Estendere la norma antirazzismo all’omofobia sarebbe censura

Svizzera

È quanto ritiene un comitato referendario contrario, che oggi a Berna ha presentato le sue argomentazioni in vista della votazione popolare del prossimo 9 febbraio

Estendere la norma antirazzismo all’omofobia sarebbe censura
© Shutterstock

Estendere la norma antirazzismo all’omofobia sarebbe censura

© Shutterstock

L’estensione della norma penale antirazzismo alle esternazioni omofobe rappresenta una restrizione sproporzionata della libertà di espressione e di coscienza. È quanto ritiene un comitato referendario contrario, che oggi a Berna ha presentato le sue argomentazioni in vista della votazione popolare del prossimo 9 febbraio.

In gran parte svizzerotedesco e composto da politici dell’Unione democratica federale (UDF, partito conservatore cristiano che basa il suo programma sulla Bibbia) e dell’UDC, il comitato ha raccolto 70.349 firme contro quella che definisce una «legge di censura».

«Un cittadino libero deve poter parlare di tutto senza temere accuse e denunce», ha affermato Marc Früh, dell’UDF, chiedendosi «come educare i bambini e i giovani senza osare argomentare sugli aspetti positivi e negativi che scaturiscono dall’orientamento sessuale». Il timore, per i membri del comitato, è anche quello di venire in futuro etichettati come omofobi se per esempio argomentano contro il matrimonio per tutti, ha da parte sua rilevato Hans Moser, presidente dell’UDF.

«In una società libera si deve poter ridere di tutto», ha aggiunto la consigliera nazionale Verena Herzog (UDC/TG), «e se si tratta di umorismo buono o cattivo deve deciderlo l’ascoltatore e non certo un giudice». Oltretutto, secondo il comitato, le attuali norme proteggono già a sufficienza dalla discriminazione e dalla violenza. Anzi, l’estensione della norma antirazzismo potrebbe addirittura avere effetti controproducenti.

Per Michael Frauchiger, esponente UDC del canton Zurigo e copresidente di un comitato LGBTI contrario, con la nuova direttiva omosessuali, bisessuali e trangender finirebbero per essere considerati dallo Stato come una «minoranza debole». «Non abbiamo bisogno di essere degradati a minoranza bisognosa di protezione, ma vogliamo essere riconosciuti come una componente normale della società», ha precisato, ricordando che anche all’interno della comunità LGBTI esistono, come ovunque, le più diverse sensibilità politiche.

Lo Stato non deve fare la differenza fra cittadini o gruppi di cittadini, ha infine rilevato Katharina Baumann, granconsigliera bernese dell’UDF. Non è giusto, ha proseguito, che persone siano tutelate a causa del loro orientamento sessuale e non avvenga lo stesso con altre caratteristiche, come un handicap, l’età oppure il sovrappeso, per esempio.

Lo scorso dicembre le Camere federali - dando seguito a un’iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Mathias Reynard (PS/VS) - avevano deciso di sanzionare penalmente anche le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, modificando l’articolo 261bis del codice penale. Questo consente attualmente di punire esclusivamente la discriminazione di una persona per la sua razza, etnia o religione, ma non per il fatto di essere vittima di esternazioni omofobe.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1