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Migrazione, un'arma a doppio taglio

Per chi è meno formato la libera circolazione si è tradotta in salario o lavoro ridotto - Lo dimostra un nuovo studio - Effetti positivi invece per chi ha qualifiche superiori

 
21
luglio
2015
05:05

BERNA - Anno dopo anno le statistiche della Confederazione mettono in evidenza come la libera circolazione delle persone non abbia effetti negativi sul mercato del lavoro elvetico: non si riscontrano effetti di sostituzione, ovvero stranieri che «rubano» il lavoro agli svizzeri, e nemmeno diminuzioni del livello salariale; l'economia elvetica progredisce in modo positivo, riuscendo addirittura a superare pressoché indenne i periodi di crisi economica.

Nel mese di giugno di quest'anno gli esperti del Segretariato di Stato per l'economia (SECO) hanno ammesso che nelle regioni di confine, e in particolare nel Canton Ticino, si registrano anche evoluzioni negative: ad esempio casi di dumping salariale, che comunque finora non avrebbero influito sui salari dei lavoratori indigeni. Al tempo stesso il SECO ha ricordato come sia difficile stabilire un nesso di causalità tra l'impiego e l'immigrazione, essendo il primo fattore influenzato anche dall'evoluzione congiunturale.

Uno studio apparso questo mese («The labor market effects of opening the border: new evidence from Switzerland»), realizzato da Andreas Beerli del KOF di Zurigo con Giovanni Peri dell'Università della California, prova a superare questo ostacolo. Lo studio sfrutta il fatto che la libera circolazione per i lavoratori frontalieri (che rappresentano all'incirca la metà dell'immigrazione UE in Svizzera) è entrata in vigore in due momenti diversi: a partire dal 2004 nelle zone di confine (quelle dove era possibile lavorare come frontaliere prima della libera circolazione; si veda la cartina) e dal 2007 nel resto della Svizzera.

Gli autori hanno così potuto analizzare, concentrandosi sugli anni tra il 2004 e il 2010, l'impatto sul mercato del lavoro dell'apertura delle frontiere – rispettivamente della non apertura – in due zone soggette agli stessi fattori congiunturali e politici.

«Abbiamo potuto appurare – racconta Beerli – che la libera circolazione ha avuto effetti opposti su diversi gruppi di popolazione». I lavoratori indigeni meglio formati, ovvero in possesso di una qualifica di tipo terziario, hanno approfittato della migrazione, accedendo a posti con maggiore responsabilità e con salari più elevati. La quota di svizzeri per questo tipo di impiego è cresciuta del 4,8% nel periodo analizzato. Diversa l'evoluzione per gli indigeni con una formazione di livello medio (ad esempio un tirocinio).

Edizione del 26 settembre 2018
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