È braccio di ferro sulle nuove ciclopiste ginevrine

Mobilità e virus

L’attuale emergenza sanitaria ha ribaltato gli schemi a favore della bicicletta ma gli automobilisti e alcune imprese non ci stanno

È braccio di ferro sulle nuove ciclopiste ginevrine
© Keystone

È braccio di ferro sulle nuove ciclopiste ginevrine

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Può da una crisi sanitaria nascere il futuro della mobilità sostenibile? La vigilanza anti-COVID sta ridisegnando le città svizzere. A Ginevra, dove le regole di distanziamento sociale svuotano i trasporti pubblici e riversano nelle strade migliaia di utenti, l’obbligo della mascherina in bus e treni accrescerà con ogni probabilità il ripiego sui trasporti individuali. Quale modello di mobilità per evitare che la città soffochi, e che la curva dei contagi torni a impennarsi? Per le autorità cantonali, la risposta è evidente: spingere la popolazione all’uso della bicicletta.

Sette chilometri
Nel torpore di fine confinamento il Governo ginevrino ha così allestito sette chilometri di nuove piste ciclabili. In alcuni viali ad elevata intensità di traffico le ciclopiste sono state pure abbondantemente allargate, sottraendo spazio alle vetture e creando incolonnamenti e ritardi. È subito scattata la protesta di PLR e UDC, che si sono scagliati contro «una decisione presa senza concertazione». Il bersaglio è il titolare del Dipartimento delle infrastrutture, il consigliere di Stato Serge Dal Busco (PPD). Aprendo nuove piste ciclabili e rendendone altre più fruibili, il direttore punta ad evitare un’espansione del traffico motorizzato.

Un vero e proprio boom
A Ginevra, secondo i calcoli del dipartimento di Dal Busco, la «petite reine», affettuoso appellativo per bicicletta, si è negli ultimi anni ritagliata una fetta del 6% della mobilità generale, superando addirittura i veicoli a due ruote motorizzati, fermi al 4%. I trasporti pubblici salgono al 17%, le vetture al 35%, mentre il 38% dei ginevrini preferisce spostarsi a piedi. Durante il lockdown parziale, il numero di ciclisti è però cresciuto in media del 15%. A giugno è balzato di un ulteriore 20%. «Merito delle nuove ciclopiste», commenta Serge Dal Busco. «Un aumento significativo che arriva in un momento in cui gli studenti, i maggiori utilizzatori di biciclette, non sono ancora tornati sui banchi di scuola o all’università».

Le proteste degli automobilisti
Con gli automobilisti protestano anche le imprese. Il GTE (Groupement transports et économie) chiede che le piste ciclabili spariscano dalle principali arterie urbane e vengano invece tracciate nelle strade adiacenti. Presidente del GTE, il PLR Hugues Hiltpold denuncia un freno alla ripresa economica: «I veicoli aziendali e i furgoni per le consegne non possono permettersi di rimanere troppo a lungo bloccati nel traffico». Serge Dal Busco dichiara di aver «personalmente osservato la circolazione nelle arterie principali della città». Per il consigliere di Stato: «Il problema del traffico a Ginevra sono le migliaia di veicoli privati con un solo conducente a bordo». Cinquecento automobilisti e motociclisti hanno bloccato per un’ora venerdì scorso il centro città in segno di protesta.

Convivenza possibile?
Il braccio di ferro, che vede schierata con PLR e UDC anche la sezione locale del TCS, è in atto da diversi giorni. La polemica infuria sui social, rimbalzando sui media ginevrini. Ad amplificarne i contenuti sono scesi in campo i parlamentari ginevrini eletti a Berna, dal liberale-radicale Christian Lüscher all’ambientalista Lisa Mazzone. Quest’ultima rammenta che «già nel 2011 i ginevrini avevano accettato un’iniziativa cantonale per la mobilità dolce, e che, nel 2018, il decreto federale sulle piste ciclabili era stato votato da tre quarti della popolazione». Insomma a Ginevra la svolta a favore della bicicletta è in corso da quasi un decennio ormai, l’emergenza sanitaria ha soltanto accelerato l’atteso ribaltamento degli schemi. Direttore del TCS Ginevra, Yves Gerber ricorda che «nei prossimi vent’anni, la Confederazione prevede un aumento del 18% dell’utilizzo dell’automobile, vuol dire che le vetture rimangono imprescindibili nell’equazione della mobilità futura». Secondo lui è venuto il momento di far sedere i protagonisti attorno ad un tavolo comune: la «guerra» delle piste ciclabili è sterile, occorre trovare un modello di convivenza intelligente, in cui automobilisti e ciclisti dispongano di spazi adeguati, assicurando la fluidità di tutti gli utenti. Senza porre gli uni contro gli altri.

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