Gestione della seconda ondata: la classifica dei Cantoni

rassegna stampa

Il Blick stila la graduatoria tra «pionieri», «inseguitori», «procrastinatori» e «recalcitranti» - Primi in lista sono Vallese e Ginevra che fungono da esempio al Consiglio federale sui prossimi passi da compiere; il Ticino segue - Aumenta l’incertezza per la stagione sciistica invernale ma al momento le prenotazioni restano stabili

Gestione della seconda ondata: la classifica dei Cantoni
©CdT/Archivio

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La gestione della seconda ondata di coronavirus continua a farla da padrone sui principali quotidiani elvetici. Sulle colonne del Blick questa mattina si trova una classifica dei Cantoni, suddivisi tra «pionieri», «inseguitori», «procrastinatori» e «recalcitranti». Alla prima categoria appartengono Vallese e Ginevra, che fungono da esempio per il Consiglio federale che si troverà a dover stabilire i prossimi passi nella gestione della crisi sanitaria. Tra gli «inseguitori» il Ticino, Argovia, Berna, Soletta, i due cantoni di Basilea e Vaud. Questi hanno osservato una grande diffusione del virus e introdotto norme rigide, come l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi e le limitazioni riguardo ai grandi eventi. Segue la categoria dei «procrastinatori», con Jura, Neuchâtel, Friburgo, Lucerna, Zugo e Zurigo, dove le misure restano generose rispetto agli eventi. Infine i «recalcitranti»: ad essere bacchettati sono i cantoni della Svizzera orientale e centrali, «nelle cui menti il virus non è ancora arrivato» e che continuano, nonostante l’aumento dei casi, ad attuare solo le misure del Consiglio federale «e anche spesso a malincuore», scrive il Blick. «Se la Berna federale non avesse preso in mano lo scettro del potere, non ci sarebbero ancora mascherine obbligatorie a Glarona e Nidvaldo», si legge sul Blick, che alla lista dei «recalcitranti» aggiunge Grigioni, Obvaldo, Svitto, Uri, Sciaffusa, Turgovia, i due cantoni di Appenzello e San Gallo.

Il virus sulla neve e sugli sci

Del «pioniere» vallesano si occupa anche il Nouvelliste che analizza la reazione del governo cantonale locale che ha fatto in modo di evitare un «rimestamento» della popolazione nei luoghi pubblici, come in biblioteca e in chiesa. Serve, nella gestione della crisi sanitaria, una comunicazione chiara delle misure da applicare. Anche a livello economico, si limitano le attività gratuite e si lasciano bar e ristoranti aperti, nella speranza di limitare i danni per gli esercenti.

Argauer, Luzerner Zeitung e St. Galler Tagblatt fanno invece dal canto loro un’analisi riguardante il settore alberghiero e i comprensori sciistici che navigano ora nell’incertezza. Al momento le riservazioni restano però stabili rispetto allo scorso anno. Alcune stazioni sciistiche innalzano però precauzionalmente le misure di sicurezza imponendo la mascherina già a partire dalle file d’attesa e non solo a bordo degli impianti di risalita. Il Bund, dal canto suo, intervistando gli operatori dell’Oberland bernese, rilevano che la maggior parte dei responsabili delle stazioni sciistiche preferirebbe un confinamento (o mini lockdown) ora, piuttosto che dover pagare successivamente le conseguenze di un eccessivo lassismo.

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