Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Sechseläuten

Secondo la tradizione è segno che l’estate sarà piuttosto bella e calda

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi
© KEYSTONE/Urs Flueeler

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

© KEYSTONE/Urs Flueeler

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il «Böögg» esplode dopo 12 minuti e 57 secondi

Il Böögg della festa della Sechseläuten di Zurigo è esploso oggi, in trasferta in terra urana sul Ponte del Diavolo, dopo 12 minuti e 57 secondi. Secondo la tradizione è segno che l’estate sarà piuttosto bella e calda.

Il rogo del pupazzo che simboleggia l’inverno, nella tradizionale festa della primavera delle corporazioni di Zurigo, si è tenuto quest’anno nella Gola della Schöllenen, sul versante urano del passo del San Gottardo.

Nel pupazzo erano o inseriti 140 petardi: tradizione vuole che più in fretta esplode la testa, più l’estate sarà bella e calda. Nel 2019, nell’ultima edizione prima della pandemia, la testa del pupazzo era esplosa dopo 17 minuti e 44 secondi.

La tradizione dell’«oracolo dell’estate» è però stata sconfessata da MeteoSvizzera, che analizzando i dati statistici per gli anni dal 1965 al 2005 non ha trovato nessuna correlazione fra la durata prima dell’esplosione finale e le temperature estive. Unica eccezione: la torrida estate del 2003, quando la testa del Böögg esplose dopo soltanto 5 minuti e 40 secondi.

La festa zurighese della primavera, menzionata per la prima volta per iscritto nel 1525, viene celebrata nella forma attuale dal XIX secolo. La tradizione della «Sechseläuten» (letteralmente «suonare le sei») è legata agli scampanii della cattedrale Grossmünster, che segnavano la fine della giornata lavorativa: con l’inizio della primavera si smetteva alle 18.00 invece che alle 17.00.

Il rogo del Böögg ha già avuto a che fare in passato con una pandemia. Nel 1890, quella che all’epoca era una bambola decorata, e non ancora un pupazzo di neve, fu fatta bruciare su una pira per mettere fine alla cosiddetta «influenza russa», scoppiata nell’ottobre del 1889. La pandemia ebbe tuttavia diverse recidive e si calcola che fino al 1895 uccise circa un milione di persone in tutto il mondo.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1