Gli articoli a pagamento vanno segnalati come pubblicità

Sentenza

Consiglio svizzero della stampa ha accolto un reclamo contro i portali di Tamedia che per mesi hanno pubblicato - accanto ad articoli redazionali - pubblicità in favore dell’iniziativa «Per imprese responsabili», in votazione il prossimo 29 novembre

Gli articoli a pagamento vanno segnalati come pubblicità
KEYSTONE/Christian Beutler

Gli articoli a pagamento vanno segnalati come pubblicità

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I media online devono dichiarare come pubblicità gli articoli a pagamento: per questo motivo il Consiglio svizzero della stampa ha accolto un reclamo contro i portali di Tamedia che per mesi hanno pubblicato - accanto ad articoli redazionali - pubblicità in favore dell’iniziativa «Per imprese responsabili», in votazione il prossimo 29 novembre.

La «Dichiarazione dei doveri del giornalista» richiede che la pubblicità sia dichiarata esplicitamente se al colpo d’occhio non è possibile riconoscerla come tale. All’inizio della campagna tale indicazione mancava in una parte delle pubblicazioni di Tamedia, scrive oggi in una nota il Consiglio svizzero della stampa.

Stando all’organo di autocontrollo dei giornalisti, la distinzione non risultava evidente al lettore medio a causa dell’impiego di un carattere tipografico molto simile a quello usato per le pagine redazionali. Inoltre, i termini «il nostro dossier» e «verifica dei fatti» faceva credere che si trattasse di contributi giornalistici.

Secondo il Consiglio della stampa, non è sufficiente che la pubblicità appaia nella colonna di destra e sia animata: il lettore medio non sa che questa è un’usanza presso Tamedia.

L’organismo di deontologia ha tuttavia apprezzato che, dopo un certo tempo, agli annunci pubblicitari sull’iniziativa per imprese responsabili sia stata apposta la scritta «Anzeige» (inserzione) oppure «Werbung» (pubblicità), come prescrive il codice deontologico.

Nella nota, il Consiglio della stampa definisce comunque «inquietante» l’aumento dei reclami ricevuti a causa dell’inosservanza della distinzione netta tra testo redazionale e pubblicità. In tal modo non si pregiudica soltanto la credibilità dei media ma si danneggiano anche i proventi della pubblicità.

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