Il certificato COVID entra nel vivo: la Svizzera avrà tre colori

Lotta alla pandemia

Il consigliere federale e capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset, in diretta da Berna, illustra le prossime mosse: saranno di nuovo possibili anche le grandi manifestazioni e potranno riaprire le strutture in cui il rischio di infezione è più elevato, quali le discoteche o i club grazie al pass vaccinale – 50 milioni per promuovere farmaci e vaccini anti-COVID

Il certificato COVID entra nel vivo: la Svizzera avrà tre colori
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

Il certificato COVID entra nel vivo: la Svizzera avrà tre colori

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Nuovo appuntamento informativo legato alla pandemia. Alain Berset, consigliere federale e capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI) illustra le strategie future nella lotta alla COVID-19 (vedi sotto per il comunicato stampa).

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«Abbiamo una forte convinzione, questo certificato è una soluzione per uscire dalla crisi». Esordisce così Alain Berset, nell’illustrare gli sviluppi della pandemia e le prossime mosse del Consiglio federale. «Si tratta di un certificato, su carta o elettronico, che sarà progressivamente accessibile a giugno a partire dal 7 giugno e un’entrata in vigore dal 1. luglio». Il certificato, soprattutto, sarà accessibile con tampone negativo o in caso di avvenuta guarigione o, ancora, di vaccinazione.

La Svizzera, a tal proposito, si tingerà di tre colori. O, meglio, avrà tre settori identificati appunto con una colorazione diversa: verde, arancione e rosso. Brevemente, Berset chiarisce che il certificato non sarà necessario (anzi, sarà vietato) per i trasporti pubblici e nelle scuole, ad esempio, ma diventerà verosimilmente obbligatorio per viaggiare all’estero. Ristoranti e cinema, inseriti nel settore arancione, potranno richiedere una prova del certificato qualora la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

Berset affronta anche un altro tema, quello dei vaccini e dei medicinali anti-COVID. «È chiaro che la Svizzera continuerà a fare affidamento sui vaccini a mRNA» spiega il consigliere federale. Un totale di 1,2 miliardi di franchi sarà messo a disposizione per l’acquisto. Una somma importante, ma «sappiamo quanto sono alti i costi di una pandemia se dovessimo chiudere tutto di nuovo» ribadisce con forza Berset. In particolare, i vaccini resteranno per parecchio tempo: la Confederazione sta già discutendo con i produttori per il 2023 ed effettuando le prenotazioni corrispondenti. 50 milioni di franchi, invece, sono stati stanziati per un programma di sostegno nello sviluppo di medicinali anti-COVID.

Chi avrà accesso per primo?
Spazio, ovviamente, anche alle domande dei giornalisti. La prima riguarda il certificato COVID: chi ne beneficerà per primo? Berset spiega: «Giugno sarà il mese in cui il certificato sarà lanciato». Di conseguenza, ci vorrà un po’ prima di renderlo disponibile alla totalità della popolazione. C’è anche la questione di quando il certificato sarà riconosciuto a livello internazionale. Ancora Berset: «Non siamo così lenti!». Mike Schüpbach, esperto legale dell’UFSP, conferma: la soluzione dell’Unione europea, il Green Pass, difficilmente sarà realtà prima della fine di giugno, per cui la Svizzera è sulla buona strada.

«Solo dove ha senso»
Il certificato sarà certamente necessario più a lungo per i viaggi internazionali, ribadisce Berset in risposta a un’altra domanda. «Molti Paesi avranno certamente bisogno di più tempo per vaccinare la loro popolazione» aggiunge. In Svizzera, il certificato dovrebbe essere usato «solo dove ha senso». E solo per un certo tempo.

Il certificato prima dell’ordinanza
I primi certificati arriveranno all’inizio di giugno, prima che il Consiglio federale completi l’iter legislativo. Un problema? «Ci saranno due ordinanze» dice Berset, una per le condizioni tecniche e una per l’applicazione. Mike Schüpbach dal canto suo spiega: «Un’ordinanza dovrà certamente entrare in vigore il 7 giugno, quando saranno emessi i primi certificati. L’Ufficio federale dell’informatica (UFIT), che sta sviluppando il certificato, fornirà ulteriori informazioni in merito».

L’UE riconoscerà il nostro certificato?

Altro giro, altra domanda. Come ci si assicura che l’Unione europea accetti il certificato o che sia valido per viaggiare in Europa? «Presumiamo di sì» risponde Berset. «Soprattutto se funziona tecnicamente».

Gli eventi sportivi
La discussione si sposta sui grandi eventi a livello sportivo, come le partite del campionato svizzero di calcio. Chi non sarà vaccinato dovrà, anche qui, presentare un tampone negativo. «Ma varrà il test antigenico rapido, che è gratuito» specifica Virginie Masserey dell’UFSP.

«Le chiusure non dovrebbero mai più essere necessarie»

Il Consiglio federale deciderà (anche) per quanto tempo il certificato rimarrà in uso? «L’obiettivo del Consiglio federale è di fare ciò che è necessario, non di più» risponde Berset. «La proporzionalità è estremamente importante, in ogni caso». La durata dipende non solo dal Consiglio federale, ma nel caso dei viaggi sono gli altri Paesi che stabiliscono gli standard, spiega Berset. L’obiettivo, comunque, rimane quello di non dover mai più decidere su chiusure e misure come avvenuto durante questa pandemia.

© KEYSTONE/Anthony Anex
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Il Consiglio federale concretizza l’impiego del certificato COVID

Tutte le persone in Svizzera dovranno avere accesso al certificato COVID. Grazie a questo attestato, rilasciato a chi è vaccinato, guarito o risultato negativo al test, saranno di nuovo possibili anche le grandi manifestazioni e potranno riaprire le strutture in cui il rischio di infezione è più elevato, quali le discoteche o i club. Il certificato sarà probabilmente richiesto anche per i viaggi internazionali. Nella sua seduta del 19 maggio, il Consiglio federale ha discusso dell’impiego del certificato e definito la linea delle proposte che sottoporrà ai Cantoni, alle parti sociali e alle commissioni parlamentari. Il certificato non sarà impiegato in luoghi della vita quotidiana, quali i trasporti pubblici, la scuola, i negozi o il posto di lavoro. Il suo impiego non è previsto, ma possibile, nei ristoranti, nelle sale cinematografiche o a manifestazioni con meno di 1000 persone.

I provvedimenti adottati per contrastare la propagazione del coronavirus limitano in parte fortemente le libertà individuali. Il certificato COVID permetterà di svolgere nuovamente determinate attività durante un periodo di transizione. Grazie a questo attestato qualsiasi persona potrà provare di essere immune al virus (perché vaccinata o guarita) o che la probabilità che sia contagiosa è molto bassa (perché risultata negativa a un test effettuato di recente). Anche chi non può o non vuole farsi vaccinare avrà la possibilità di ottenere un certificato sottoponendosi a un test per il coronavirus. I test fai da te non sono sufficienti per ottenere un certificato perché non sono abbastanza precisi. Ai bambini e agli adolescenti fino a 16 anni sarà accordato un accesso generale senza certificato COVID.

Il Consiglio federale intende impiegare il certificato soltanto per il tempo necessario. L’obiettivo è di ridurre gradualmente, fino ad abrogarle del tutto, le prescrizioni per i piani di protezione seguendo il modello a tre fasi. Per l’impiego del certificato il Consiglio federale distingue tre settori:

Settore verde: impiego del certificato escluso

Il primo settore − quello verde − comprende i luoghi della vita quotidiana e i contatti con le autorità. Qui il certificato è esplicitamente escluso poiché sono in gioco compiti dello Stato o libertà e diritti fondamentali. In questo settore rientrano per esempio le manifestazioni private e religiose, i trasporti pubblici, i negozi, il posto di lavoro e la scuola.

Settore arancione: l’impiego del certificato evita chiusure o è volontario

Il secondo settore − quello arancione − include i luoghi che rientrano soltanto parzialmente nella vita quotidiana, ma che sono frequentati da un gran numero di persone. Quali esempi si possono citare i bar e i ristoranti, le manifestazioni, le strutture ricreative, sportive e per il tempo libero, le società sportive e culturali o le visite a ospedali e case di cura. Qui l’impiego del certificato non è previsto. Tuttavia, se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare e vi fosse il rischio di un sovraccarico del sistema sanitario, l’accesso sarà limitato alle persone con un certificato COVID per evitare chiusure. Al momento, grazie all’andamento della campagna di vaccinazione, c’è motivo di credere che non sarà necessario.

In questo settore, in cui entrano in gioco rapporti legali tra privati, sarà tuttavia possibile impiegare il certificato su base volontaria fino a quando non potranno essere revocate le prescrizioni per i piani di protezione. Un ristorante, un cinema o un centro fitness potrà, per esempio, limitare l’accesso a persone con un certificato COVID per rinunciare a piani di protezione, a limitazioni della capienza o all’obbligo della mascherina.

Settore rosso: l’impiego del certificato permette riaperture

Il terzo settore − quello rosso − include il traffico internazionale di passeggeri e i luoghi sensibili dal punto di vista epidemiologico, quali le grandi manifestazioni o le discoteche. Probabilmente molti Stati richiederanno un certificato COVID all’ingresso. Per le grandi manifestazioni così come per i club e le discoteche, l’impiego del certificato è previsto nella strategia di riapertura del Consiglio federale. Anche qui dovrà però essere limitato nel tempo. Per le grandi manifestazioni, il Consiglio federale prevede una riapertura con un aumento graduale del numero massimo di persone.

Attuazione del certificato

Il Consiglio federale ha concretizzato oggi l’impiego del certificato. I dettagli della sua attuazione e le pertinenti modifiche di ordinanza saranno posti in consultazione l’11 giugno. Una decisione dovrebbe essere presa il 18 giugno. È previsto che i primi certificati saranno rilasciati gradualmente a partire dal 7 giugno. L’attestato sarà messo a disposizione della popolazione al più tardi alla fine di giugno, quando primi provvedimenti saranno associati al suo impiego. L’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione sta lavorando per realizzare un attestato compatibile con l’UE, sicuro e il più semplice possibile. I lavori procedono secondo i piani. Il codice sorgente sarà reso pubblico. Con il certificato, il Consiglio federale attua un mandato del Parlamento, che nella scorsa sessione primaverile aveva inserito una nuova disposizione nella legge COVID-19 (art. 6a).

Il Consiglio federale adotta un programma di promozione per vaccini e medicamenti anti-COVID-19

Il Consiglio federale intende potenziare lo sviluppo e la produzione di medicamenti anti-COVID-19. Nel corso della seduta del 19 maggio ha approvato un programma di promozione di 50 milioni di franchi limitato sino alla fine del 2022 e ha stabilito i criteri di base per gli investimenti della Confederazione. I contributi di promozione devono permettere di approvvigionare rapidamente la popolazione svizzera di medicamenti anti-COVID-19 nuovi e innovativi. Occorre inoltre migliorare le condizioni quadro in Svizzera per lo sviluppo e la produzione di tecnologie vaccinali all’avanguardia.

In collaborazione con la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e con l’Amministrazione federale delle finanze (AFF), il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha presentato al Consiglio federale una nota di discussione riguardante un programma volto a promuovere medicamenti e vaccini anti-COVID-19.

La modifica del 20 marzo 2021 della legge COVID-19 accorda alla Confederazione un più ampio margine di manovra per potenziare lo sviluppo e la produzione in Svizzera di medicamenti e vaccini anti-COVID-19 essenziali. Il Consiglio federale può promuoverne la fabbricazione e lo sviluppo, nonché commissionarne esso stesso la produzione. La Confederazione può così contribuire affinché la popolazione svizzera sia approvvigionata rapidamente della necessaria quantità di medicamenti.

Programma di promozione per medicamenti anti-COVID-19

Dall’inizio della pandemia di COVID-19, la Confederazione sostiene i Cantoni nell’approvvigionamento di materiale medico importante. A titolo sussidiario può inoltre acquistare medicamenti per il trattamento di pazienti affetti da COVID-19. In aggiunta a questo sostegno a breve termine, con il programma di promozione il Consiglio federale ha inoltre adottato una strategia a medio termine per promuovere la ricerca, lo sviluppo e la produzione di medicamenti anti-COVID-19. In questo modo vuole contribuire al trattamento delle persone ammalatesi di COVID-19.

Con il programma di promozione si intende stabilire i criteri che stanno alla base degli investimenti della Confederazione. Con grande probabilità, pertanto, i medicamenti finanziati dovrebbero poter essere messi a disposizione dei pazienti entro fine 2022 e distinguersi in modo particolare da altri medicamenti che sono già disponibili o che lo saranno a breve. I contributi di promozione vanno stanziati solo se risulta impossibile un finanziamento privato o se la Svizzera ha difficoltà ad accedere al materiale medico importante. Per gli investimenti effettuati, la Confederazione dovrà ottenere una controprestazione (p. es. avere la priorità nelle forniture). Le richieste di promozione vanno esaminate sulla base di criteri trasparenti ed empirici.

I criteri del programma di promozione e la procedura di domanda saranno pubblicati a partire da luglio 2021. Il programma è limitato sino alla fine del 2022. La sua attuazione deve essere affidata a un’organizzazione esistente dotata di strutture legali e con esperienza nell’attuazione di programmi di promozione. In estate il Consiglio federale deciderà a chi commissionerà l’incarico.

Programma di promozione per vaccini anti-COVID-19

Per garantire alla Svizzera l’accesso a vaccini anti-COVID-19 sicuri ed efficaci, la Confederazione ha concluso in anticipo contratti di prenotazione e di acquisto con produttori di vaccini promettenti. Finora questa strategia si è dimostrata vincente. La settimana scorsa il Consiglio federale ha messo a punto la strategia per l’acquisto di vaccini per il 2022, che permetterà di garantire un approvvigionamento sufficiente.

Anche dopo il 2022 il Consiglio federale punterà su contratti di prenotazione e valevoli in caso di pandemia e a tale scopo continuerà a consolidare i contatti con i produttori di vaccini a mRNA. Questo approccio consente di creare un portfolio diversificato. I rischi legati alla tecnologia e alla produzione possono essere ridotti al minimo poiché, alla luce del rapido sviluppo delle nuove varianti di coronavirus, si rende necessaria una strategia flessibile in materia di appalti pubblici.

Per il futuro occorre inoltre mettere a punto, assieme alle scuole universitarie e all’industria, una strategia che permetta alla Svizzera di continuare a migliorare le proprie condizioni quadro affinché, in caso di una nuova pandemia, sia in grado di disporre tempestivamente delle risorse necessarie alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione di vaccini. Collaborando con i Paesi partner interessati, la Svizzera potrebbe contribuire a garantire un accesso globale ai vaccini.

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