Gli allentamenti? Insufficienti

Pandemia

Economiesuisse e Unione svizzera arti e mestieri hanno criticato le decisioni del Consiglio federale

Gli allentamenti? Insufficienti
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

Gli allentamenti? Insufficienti

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Economiesuisse e l’Unione svizzera arti e mestieri (Usam) hanno criticato gli allentamenti insufficienti decisi dal Consiglio federale e una politica basata sulla paura e la sfiducia, malgrado il fatto che tutti gli indicatori mostrino un miglioramento della situazione.

Dato il numero relativamente ridotto di nuove infezioni, la progressiva vaccinazione dei gruppi a rischio e l’enorme danno economico, è necessaria ora una strategia di apertura chiara e vincolante. Con queste esitazioni, il Governo accetta danni a lungo termine, afferma economiesuisse.

L’organizzazione mantello delle imprese è anche molto critica nei confronti del mantenimento dell’obbligo di telelavoro. Non è solo una grande sfida per molte aziende, ma anche un grave peso per tanti, soprattutto da un punto di vista psicologico, sostiene.

Economiesuisse insiste anche sul fatto che il Governo dovrebbe definire ora i prossimi passi per la riapertura. Per accelerare il processo, gli sforzi di vaccinazione devono essere intensificati, se necessario con il supporto logistico dell’esercito. La Confederazione dovrebbe inoltre concentrarsi su test regolari a livello nazionale.

L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) accoglie con favore le prime misure di apertura decise dal Consiglio federale, ma si rammarica che le terrazze dei ristoranti non possano aprire già a partire dal 1° marzo. A suo avviso, il settore della ristorazione, duramente colpito, avrebbe avuto un gran bisogno di questo primo passo, anche perché ha dimostrato che i concetti di protezione sono efficaci. I ristoranti dovrebbero poter riaprire anche gli spazi interni entro il 22 marzo, secondo gli imprenditori. Entro quella data inoltre dovrebbe essere abolito l’obbligo del telelavoro.

Usam vuole riapertura totale

L’Usam esige una riapertura totale il 28 febbraio con concetti di protezione, test su larga scala, ricerca di contatti ed estensione del programma di vaccinazione. «Gli ambienti economici e i cantoni hanno detto chiaramente che vogliono la fine delle restrizioni, ma il Consiglio federale ignora i risultati del processo di consultazione e si attiene al suo pacchetto di misure esitante e sprovvisto di un concetto», afferma in un comunicato. L’organizzazione a tutela delle PMI chiede inoltre che il programma di vaccinazione sia completato entro il 21 giugno.

Le disuguaglianze nell’applicazione degli aiuti per i casi di rigore sono inaccettabili, aggiunge l’Usam. Chiede quindi che la legge sia corretta in base al principio il principio «parzialmente chiuso = chiuso = compensazione per la perdita di fatturato».

Per il Centre Patronale - società privata con sede a Losanna al servizio delle imprese e dei gruppi professionali - le cifre disponibili mostrano che gli scenari disastrosi su cui si basava la politica di confinamento non si stanno verificando. «Le restrizioni che continueranno a pesare su molte aziende, operatori culturali e sportivi, strutture di formazione e semplici cittadini sono incomprensibili», afferma.

Il Centre Patronal ribadisce la richiesta di una riapertura completa e immediata dell’economia, dei luoghi di cultura, sport e tempo libero, così come della società in generale. «La logica dei divieti più o meno compensati sta causando un disastro economico, sociale, psicologico e finanziario», aggiunge.

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