerge che il 33% avrebbe votato «contro» o «piuttosto contro». Il 68% ha già preso una decisione definitiva e non cambierà opinione.

Il testo crea una forte polarizzazione tra i campi politici: i sostenitori dell’UDC e del PLR sono contrari (rispettivamente con una quota del 58% e del 66%), mentre quelli di tutti gli altri partiti sostengono l’iniziativa. Più combattuta tra i simpatizzanti PPD (verrebbe approvata con il 56%), l’iniziativa trova maggiori consensi tra i Verdi Liberali (78%) e in particolare tra PS (93%) e Verdi (95%).

A livello regionale, la Svizzera italiana (67%) è orientata in larga misura verso il «sì», così come la Romandia (70%). Meno convinti, ma comunque favorevoli, gli svizzero-tedeschi (61%). Le donne (72%) sono molto più a favore degli uomini (55%), così come le persone con un reddito basso, rileva gfs.bern.

Bisogno di fair-play

L’argomento che porta più consensi all’iniziativa è la necessità di un maggiore «fair play» nel mondo degli affari, che si oppone all’ottenimento di vantaggi competitivi a seguito di comportamenti aziendali irresponsabili. Secondo la maggioranza (70%), le misure volontarie non sono sufficienti e le multinazionali devono assumersi la responsabilità delle conseguenze delle loro azioni irresponsabili.

Tra gli oppositori, invece, emergono due argomenti principali: il 59% teme che non solo le multinazionali, ma anche le PMI svizzere sarebbero colpite dal testo e che per applicarlo dovrebbero essere introdotti intensi controlli. La maggioranza (56%) teme anche un danno alla piazza economica elvetica.

Più combattuto il commercio bellico

Appare invece più combattuta l’iniziativa popolare «per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico», che raccoglie il 54% dei consensi. Il 41% degli intervistati si è detto «contrario» o «piuttosto contrario». Tuttavia, avvisa l’istituto gsf.bern, se il testo segue l’evoluzione normale della formazione dell’opinione sulle iniziative, finirà per essere bocciato.

Anche in questo caso c’è una chiara polarizzazione destra-sinistra: il sostegno maggiore proviene dai simpatizzanti di Verdi (91%), PS (87%) e contrariamente alle indicazioni del partito il «sì» dilaga anche tra i Verdi Liberali (65%). I sostenitori del PPD, dal canto loro, respingerebbero il testo nella misura del 56%. Tra PLR e UDC, solo il 20% e il 29%, rispettivamente, tendono a sostenere l’iniziativa.

Nella Svizzera italiana i favorevoli al testo raggiungono il 58%, mentre tra gli intervistati romandi e svizzero-tedeschi l’approvazione è attorno al 53%. Tuttavia, nota gsf.bern, le differenze sono piuttosto a livello regionale: più grande è l’agglomerato urbano, maggiore è la propensione al «sì». Anche le donne (63%) sono decisamente più orientate verso l’approvazione del testo, rispetto agli uomini (44% di «sì»).

Se non siamo noi, saranno gli altri

Tra i favorevoli (nella misura del 71%) spicca l’argomentazione secondo cui il denaro dei fondi pensione non dovrebbe essere utilizzato per la produzione di materiale bellico.

Nel campo del «no», l’argomento che il denaro sarà investito comunque in prodotti materiali bellici e che «se non lo facciamo noi, altri finiranno per fare soldi con questo commercio» ottiene la maggioranza (65%).

La prima inchiesta della SSR è stata realizzata tra il 5 e il 19 ottobre 2020 interrogando 15’267 persone. Il margine di errore statistico è di +/- 2,9%.

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