«Il 2035 è troppo presto: le centrali nucleari vanno spente più avanti»

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Ad affermarlo è la consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR), secondo la quale «la Svizzera rischia di rimanere a corto di corrente» - I Verdi ribattono: «Una proposta assurda»

«Il 2035 è troppo presto: le centrali nucleari vanno spente più avanti»
© Keystone/Walter Bieri

«Il 2035 è troppo presto: le centrali nucleari vanno spente più avanti»

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Secondo la consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR), la Svizzera rischia di rimanere a corto di corrente. Di conseguenza, le centrali nucleari esistenti dovrebbero continuare a funzionare. A lungo termine, poi, andrebbe realizzato un nuovo impianto atomico.

Il fotovoltaico, l’energia idroelettrica o le importazioni di elettricità dall’UE non sono in grado di colmare il deficit di elettricità. La Svizzera non può quindi permettersi di chiudere le sue centrali nucleari e perdere un terzo della produzione elettrica indigena, afferma Martullo-Blocher in un’intervista al «Blick».

La deputata democentrista chiede inoltre alla ministra del settore, Simonetta Sommaruga (PS), di risolvere il problema mettendo a punto con i gestori degli impianti nucleari il modo di prolungare, in maniera sicura ed efficiente, la vita operativa di quelli esistenti.

Secondo gli esperti - aggiunge Martullo-Blocher - un’estensione di dieci anni sarebbe possibile. E nel caso di una concessione si presume un tempo di funzionamento di 50 anni. La Svizzera non può permettersi di spegnere l’ultimo impianto nucleare nel 2035: i tempi sono troppo ristretti quando si parla di approvvigionamento energetico, secondo l’imprenditrice, figlia dell’ex consigliere federale Christoph Blocher.

Una proroga della durata di vita degli impianti atomici avrebbe un costo, ma senz’altro inferiore rispetto ai problemi causati dalle interruzioni di corrente che altrimenti paralizzerebbero l’intera Svizzera, sottolinea Martullo-Blocher, CEO e vicepresidente del consiglio di amministrazione di Ems-Chemie, azienda nelle specialità chimiche.

Per Martullo-Blocher, la ministra dell’energia Sommaruga deve inoltre negoziare con l’UE al fine di capire velocemente se l’Unione sia in grado di fornire la corrente necessaria. Come soluzione di ripiego rapida, la consigliera federale dovrebbe prevedere - volente o nolente - la costruzione di una centrale a gas.

A lungo termine, nuove tecnologie come l’energia geotermica, l’idrogeno, ma anche l’energia nucleare tornerebbero in considerazione. La Svizzera è già il terzo paese più caro d’Europa per l’elettricità a uso industriale, nota la CEO di Ems-Chemie.

Un’idea bislacca per i Verdi

La reazione dei Verdi alla proposta della vicepresidente dell’UDC non si è fatta attendere. Per la consigliera nazionale Delphine Klopfenstein Broggini, la proposta è «assurda». Una nuova centrale non darebbe alcun contributo alla svolta energetica: ci vorrebbero anni prima che un nuovo impianto si metta a produrre elettricità.

Oltre a ciò, una nuova centrale rappresenta un severo rischio per la sicurezza, stando alla deputata ginevrina, anche per le scorie che verrebbero prodotte per le quali «non è ancora stata trovata una soluzione definitiva».

Per Klopfenstein Broggini, l’avvenire energetico della Svizzera risiede nelle rinnovabili, come l’ha confermato il popolo accettando in votazione la Strategia energetica 2050. Insomma, «bisogna definitivamente voltare le spalle al nucleare». Al momento esistono alternative valide, nonché meno care, all’atomo. Non ci resta altro da fare, ora, che cambiare marcia, ha concluso.

Attualmente, in Svizzera sono in funzione quattro centrali atomiche: Beznau I e II, Leibstadt e Gösgen. Alla fine del 2019 è stata spenta quella di Mühleberg (BE). Resta ancora da stabilire, nel quadro dell’abbandono graduale del nucleare, quando gli altri reattori saranno disattivati.

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