Il Black Friday corre anche sul web, tra opportunità e rischi

L’intervista

Con Carlo Terreni, presidente di NetComm Suisse, parliamo del giorno dedicato agli acquisti: «Ora i regali di Natale si fanno in anticipo, ma i rivenditori devono stare attenti alle offerte che propongono» - In Svizzera ci sono ampi margini di miglioramento: «Nell’e-commerce mancano figure qualificate, i giovani troverebbero subito lavoro»

Il Black Friday corre anche sul web, tra opportunità e rischi
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Il Black Friday corre anche sul web, tra opportunità e rischi

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«Friday I’m in love» cantavano i The Cure in uno dei loro pezzi più noti. Ma se parliamo del «venerdì nero», allora l’amore si svuota di poesia e diventa decisamente più materiale. Già, l’usanza statunitense della giornata dedicata allo shopping sfrenato, da qualche anno, fa furore anche in Svizzera. Una corsa ai ripari quasi obbligatoria, per contrastare la «minaccia straniera». Tradotto in termini meno allarmisti: questa minaccia è rappresentata dalle offerte che arrivano dall’estero. Negli ultimi tempi, i grandi siti di e-commerce hanno messo sul chi vive gli esercenti svizzeri, per forza di cose costretti a tuffarsi nel Black Friday. Chiariamo subito una cosa: parlare solo di venerdì è un po’ barare, come rilevato da Lorenza Sommaruga, presidente di Federcommercio Ticino, dato che gli esercenti, non avendo più date fisse in cui per applicare gli sconti (un tempo concesse dal Governo solo a gennaio e ad agosto), potrebbero non solo anticipare le offerte, ma anche spalmare la giornata degli acquisti su un periodo più lungo, così da evitare gli assembramenti deleteri in tempi di pandemia. La corsa agli acquisti è naturalmente esplosa anche sul web e, manco a dirlo, il coronavirus ha dato una sonora spinta all’e-commerce. Con Carlo Terreni, presidente di NetComm Suisse, l’associazione svizzera del commercio online, abbiamo cercato di capire i trend degli acquisti sul web, tra Black Friday e pandemia.

Carlo Terreni. © CdT/Chiara Zocchetti
Carlo Terreni. © CdT/Chiara Zocchetti

Un’usanza diffusa anche in Svizzera, che modifica i cicli del mercato
Dicevamo, il Black Friday negli ultimi anni ha preso piede anche in Svizzera. Il motivo è semplice, spiega Carlo Terreni: «Da 5 o 6 anni anche i nostri esercenti hanno iniziato ad aderire all’iniziativa, un po’ a macchia di leopardo, cominciando a strutturarsi dal punto di vista logistico e organizzativo per offrire sconti. Questo perché i clienti erano particolarmente interessati alla tematica, visto che ricevevano le offerte dall’estero. L’adesione è partita piano piano, ma poi c’è stato un vero e proprio boom. Sono pure nati i portali dedicati, come ad esempio blackfriday.ch, dove vengono indicate in anticipo tutte le offerte legate alla giornata». Un’usanza che sta entrando nella cultura degli svizzeri e sta in un certo senso modificando i classici periodi in cui si fanno acquisti. L’esperto sottolinea: «Ovviamente le tempistiche del Black Friday sono molto a ridosso degli acquisti natalizi, quindi si è assistito a una sorta di polarizzazione. Da una ricerca che abbiamo condotto l’anno scorso, emerge che circa il 35% degli acquisti online effettuati durante il Black Friday erano regali di Natale. Questo riguardava soprattutto alcune categorie merceologiche, come quella dei giocattoli e della moda». Una sorta di Natale in anticipo, insomma, che ha stravolto il ciclo «naturale» di alcuni settori. Il presidente di NetComm Suisse rileva: «Il settore della moda affronta una situazione particolare: il Black Friday infatti non ‘cade’ nelle stagioni tipiche degli sconti e quindi gli esercenti si trovano a dover capire come gestire quelli che non sono i cicli naturali del settore. Mi spiego: nel pieno di quello che doveva essere un periodo di full price, è arrivato il Black Friday. Non tutti dunque hanno deciso di aderire all’iniziativa, oppure lo hanno fatto con linee dedicate, così da non cannibalizzare ciò che si trova nei negozi in questo momento».

La gestione dell’e-commerce: flussi enormi di ordini in pochi giorni
Dal punto di vista delle vendite online, bisogna sempre farsi trovare pronti. Secondo Carlo Terreni, infatti, «gestire il Black Friday ha implicazioni organizzative e logistiche enormi, perché ogni volta che nell’e-commerce ci sono dei picchi di vendite concentrati su specifiche giornate - questo lo abbiamo visto ad esempio durante il lockdown - le infrastrutture digitali e logistiche spesso non riescono a sostenere il boom di utenti. Banalmente, se arrivano tanti clienti contemporaneamente, il sito può andare in crash e non si riesce più a vendere niente. In questi anni, tutti i rivenditori online hanno imparato a gestire la massa di clienti, si sono strutturati sia da un punto di vista IT, ma anche logistico e di customer care: si sono iperstrutturati per poter concentrare in pochissime giornate dei flussi enormi di ordini, e quindi di consegna».

Diverse strategie, e non mancano i rischi
Gli attori online hanno un evidente vantaggio rispetto ai negozi fisici: grazie a newsletter, social e siti possono essere pervasivi, promuovendo le loro offerte in anticipo. Ma non solo. Il presidente di NetComm Suisse evidenzia: «C’è chi crea sezioni del sito dedicate, dove è possibile sin da subito fare la prenotazione e la transazione dell’acquisto. Non sempre si anticipa lo shopping vero e proprio, ma solamente l’opportunità di acquisto». La pandemia si è fatta sentire eccome, creando il terreno fertile per quello che potrebbe rivelarsi un Black Friday ricco di opportunità. Terreni prosegue: «Con l’emergenza COVID si è vista una crescita enorme dell’e-commerce, e al tempo stesso, siccome in alcuni settori si è registrata una forte mancanza di vendite e una sovrapproduzione di ritorni di stock, sicuramente quest’anno ci saranno veramente delle grandi opportunità perché chi deve smaltire lo stock nei magazzini ne approfitterà per svuotare i negozi. Penso a chi doveva rimandare indietro il vecchio assortimento». Ma non sono solo rose e fiori, secondo l’esperto: «Il Black Friday per i venditori può essere un’arma a doppio taglio: se i clienti non comprano durante l’anno e aspettano i prezzi scontati, ovviamente le aziende avranno grossi problemi. E non parlo solo del giorno specifico, ma di tutto il semestre. I retailer devono stare attenti, soprattutto dove i margini sono bassi, come nel settore della tecnologia. Da un lato ci sono categorie che hanno i magazzini pieni e ne approfitteranno per svuotare gli scaffali, dall’altro quelle che a causa della grande richiesta hanno difficoltà ad assecondare i picchi di vendita». Ma all’equazione si aggiunge pure la crisi delle materie prime, che da mesi sta causando pesanti disagi alle aziende. Terreni spiega: «Sappiamo benissimo che in molti settori mancano materiali, pensiamo ad esempio alla difficoltà nel reperire i microchip. Il problema delle materie prime di questi ultimi mesi si farà sentire e molti venditori non riusciranno ad approfittare a pieno del del Black Friday. Per i retailer comunque non è detto che sia una buona cosa aderire all’iniziativa, perché se si crea una cultura degli acquisti scontati in questo periodo, poi a Natale, cioè quando si dovrebbe vendere a prezzo pieno, i margini di guadagno saranno più bassi del previsto. Per evitare queste perdite, sarebbe opportuno proporre un assortimento limitato: merci specifiche solo per il Black Friday, oppure pezzi a tiratura limitata».

Grandi opportunità di lavoro
In Svizzera l’e-commerce è esploso durante la pandemia, tant’è che nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria non tutti i grandi attori, per non parlare dei piccoli, si sono fatti trovare pronti. La situazione ora sembra migliorata, seppur con alcune criticità. Il presidente di NetComm Suisse ci aiuta a fare il punto della situazione: «I grandi rivenditori che erano rimasti indietro, con la pandemia si sono mossi, più che dal punto di vista dell’e-commerce, direi da quello della multicanalità, ossia l’integrazione del fisico con il digitale. Il coronavirus ha dato un impulso ad investire sull’online. Anche alcuni piccoli e medi attori del commercio hanno effettuato vendite sul web, ma resta un problema di fondo: in Svizzera mancano le persone e le competenze per sfruttare al meglio l’e-commerce. Spesso si fanno investimenti, si prova a sbarcare online, ma senza le giuste competenze i progetti partono monchi e questo può essere molto dannoso per un’attività. Bisognerebbe fare molta più formazione, anche a livello universitario, per creare figure oggi fondamentali. C’è una grossa carenza di professionisti, soprattutto in Ticino: si parla di giovani che non trovano lavoro, ma in questo settore ci sono enormi opportunità che al momento non vengono sfruttate. Le università del territorio e le aziende ICT dovrebbero collaborare ancora di più per creare corsi e-commerce ad hoc, così da aumentare la manodopera qualificata sul territorio che troverebbe immediatamente occupazione», sottolinea l’esperto.

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