GastroSuisse: «Caro presidente, 4-6 mesi di lockdown in un anno sono insostenibili»

la lettera

L’associazione che riunisce ristoratori ed esercenti in Svizzera pubblica una missiva destinata al Consiglio federale sulla stampa elvetica: «Chiediamo un indennizzo immediato, semplice, completo per le pesanti ripercussioni»

GastroSuisse: «Caro presidente, 4-6 mesi di lockdown in un anno sono insostenibili»
© CdT/Gabriele Putzu

GastroSuisse: «Caro presidente, 4-6 mesi di lockdown in un anno sono insostenibili»

© CdT/Gabriele Putzu

La lettera, nelle tre lingue nazionali, è stata pubblicata a piena pagina su tutti i quotidiani elvetici. Dopo l’apertura di molti ristoranti, ieri, in segno di protesta contro le restrizioni imposte dal governo contro il coronavirus, GastroSuisse ha preso posizione scrivendo al presidente della Confederazione Guy Parmelin e ai suoi colleghi consiglieri federali, che mercoledì hanno previsto di annunciare nuove misure, tra cui il previsto prolungamento della chiusura per gli esercizi pubblici.

Ecco la lettera:

Il settore alberghiero e della ristorazione è al centro della vostra strategia sulla lotta contro la pandemia - si legge nella missiva -. Dopo un primo lockdown lo Stato ha imposto al nostro settore di investire in ampie misure di protezione e di operare in condizioni soggette a continue modifiche, che hanno reso impossibile lavorare in modo redditizio. In autunno molti Cantoni hanno chiuso le attività gastronomiche una seconda volta. La Confederazione ha penalizzato il settore con ulteriori restrizioni, che sono culminate in un’incredibile chiusura obbligatoria alle 19.00. Dal 22 dicembre al nostro settore è nuovamente vietato lo svolgimento dell’attività.

4-6 mesi di lockdown in un anno con continue restrizioni sono insostenibili per qualsiasi azienda. Da un sondaggio trai soci di GastroSuisse condotto di recente, cui hanno partecipato 4000 aziende, è emerso che il

98 percento delle aziende necessita urgentemente di un aiuto finanziario. Lo abbiamo ripetuto più volte. Ma non e successo nulla. La mancata comprensione e la rabbia che imperversa nel settore sono ormai insostenibili. Non abbandonateci!

Non è giusto che la crisi provocata dal coronavirus ricada unicamente sul settore alberghiero e della ristorazione Le misure portano i nostri soci sull’orlo del baratro. Rapidi indennizzi finanziari da erogare alle aziende interessate salverebbero dal fallimento molte aziende sane.

Non è giusto che consideriate il collasso della gastronomia svizzera come un danno collaterale e distruggiate migliaia di aziende. Non è questa la Svizzera che amiamo. È una situazione indegna per il nostro agiato Paese. Non sono state le aziende interessate dalla chiusura a provocare la pandemia. Loro non hanno colpa. Anche la task force scientifica della Confederazione ha auspicato l'erogazione di strumenti di compensazione, che sono considerati parte integrante della lotta contro la pandemia. Le persone si attengono alle misure, se non devono temere per la loro sopravvivenza.

Quello che chiediamo in sostanza è una cosa ovvia un indennizzo immediato, semplice e completo per i mancati guadagni dovuti al lockdown. I nostri soci non chiedono l’elemosina pretendono un indennizzo dei danni. Inoltre, e necessario applicare le medesime restrizioni, e quindi le stesse misure di supporto, su tutto il territorio nazionale.

Bisogna agire subito. Non agire o agire troppo tardi potrebbe avere pesanti ripercussioni a livello economico, sociale e culturale!

I nostri soci attendono disperatamente una Vostra decisione. Vi invitiamo pressantemente a dare al settore alberghiero e della ristorazione una risposta chiara mercoledì fedelmente alla Vostra promessa: «Non vi abbandoniamo».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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