I festival dell’estate non rinunciano ai propri programmi, ma qualcuno pensa al piano B

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Gampel, Greenfield, Frauenfeld e Moon&Stars proseguono con l’organizzazione degli openair estivi - Meno certezze per i promotori del Paléo che si preparano con idee alternative - Dagli Stati Uniti arriva una creativa soluzione: i Flaming Lips hanno tenuto il primo concerto all’interno di palloni gonfiabili

I festival dell’estate non rinunciano ai propri programmi, ma qualcuno pensa al piano B
©Shutterstock.com

I festival dell’estate non rinunciano ai propri programmi, ma qualcuno pensa al piano B

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La reiterazione del blocco per il settore della cultura non scoraggia gli organizzatori dei principali festival elvetici, che continuano a crederci. Per ora nessun cambiamento all’orizzonte per il ramo. Lo ha ribadito ieri il ministro dell’Interno Alain Berset incontrando i rappresentanti del settore: la risposta è la stessa ricevuta in occasione dell’ultimo incontro in novembre: per ora non si riapre, la situazione pandemica non lo permette.

Ma la decisione non frena la macchina organizzativa dei grandi festival. In particolare Gampel, Interlaken e Frauenfeld hanno deciso di mantenere invariato il programma dell’edizione 2021.

«Sarà il miglior festival di sempre»

Joachim Bodmer, portavoce dell’openair turgoviese, non pare avere il minimo dubbio rivolgendosi ai media: «I vaccini sono arrivati prima del previsto, nuove tecnologie sono in corso di sviluppo, per esempio per i test, e quindi partiamo dal principio che il festival si farà in luglio e che potremo festeggiare tutti insieme il miglior festival di sempre nel prato della Grosse Allmend».

La volontà di mantenere invariato il programma prefissato pare accomunare anche i festival di Gampel, Interlaken o, a Locarno, Moon & Stars che, nonostante le incertezze, al momento non pare voler rinunciare al cartellone presentato per allietare l’estate della piazza Grande dal 15 al 25 luglio.

Rimborsi solo in caso di annullamento

Un dubbio però resta: ossia che i promotori di manifestazioni proseguano i lavori, col rischio di ritrovarsi a dover cancellare tutto all’ultimo minuto, per accedere alle indennità previste dalla legge: gli organizzatori hanno infatti diritto a un rimborso solo in caso di annullamento. La richiesta degli operatori del settore a Berna è però ancora la stessa: di coprire il 100% delle perdite finanziarie anziché l’80% previsto attualmente.

Il Paléo? Più probabile il piano B

Una voce fuori dal coro, quella di Daniel Rossellat, patron del Paléo Festival di Nyon, che vede la possibilità un festival “normale” farsi sempre più improbabile. Entro metà febbraio la cittadina sulle rive del Lemano si pronuncerà su questa possibilità ma, ad oggi, le condizioni non sembrano permetterlo. Ci si prepara quindi a un piano B, se non a un piano C. Il primo prevede un villaggio, con accessi ridotti, una durata maggiore, palco coperto e posti a sedere numerati per limitare gli spettatori. «Lavoreremo con le autorità sanitarie per vedere cosa è realizzabile», spiega ai microfoni della RTS Rossellat, che non esclude neppure un piano C, come «catastrofe: ossia niente del tutto. Per noi significherebbe avere tutto il personale in disoccupazione, o quasi», dice. Céline Dion, tuttavia, afferma Rossellat, non si tocca. Neppure se si considerano le difficoltà di spostamento tra paesi.: «Il concerto resta pianificato», dice il responsabile dell’organizzazione. «Abbiamo contatti regolari e, se nella peggiore delle ipotesi venisse annullato, sarebbe rinviato al 2022», dichiara.

Riguardo all’ottimismo dei colleghi Rossellat aggiunge: «Sinceramente non lo capisco. Non so come si possa dare per scontato che riusciremo ad organizzare i festival estivi come al solito visto che non abbiamo garanzia che gli artisti possano venire, che venderemo dei biglietti che rischiamo di dover rimborsare e che firmeremo dei contratti che non potremmo onorare. Personalmente preferisco la prudenza prima di annunciare un programma incerto».

Il primo concerto in una bolla, forse ispirazione per il futuro

A livello internazionale arriva però una proposta – decisamente creativa – per le manifestazioni future. Il 22 gennaio si è infatti tenuto il primo concerto dove band e pubblico si trovavano dentro bolle di plastica. L’idea era arrivata da un disegno fatto a mano e poi pubblicato sui canali social da Wayne Coyne, il cantante dei Flaming Lips. Nella prima metà dello schizzo era raffigurato sul palco durante uno dei suoi show del 2019, quando si era esibito all’interno di una bolla di plastica. Nella seconda metà, con la dicitura 2020, erano tutti nelle bolle: spettatori compresi. E così dopo alcune prove generali con amici e parenti, si è arrivati alla realizzazione: la band si è esibita il 22 gennaio al Criterion di Oklahoma City, con il pubblico diviso in 100 palle gonfiabili giganti, nelle quali potevano stare fino a tre persone.

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