«Fate una pre-quarantena per Natale»

Pandemia

Thomas Steffen: «La fondue chinoise? Sì, ma con due caquelon» - «Fate i regali adesso, cerchiamo di non frequentare i negozi troppo pieni» - Diminuiscono i test, la Confederazione lancia una campagna per ricordarne l’importanza - La Conferenza da Berna

«Fate una pre-quarantena per Natale»
©KEYSTONE/Anthony Anex

«Fate una pre-quarantena per Natale»

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Nuovo appuntamento a Berna con i tecnici della Confederazione per aggiornare la popolazione sull’emergenza sanitaria legata al coronavirus. Presenti sono Virginie Masserey, responsabile della Sezione malattie infettive dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Ronald Indergand, responsabile degli affari economici della SECO, Mike Schüpbach, vicedirettore della Sezione ambito giuridico 2 dell’Ufficio federale della sanità pubblica, Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città, Martin Walker, vicedirettore, responsabile della politica in materia di uscite del Amministrazione federale delle finanze.

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LA CONFERENZA STAMPA

Le cifre sono sempre elevate: quasi 5000 casi e oltre 200 ospedalizzazioni oggi, ha osservato Masserey. «Il tasso di mortalità è simile a quello di Francia e Italia, più alto di Austria e Germania, ma più basso del Belgio», ha aggiunto. «Bisogna diminuire la curva dei decessi. E anche la curva delle ospedalizzazioni in cure intense non accenna a diminuire, ma si è stabilizzata. Ci sono ancora circa 200 letti di riserva: la situazione è tesa, ma stabile». I Cantoni della Svizzera occidentale, ma anche il Ticino e San Gallo sono attualmente particolarmente colpiti.

Meno test effettuati: lanciata una campagna di promozione

«Il numero di test è diminuito negli ultimi giorni ma è importante farlo: abbiamo abbastanza test e il sistema di annuncio funziona», ha ricordato Masserey elencando ancora una volta i sintomi tipici: febbre, tosse, mal di gola, respiro corto, dolore al petto e perdita dell’olfatto e del gusto. Domenica, inoltre, l’UFSP lancerà nei giornali una nuova campagna sulla necessità di effettuare i test.

Steffen ha osservato dal canto suo che nelle ultime settimane ci sono stati momenti altalenanti. «Siamo ancora nel mezzo della seconda ondata. Non è ancora finita. La situazione a Basilea Città, ad esempio, dove negli ultimi giorni sono state segnalate più infezioni, lo dimostra». «La domanda più frequente a cui deve rispondere è: quando la pandemia sarà finalmente finita? Non ci sarà una fine a breve termine», ha detto Steffen spiegando che non ci si deve preoccupare: «Come con l’HIV, anche con questa pandemia il mondo imparerà a conviverci e ad adattarsi». Nei prossimi mesi, ha aggiunto, potremo sperare che il vaccino ci aiuti lentamente a tornare alla normalità. Riguardo ai test ha spiegato che è importante sottoporsi al tampone anche in caso di sintomi minimi.

I consigli per Natale

Steffen ha poi dato alcuni suggerimenti per il Natale: «Bisognerebbe fare una sorta di pre-quarantena di due settimane prima di Natale. In questo modo si riduce il rischio di contagiare genitori, nonni e parenti durante le feste. In questo modo è possibile celebrare insieme il periodo natalizio, anche se non è possibile escludere ogni rischio». Steffen ha pure consigliato di comprare i regali già adesso, in modo da non dover andare nei negozi sovraffollati prossimamente. Un suggerimento è di non riunire più di due nuclei famigliari. Mantenere le distanze, e prevedere un menu che lo consenta, è un’altra misura che dovrebbe assicurare la possibilità di festeggiare serenamente». Dopo le feste di Natale bisognerà però prevedere un programmi meno intensi per il Capodanno. Riguardo al menu natalizio e alla tradizione di fare la fondue chinoise, rispondendo a una giornalista, Steffen ha precisato che se questo è il programma per le feste, sarebbe meglio prevedere due diversi caquelon, in modo che i nuclei familiari possano continuare a mantenere le distanze.

L’economia? «Ce la caviamo meglio di altri»

Ronald Indergand della SECO ha dato informazioni sulla situazione economica. «I consumi privati sono diminuiti come mai prima d’ora. Ciononostante, la Svizzera se la cava piuttosto bene rispetto ad altri Paesi. Nel primo e nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è sceso del dieci per cento, ma è poi tornato a crescere. Tuttavia, la ripresa è stata incerta a partire da settembre. Al momento, il PIL è di circa del 2% in meno rispetto all’anno precedente».

La flessione del numero di casi potrebbe portare a un allentamento delle misure? I locali pubblici potrebbero tornare ad aprire? Steffen ha pregato di non farlo: «Se ci si rilassa troppo velocemente, il rischio di una nuova ondata aumenta. Dovremmo aver imparato questa lezione dalla prima ondata. Non siamo comunque arrivati al punto di poterci rilassare e quando lo faremo dovremo comunque farlo con più attenzione dell’ultima volta».

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