I contagi si impennano, ma sono pochi i pazienti gravi

Vaud

Il cantone romando è il più colpito dell’intera Svizzera - Il responsabile delle cure intense del CHUV: «La situazione è sotto controllo, questa ondata è più contenuta rispetto alla prima»

I contagi si impennano, ma sono pochi i pazienti gravi
©Keystone/Laurent Gillieron

I contagi si impennano, ma sono pochi i pazienti gravi

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In Svizzera, la situazione epidemiologica tende a peggiorare settimana dopo settimana. È un peggioramento contenuto, eppure costante. Inoltre, ci sono dei cantoni che risultano molto più colpiti di altri. Tanto che alcuni governi hanno inasprito le misure di protezione. È il caso del canton Vaud, dove ieri sono stati chiusi i locali notturni e vietati gli eventi privati con più di 100 persone. Da sottolineare anche l’introduzione della mascherina obbligatoria in tutti i luoghi pubblici chiusi. Negli scorsi 7 giorni, il cantone romando ha registrato 941 nuove infezioni registrate in laboratorio. Un dato in crescita di oltre 200 unità rispetto alla settimana precedente, ed il più alto di tutta la Svizzera. Ma c’è un dato che – forse più di tutti – fa capire meglio la situazione del canton Vaud, ed è quello relativo all’incidenza del coronavirus ogni 100.000 abitanti. La soglia di rischio fissata dalla Confederazione, come sappiamo, è di 60/100.000. A Losanna e dintorni negli ultimi 14 giorni l’incidenza ha raggiunto quota 214,5/100.000.

Disponibilità rassicurante

Nel canton Vaud si teme dunque una seconda ondata di contagi, che potrebbe creare gravi problemi di sovraffollamento negli ospedali. Le avvisaglie ci sono, come visto, tanto che le autorità sanitarie hanno cominciato a parlarne apertamente. Per capire meglio il momento, abbiamo contattato il professor Mauro Oddo, capo del reparto cure intense del CHUV di Losanna e direttore dell’unità di ricerca clinica. «La situazione dal punto di vista sanitario ospedaliero è sotto controllo» tranquillizza il medico. «La disponibilità di posti letto è rassicurante al CHUV così come in tutto il canton Vaud. Il nostro nosocomio, centro di riferimento per la regione, ha previsto ed è pronto ad azionare tutte le misure necessarie nel caso dovesse esserci un ulteriore aumento dei contagi che potrebbe influire sul numero di ricoveri». Negli ultimi giorni, la tendenza delle ospedalizzazioni di pazienti COVID è in aumento in Svizzera. Secondo l’Organo di coordinamento sanitario (OCSAN), durante la 37. settimana (calcolata dal 7 al 13 settembre) in tutto il Paese 29 persone in media sono state ricoverate in un reparto di cure intense per COVID-19. Il totale dei ricoveri dovuti alla malattia ha raggiunto quota 64. «Rispetto alle settimane precedenti, il numero è aumentato notevolmente» ha commentato l’Ufficio federale della sanità pubblica.

I contagi si impennano, ma sono pochi i pazienti gravi

Pochi pazienti gravi

Una tendenza notata anche a Losanna: «Anche i ricoveri al CHUV sono in aumento» spiega ancora Oddo. «La netta maggioranza dei pazienti sono ricoverati nei reparti di medicina interna (21), solo due di essi si trovano nel nostro reparto di terapia intensiva (che conta 35 letti)». Una seconda ondata, dunque? Non proprio. La crescita dei contagi è in aumento, certo, eppure le persone bisognose di cure sono al momento nettamente inferiori rispetto a quanto vissuto durante il picco della crisi sanitaria, vissuto fra marzo e aprile. «Effettivamente riscontriamo un aumento dei casi, nel senso di un incremento significativo rispetto ai mesi di giugno-agosto, quando la situazione era molto tranquilla e le infezioni poche» prosegue il professore. «Quella che stiamo vivendo in questo momento è un’ondata, ma per il momento - e lo si capisce anche dai grafici - è molto più contenuta della prima grossa ondata. Inoltre, le misure messe in atto dal Governo cantonale si riveleranno efficaci. In primavera ci avevano aiutato moltissimo, ci aiuteranno anche nel corso dell’autunno».

Un aspetto centrale

Nonostante la situazione sia sotto controllo in Svizzera, il rischio che possa prendere una piega inaspettata è reale. In particolare un aspetto ospedaliero spesso sottovalutato, come spiega il nostro interlocutore: «L’ondata è più piccola e tutti sono ben preparati sia dal punto logistico che clinico, sì. Eppure l’equilibrio rimane fragile e la preoccupazione riguarda in particolare le riserve psico-fisiche del personale, già provato dalla prima ondata. Questo è un punto cruciale, di cui si parla poco: l’effetto prolungato di questa particolare situazione sulla resistenza psico-fisica del corpo medico-infermieristico». Il personale sanitario ha dovuto pagare un conto salato durante i mesi peggiori della pandemia. Molti collaboratori hanno sfiorato le 50 ore settimanali di lavoro e hanno dovuto annullare le loro vacanze. Una situazione che, del resto, si è verificata anche in Ticino.

Globalmente, gli insegnamenti derivanti da quel periodo – per il settore ospedaliero – sono stati molti. Ancora Oddo: «Solidarietà, sforzo collettivo, importanza di una comunicazione trasparente. Sono tutti fattori che hanno aumentato l’efficienza e il senso di appartenenza al servizio e all’istituzione, aspetti fondamentali in questi momenti. E poi, abbiamo avuto la conferma che le strutture sanitarie svizzere sono solide sia dal punto di vista tecnologico che umano».

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