GastroSuisse si distanzia dai «ribelli» e si rivolge al Governo

#wirmachenauf

L’associazione mantello dei ristoratori non supporta chi esprime l’intenzione di aprire malgrado il divieto e ribadisce che è bene seguire le disposizioni delle autorità

GastroSuisse si distanzia dai «ribelli» e si rivolge al Governo
© CdT/Gabriele Putzu

GastroSuisse si distanzia dai «ribelli» e si rivolge al Governo

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(Aggiornato alle 15.45) - In Germania e in molti altri Paesi, Svizzera compresa, i ristoratori sono sul piede di guerra. Al grido «wir machen auf», rimaniamo aperti, intendono contrastare le restrizioni imposte dai vari Governi. Soprattutto, molti bar e ristoranti vorrebbero aprire lunedì. Quando, cioè, in Germania sarebbero dovuti riaprire i locali. GastroSuisse, l’associazione che a livello nazionale raggruppa i ristoratori, si distanza dall’iniziativa e afferma di non conoscerne i promotori. GastroSuisse, inoltre, ribadisce che la miglior soluzione possibile, al momento, rimane quella di seguire le disposizioni delle autorità.

Settore alberghiero e ristorazione tornano sui contributi a fondo perso

Alla base di queste tensioni c’è evidentemente la crisi provocata dalle chiusure imposte in seno alla lotta all’ulteriore diffusione della pandemia. Per far fronte a questa situazione, i partner sociali dei settori interessati - tra i quali anche la summenzionata associazione mantello della ristorazione - chiedono al Consiglio federale di concedere loro rapidamente contributi a fondo perso. Molte aziende hanno già dovuto chiudere e decine di migliaia di posti di lavoro sono andati persi.

Non si intravede un allentamento della situazione, hanno comunicato oggi le associazioni GastroSuisse, Hotel & Gastro Union, HotellerieSuisse e Swiss Catering Association (SCA) nonché i sindacati Unia e Syna. Vi è il rischio di ulteriori chiusure e licenziamenti.

Casi di rigore ancora in attesa

I pagamenti di indennizzi promessi nell’ambito della regolamentazione sui casi di rigore non sono stati ancora versati alle imprese che ne hanno urgente bisogno, continua il comunicato. I posti di lavoro devono essere protetti, viene sottolineato. Inoltre, non è chiaro per il settore chi può aspettarsi i fondi e quando arriveranno. L’attuale regolamentazione con responsabilità condivisa tra i 26 Cantoni e la Confederazione si sta rivelando molto onerosa nell’attuale crisi.

La missiva al Governo

In una lettera congiunta, i partner sociali invitano il Consiglio federale ad adottare quanto prima ulteriori misure per il settore al fine di garantirne la sopravvivenza. In particolare, le associazioni e i sindacati chiedono un’ordinanza di necessità per i contributi a fondo perso. Questi dovrebbero essere pagati immediatamente e in modo uniforme in tutto il paese.

Il 18 dicembre il Consiglio federale ha ordinato la chiusura dei ristoranti e delle strutture culturali e per il tempo libero per il momento fino al 22 gennaio. A partire da sabato, i Cantoni non potranno più tenere aperti i ristoranti nemmeno qualora la situazione pandemica diventasse più favorevole.

Nella prossima seduta di mercoledì, l’esecutivo deciderà se prorogare la chiusura di ristoranti e altri esercizi commerciali sino alla fine di febbraio. È in corso una consultazione con i Cantoni.

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