Economiesuisse tira un sospiro di sollievo

materiale bellico

Sollevati per la bocciatura la direttrice romanda Cristina Gaggini e il comitato borghese contrario all’iniziativa - Per il segretario del Gruppo per una Svizzera senza esercito Thomas Bruchez «il risultato non è così male» - La copresidente dei Giovani verdi Julia Küng si dice «molto delusa» dell’esito

Economiesuisse tira un sospiro di sollievo
© KEYSTONE/Peter Schneider

Economiesuisse tira un sospiro di sollievo

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(Aggiornato alle 15.15) Il comitato borghese (PLR, UDC, PPD, PBD) contro l’iniziativa «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» si dice molto soddisfatto. Il testo - bocciato dalla maggior parte dei cantoni - sarebbe stato difficile da attuare.

Secondo la consigliera nazionale Maja Riniker (PLR/AG) proponeva soluzioni estreme. In questi tempi di Covid-19 «avrebbe rappresentato un onere supplementare per l’economia».

Economiesuisse tira un sospiro di sollievo

La direttrice romanda di economiesuisse Cristina Gaggini si dice molto sollevata dopo la bocciatura oggi in votazione popolare dell’iniziativa «Per imprese responsabili». A suo giudizio, il controprogetto, che ora entrerà in vigore a meno di referendum, basta e avanza per concentrarsi in maniera incisiva sui problemi prioritari.

Raggiunta da Keystone-ATS, Gaggini sottolinea come il testo fosse fonte di grande incertezza per l’insieme del tessuto economico svizzero, piccole e medie imprese comprese. Andando a punire secondo il diritto svizzero eventuali violazioni avvenute all’estero, avrebbe inoltre deteriorato le relazioni con gli altri Stati, profanandone la sovranità.

Il chiaro divario geografico - in sostanza la Svizzera tedesca si è opposta all’iniziativa mentre la Romandia e il Ticino l’hanno accolta - emerso dalle urne non sorprende Gaggini. Esso infatti si spiega con la maggior sensibilità degli svizzero francesi verso le questioni legate ai diritti dell’uomo e alla più forte presenza della sinistra in questa regione. Al contrario, i germanofoni tengono maggiormente conto delle esigenze dell’economia.

Dal canto suo, il presidente di economiesuisse Christoph Mäder si aspettava un esito sul filo del rasoio. Tuttavia, ciò non rappresenta una perdita di fiducia del popolo nei confronti degli ambienti economici, ha detto sempre a Keystone-ATS.

Il controprogetto soddisfa gli standard internazionali e affronta in modo specifico le questioni importanti, ha proseguito. Stando a Mäder, ora le aziende, specialmente chi opera in ambiti sensibili, attueranno le loro strategie con un comportamento ancora più sostenibile.

«Una parte della popolazione ci ha ascoltati»
«Il risultato non è così male al momento», dice Thomas Bruchez, segretario del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). I risultati indicano tuttavia che l’iniziativa «Per un divieto di finanziamento dei produttori di materiale bellico» è stata respinta dalla maggior parte dei cantoni e con una percentuale che attualmente è intorno al 60%. «C’è comunque un’approvazione di circa il 40%, nota Bruchez. Una parte della popolazione ci ha ascoltati». Bruchez tiene a sottolineare che il comitato d’iniziativa si è trovato di fronte a lobby economiche «estremamente potenti» e al Consiglio federale.

Rileva anche un contesto complicato legato alla pandemia di coronavirus. «È stato difficile fare una buona campagna, andare sul campo», sottolinea Bruchez. E punta il dito contro «una campagna della paura degli oppositori che hanno cercato di far credere che l’iniziativa colpisse soprattutto le PMI, il che è una menzogna», puntualizza. Bruchez cita anche l’altra iniziativa «Per imprese responsabili» che ha preso «molto spazio» nei dibattiti. «Abbiamo sofferto, c’è stato poco dibattito sulla nostra iniziativa», si rammarica Bruchez, mentre i due oggetti «vanno nella stessa direzione».

Bruchez indica che l’attuale tasso di approvazione mostra che «devono essere prese misure per il finanziamento degli armamenti da guerra». In particolare, egli menziona controlli più severi da parte della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Cita anche le azioni da intraprendere per un «divieto totale di finanziamento sia diretto che indiretto delle aziende che producono armi proibite», come le armi nucleari. A tale proposito chiede alla Svizzera di ratificare il Trattato dell’Onu sulla proibizione delle armi nucleari, che entrerà in vigore nel gennaio 2021.

Iniziativisti «molto delusi»

Il comitato di iniziativa «Per un divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» è molto deluso dalla chiara tendenza al «no», ritenendo di essere stati molto più forti dei loro avversari nei contenuti.

Il «no» alla proposta di modifica costituzionale «non ci sorprende tanto, ma è molto deludente», ha detto a Keystone-ATS Julia Küng, copresidente dei Giovani verdi.

«In realtà avevamo la sensazione di essere più forti dei sostenitori del no in termini di contenuti nella preparazione». È tanto più frustrante, per il fatto che maggioranza dell’elettorato non se ne sia accorta, ha detto.

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