Un aiuto alla fragile «generazione Zeta»

L’allarme

Dipendenze, ossessioni, pensieri suicidi... un’associazione nazionale cerca di scardinare i tabù legati agli squilibri nella salute mentale: «Abbiamo vissuto da vicino la disapprovazione generale nei confronti di chi è in difficoltà»

Un aiuto alla fragile «generazione Zeta»
Ogni giorno in Svizzera dalle due a tre persone muoiono suicide. Secondo ZETA Movement, la sensibilizzazione può salvare vite

Un aiuto alla fragile «generazione Zeta»

Ogni giorno in Svizzera dalle due a tre persone muoiono suicide. Secondo ZETA Movement, la sensibilizzazione può salvare vite

Ogni giorno in Svizzera dalle due a tre persone muoiono suicide (escluso quello assistito), mentre - ogni anno - sono circa 10.000 quelle sottoposte a un trattamento medico a causa di un tentato suicidio. Una strage silenziosa. «Ma la cosa peggiore - sottolinea Emma Broggini, nel comitato dell’associazione ‘ZETA Movement’ - è che il 60% dei 15-25enni in Svizzera non sa a chi rivolgersi in caso di difficoltà». Sono i numeri di una crisi che colpisce soprattutto la cosiddetta ‘Generazione Z’. I giovani, nati tra il 1995 e il 2010. «Un adolescente su 13 in Svizzera soffre di una malattia mentale». Una piaga importante, rilevata anche nell’ultimo rapporto dell’Unicef: in Europa, sono 9 milioni gli adolescenti (10-19 anni) che convivono con un disturbo legato alla salute mentale e il suicidio (tre al giorno si tolgono la vita) è la seconda causa di morte fra loro. Solo gli incidenti stradali causano più decessi tra chi ha quell’età. Ma non è tutto, perché «nonostante la gravità del fenomeno - dice Sofia Nicoli -, questo aspetto della vita non è ancora considerato rilevante. Al contrario dei problemi fisici. Se sciando mi fratturo una gamba, ne parlo senza problemi. Se invece sono triste... beh molte persone stigmatizzano e pensano ‘Se sta così, è perché lo vuole lei...’. È come dire a qualcuno che ha la febbre: ‘Se ti impegni un po’, vedrai che ti passa’. Ecco, questa è la missione della nostra associazione: sensibilizzare, fare in modo che le vittime ne possano parlare liberamente» (guarda il video allegato a quest’articolo).
Emma, da Zurigo, ha raggiunto Sofia Nicoli a San Gallo. Entrambe ticinesi, studiano oltre San Gottardo.

Loading the player...
Guarda il video — Un movimento che aiuta la «generazione zeta»

«Non viene rispettato il dolore, l’approccio è molto distruttivo per la persona che sta soffrendo», aggiunge Sofia. ZETA Movement è un’associazione fondata da giovani per giovani e, appunto, ha la missione di portare la discussione dei problemi legati alla salute mentale su un altro livello. Perché la coltre di pudore che tenta di “nascondere” questo aspetto della vita è soffocante. E pure estremamente dannosa. L’associazione esiste dal 2019 e sempre Emma Broggini racconta come la spinta che l’ha convinta a entrare nel comitato sia arrivata dall’esperienza personale: «In passato sono stata vicina a persone che hanno avuto difficoltà legate alla salute mentale. Nell’aiutarle, mi son resa conto di quanto fosse difficile superare questa barriera di pregiudizi».

Una volta su due, nelle visite ai liceali, qualcuno si fa avanti al termine dicendo: ‘Ho ascoltato la storia. Penso di avere un problema e penso di aver bisogno di aiuto’: questi sono ragazzi che, se non ci fossimo stati noi, non avrebbero cercato e trovato aiuto

«Nasce anche dall’esperienza di Giada Crivelli e Damian Stähli (cofondatori e copresidenti dell’associazione, ndr) - Spiega Sofia -. Tutti e due hanno constatato forti ‘tabù’ sul tema. Hanno deciso di non voler far compiere esperienze negative a ragazze e ragazzi che si trovano in difficoltà sul fronte della salute mentale: “Non vogliamo lasciarli soli, dobbiamo fare qualcosa e unirci in questa causa”».

L’attività di ZETA Movement è divisa su tre pilastri: «Il primo - dice Emma Broggini - lo chiamiamo ‘Narrazione’ e il suo progetto principale è ‘Ambasciatori’, vale a dire giovani che raccontano quel che hanno vissuto ad altri giovani. Il secondo mira a organizzare attività con esperti, come conferenze e incontri, per diffondere informazione. Mentre il ‘terzo pilastro’ lo chiamiamo ‘creare comunità’, una sorta di ‘ società in miniatura’ che ci auguriamo per il futuro, organizzando eventi molto semplici e molto informali nei quali si può parlare anche di come stiamo e di salute mentale in generale».

Un aiuto alla fragile «generazione Zeta»

L’allarme della ‘strage silenziosa’ lanciato anche dal rapporto dell’Unicef, Emma e Sofia lo conoscono bene: «Organizziamo gli incontri con gli ambasciatori nelle classi liceali, finora 13 in Ticino. E una volta su due, al termine dell’attività, uno o più giovani sono arrivati da noi dicendo: ‘Ho ascoltato la storia. Penso di avere un problema e penso di aver bisogno di aiuto’», racconta Emma. «Questi sono ragazzi che, se non ci fossimo stati noi, non avrebbero cercato e trovato aiuto». «È il motivo per cui lo facciamo!», esclamano entrambe all’unisono.

Agli incontri di ZETA Movement, la domanda «Come stai?» è rivolta all’interlocutore due volte: «Dopo che ci siamo salutati con la prima risposta ‘di ordinanza’, te lo chiedo una seconda volta perché voglio capire come stai veramente»

Ecco perché, agli incontri di ZETA Movement, la domanda «Come stai?» è rivolta all’interlocutore due volte: «Dopo che ci siamo salutati con la prima risposta ‘di ordinanza’, te lo chiedo una seconda volta perché voglio capire come stai veramente», avverte Emma. «È una questione di sensibilità - osserva Sofia -, di rispetto e sincerità nei confronti dell’altro. Non bisogna essere costretti a parlarsi di queste cose, bisogna però saper creare un ambiente che sia favorevole anche a questo tipo di discussioni che, spesso, possono essere difficili, ma non vanno dimenticate».

Una risposta, quella alla seconda domanda consecutiva «Come stai?» che potrebbe nascondere una qualche forma di dipendenza, o delle ossessioni, oppure dei pensieri suicidi. Secondo il rapporto di Pro Juventute, focalizzato sulla pandemia, mentre nel 2019 ci sono stati 57 interventi, nel 2020 sono stati un centinaio i 100 casi in cui la fondazione che si occupa del numero di aiuto «147» ha dovuto coinvolgere organizzazioni di emergenza durante una telefonata di sostegno. La pagina web fa l’esempio di una chiamata arrivata alle due del mattino, in una notte dell’ottobre 2020. «Non so più che cosa fare, sono scappata di casa, sono seduta su una panchina al parco giochi. Non voglio continuare a vivere così». Al cellulare, stava parlando una 14.enne. «Questo tipo di interventi per situazioni di crisi è aumentato drammaticamente nell’ultimo anno». L’operatrice dall’altro capo ha poi calmato la ragazza, mobilitando nel contempo i soccorsi, che l’hanno poi ricoverata in ospedale.

Quando una qualsiasi azione che compiamo, dal giocare a tennis al disinfettarsi o lavarsi le mani, influenza la vita a tal punto da non riuscire più ad avere il controllo su quel che fai, è come se quella cosa avesse preso ‘troppo spazio’ nella mente

Anche i fondatori di ZETA Movement, Giada e Damien, non si fanno problemi a indicare, nella biografia sul sito web della loro associazione, il loro difficile passato: «Ho sofferto per parecchi anni di un forte e debilitante disturbo d’ansia» (Giada), «Il mio percorso è influenzato dall’esperienza di una permanenza in una clinica psichiatrica a causa di una malattia mentale» (Damian). Disturbi. Squilibri. Piccoli gesti che però prendono il sopravvento. E ognuno ha il suo, non esiste una diagnosi uguale per tutti, almeno non attraverso la valutazione dei singoli gesti. «Quando una qualsiasi azione che compiamo influenza la vita a tal punto da non riuscire più ad avere il controllo su quel che fai, è come se quella cosa avesse preso ‘troppo spazio’ nella mente. A quel punto è un disturbo vero e proprio e verosimilmente se ne accorgeranno anche gli altri. Ma il problema, secondo noi, è che non parlandone il problema emerge solo a quel punto. Ma il disturbo c’era già da prima». E bisogna riuscire a trovarlo prima. Ecco perché esistono realtà come ZETA Movement.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1