Epatite D triplica il rischio di cancro al fegato

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È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Università (UNIGE) e dall’ospedale universitario di Ginevra (HUG), che raccomandano di non sottovalutare questo virus, che può infettare chi ha contratto l’epatite B

Epatite D triplica il rischio di cancro al fegato
© CdT/Archivio

Epatite D triplica il rischio di cancro al fegato

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L’epatite D triplica il rischio di sviluppare un cancro al fegato. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Università (UNIGE) e dall’ospedale universitario di Ginevra (HUG), che raccomandano di non sottovalutare questo virus, che può infettare chi ha contratto l’epatite B.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 93 studi, relativi a oltre 100’000 pazienti, si legge in una nota odierna. «Si sapeva già che la coinfezione dell’epatite B e D accelerava la progressione della cirrosi. Non si sapeva però fino a che punto aumentasse il rischio di cancro al fegato», spiega Francesco Negro, professore del Dipartimento di Patologia e Immunologia dell’UNIGE e capo dell’unità di viropatologia dell’HUG, citato nel comunicato.

Gli studi presi in considerazione non sono certamente di qualità identica, ma dall’analisi dei migliori di essi emerge che i pazienti con epatite D hanno un rischio quasi triplice di sviluppare un carcinoma epatocellulare rispetto a quelli con la sola epatite B. «È un dato enorme», sottolinea Dulce Alfaiate, primo autore della ricerca, pubblicata sul Journal of Hepatology.

Si stima che in Svizzera ci siano circa 25’000 persone affette da epatite B e 1500 da epatite D. A parte l’interferone, un antivirale e immunomodulatore poco efficace e con effetti collaterali deleteri, non esiste attualmente alcun trattamento per l’epatite D, ricordano i ricercatori, per i quali l’evoluzione della malattia verso il cancro è sottovalutata.

«Il nostro lavoro evidenzia la necessità di migliorare lo screening per l’epatite D nei pazienti con epatite B e l’urgente necessità di efficaci terapie antivirali, come quella contro l’epatite C, che dal 2011 ha salvato la vita di milioni di persone», conclude Negro.

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