Ecco cosa si vota nei cantoni il 7 marzo

votazioni

In occasione della prossima chiamata alle urne i cittadini di sei Cantoni sono chiamati ad esprimersi su oggetti a carattere locale - Ecco i temi principali a Zurigo, Berna, Basilea Campagna, Zugo e Ginevra

Ecco cosa si vota nei cantoni il 7 marzo
©CdT/Archivio

Ecco cosa si vota nei cantoni il 7 marzo

©CdT/Archivio

Il 7 marzo si vota in sei cantoni su oggetti a carattere locale. Di seguito i temi principali su cui sono chiamati a decidere i votanti a Zurigo, Berna e Basilea Campagna.

Nel canton ZURIGO si vota su due argomenti cari all’UDC: la legge cantonale che regola le indagini dei cosiddetti «detective sociali» e l’indicazione della nazionalità di presunti delinquenti nei comunicati di polizia.

Il primo tema si riferisce alla legge d’applicazione cantonale elaborata in seguito all’approvazione, nel novembre 2018, della nuova base legale che regola a livello federale la sorveglianza dei beneficiari di aiuti sociali.

In base al testo approvato di stretta misura dal Gran consiglio zurighese, per poter sorvegliare chi è sospettato di ottenere indebitamente prestazioni sarà necessaria un’autorizzazione dei prefetti distrettuali (l’autorità di vigilanza sui comuni).

Le visite ai sospetti truffatori dovranno inoltre essere annunciate. Altra particolarità: gli investigatori zurighesi, che agiscono a nome dei comuni, non potranno attaccare dei GPS all’auto di un sospetto per controllarne gli spostamenti, come invece permette la legge federale con l’autorizzazione di un giudice.

Contro queste regole, giudicate troppo limitanti, una cinquantina di comuni hanno lanciato un referendum. Della stessa idea anche l’UDC e il PLR. Contrari, ma per ragioni opposte, pure i Verdi e la sinistra alternativa, i quali ritengono che simili controlli debbano essere di competenza esclusiva della polizia.

Se la legge dovesse essere bocciata alle urne - ha avvertito il capo del Dipartimento della sicurezza Mario Fehr (PS) - una nuova versione non potrà essere elaborata prima della fine della legislatura, nel 2023. I comuni che già impiegano gli investigatori rischiano così di essere portati in tribunale. E in mancanza di una base legale, chiunque farà ricorso è praticamente sicuro di vincere.

All’origine dell’iniziativa dell’UDC che chiede di menzionare in tutti i comunicati di polizia la nazionalità dei presunti autori e delle vittime di reati, c’è una decisione del municipio rosso-verde della città di Zurigo. Da tre anni a questa parte, la polizia cittadina non nomina più la nazionalità di persone che commettono reati. Informazioni al riguardo vengono fornite ai giornalisti soltanto su richiesta.

Questo cambio di paradigma ha provocato indignazione tra gli esponenti dell’UDC. Il partito ha accusato la città di praticare una «politica della censura» ed ha lanciato l’iniziativa cantonale che ha raccolto 9500 firme sulle 6000 necessarie.

Il testo chiede non soltanto di indicare nazionalità, età e sesso dei presunti autori di reati, ma anche l’eventuale passato migratorio di persone naturalizzate.

In seguito ad un referendum della sinistra, il parlamento cantonale ha quindi elaborato un controprogetto, pure sottoposto al voto, che esclude le informazioni sul passato migratorio.

Aperture domenicali

Nel canton BERNA si decide sull’aumento delle aperture domenicali dei negozi da due a quattro, ossia il massimo autorizzato a livello federale. La proposta, volta a rafforzare il commercio al dettaglio e rivitalizzare i centri cittadini, è combattuta dei sindacati che hanno lanciato un referendum con il sostegno della sinistra, dei Verdi e dei partiti di ispirazione cristiana.

Il progetto di legge contiene anche un elemento che tocca un argomento completamente diverso: la vendita delle sigarette elettroniche sarebbe sottoposta alle stesse norme legali che si applicano ad altri prodotti a base di tabacco e sarebbe autorizzata soltanto a partire dai 18 anni d’età. Lo stesso varrebbe anche per le sigarette a base di canapa CBD e per il tabacco da fiuto.

Attraverso una cosiddetta «proposta subordinata» elaborata dal parlamento, i votanti avranno comunque la possibilità di decidere quali delle due proposte accettare o meno.

Lavoro nero

A BASILEA CAMPAGNA, i votanti si esprimono sulla revisione delle leggi che regolano la sorveglianza del mercato del lavoro e del lavoro nero. La riforma fa seguito ad anni di controversie sui controlli effettuati sui cantieri dalla ZAK (»Zentrale Arbeitsmarkt-Kontrolle»), la commissione paritetica gestita dai sindacati e della Camera di commercio.

La ZAK è stata accusata di aver ricevuto troppi soldi dal cantone e di aver effettuato controlli insufficienti. Per questo motivo, il capo del Dipartimento dell’economia e della sanità Thomas Weber (UDC) è stato rimandato a giudizio con l’accusa di infedeltà nella gestione pubblica.

La riforma dà al governo più spazio di manovra nei suoi rapporti con le organizzazioni di controllo: vengono in particolare aboliti i versamenti forfettari alle parti sociali e sostituiti con contributi per i controlli effettivamente eseguiti sui cantieri. Le imprese che impiegano lavoratori in nero saranno inoltre inserite su una lista consultabile pubblicamente e in caso di inadempienze l’esecutivo potrà ritirare un mandato a un partner sociale.

Un altro oggetto in votazione a Basilea Campagna riguarda la scuola dell’obbligo. Si tratta di un’iniziativa intitolata «ridurre l’enorme e irraggiungibile numero di 3’500 competenze nel piano di studi della scuola primaria e secondaria». I promotori dell’iniziativa considerano il piano scolastico troppo confuso e inapplicabile. Chiedono perciò di ridurre il numero di competenze ad un massimo di 1000. Governo e parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa.

Sgravi fiscali

Sgravi fiscali per sostenere la congiuntura o aiuti ai lavoratori precari rimasti senza entrate durante il lockdown: queste le proposte in relazione alla pandemia in votazione il 7 marzo nei cantoni di Zugo e Ginevra.

Nel canton ZUGO, il Gran consiglio ha approvato lo scorso agosto una riduzione del coefficiente d’imposta - o «moltiplicatore» cantonale - dall’82 al 80% per i prossimi tre anni. Uno sgravio che secondo il responsabile delle finanze cantonali Heinz Tännler (UDC), rappresenta il miglior strumento per sostenere la congiuntura in questi tempi di pandemia.

I partiti di sinistra e i sindacati hanno lanciato un referendum contro quella che considerano una misura tipica da paradiso fiscale: uno «specchietto per le allodole» che per i referendisti non aiuterà affatto i redditi più bassi e nemmeno la classe media.

Ad accendere il dibattito ha contribuito l’annuncio fatto all’inizio di febbraio dallo stesso Tännler, secondo cui il cantone, in base al pre-consuntivo, ha realizzato nel 2020 il miglio risultato di sempre, con oltre 250 milioni di franchi di maggiori entrate. Zugo - sottolineano i referendisti - è l’unico cantone della Svizzera che considera gli sgravi fiscali uno strumento adatto per combattere una crisi economica.

Altro tema sottoposto ai votanti nel piccolo cantone della Svizzera centrale è l’estensione dell’apertura dei negozi di un’ora: fino alle 20.00 in settimana e fino alle 18.00 di sabato. La proposta emana da un’iniziativa lanciata dalle sezioni giovanili dei partiti borghesi.

Indennità per i lavoratori

Nel canton GINEVRA si decide invece sulle indennità da versare ai lavoratori precari per le perdite di guadagno subite durante i due mesi di lockdown, fra metà marzo e metà maggio del 2020.

L’UDC e il Mouvement citoyens genevois (MCG) hanno lanciato un referendum contro la legge, approvata lo scorso mese di giugno dal parlamento cantonale, che prevede un indennizzo pari all’80% della perdita di guadagno, fino a un massimo di 4000 franchi al mese, per le persone che non hanno ricevuto altre compensazioni in relazione alla pandemia.

L’aiuto è destinato in particolare ai lavoratori intermittenti dello spettacolo, ai lavoratori su chiamata e al personale domestico. Costo stimato dell’operazione: 15 milioni di franchi.

A Ginevra, le lunghe code ai punti di distribuzione di cibo durante la prima ondata della pandemia hanno reso evidenti le condizioni di povertà in cui è scivolata una parte della popolazione. Il governo cantonale si è detto intenzionato a reagire prima che la gente si indebitasse o perdesse la casa.

I partiti che hanno lanciato il referendum, come pure il PLR, criticano in particolare il fatto che per poter beneficiare degli aiuti sia sufficiente una semplice autodichiarazione degli interessati, che non sono tenuti a presentare documenti ufficiali sul reddito percepito. Ciò favorirebbe a loro avviso i lavoratori illegali e il lavoro nero.

Il comitato a sostegno della legge, che riunisce partiti i di sinistra, i sindacati, ai quali si è affiancato anche il PPD (Alleanza del Centro), è invece convinto che sia necessaria un’assistenza non burocratica per i lavoratori colpiti dalla povertà. La crisi - sottolineano - non è ancora finita e sta ancora colpendo molto duramente alcuni gruppi di persone.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1