«Il certificato COVID rischia di mettere in pericolo la reputazione svizzera»

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È la critica sollevata da alcuni partiti, in particolare UDC, PLR e Alleanza del Centro: «Turisti extra-europei e viaggiatori d’affari internazionali vaccinati rischiano di essere limitati durante il loro soggiorno nella Confederazione a causa del mancato riconoscimento degli attestati di vaccinazione in Stati terzi»

«Il certificato COVID rischia di mettere in pericolo la reputazione svizzera»
© Keystone/Laurent Gillieron

«Il certificato COVID rischia di mettere in pericolo la reputazione svizzera»

© Keystone/Laurent Gillieron

«Il certificato COVID rischia di mettere in pericolo la reputazione della Svizzera: turisti extra-europei e viaggiatori d’affari internazionali vaccinati rischiano di essere limitati durante il loro soggiorno nella Confederazione a causa del mancato riconoscimento degli attestati di vaccinazione in Stati terzi». È la critica sollevata da alcuni partiti, in particolare UDC, PLR e Alleanza del Centro, che temono effetti negativi per il turismo e per la piazza finanziaria elvetica.

Attualmente la Svizzera riconosce il green pass europeo, ma non gli attestati da parte di Paesi terzi (anche se vaccinati con i preparati approvati in Svizzera come quelli di Pfizer e Moderna). Ciò significa che alcuni viaggiatori - già completamente vaccinati - provenienti ad esempio da Stati Uniti, India e Cina non possono accedere nei luoghi dove è obbligatorio esibire il certificato COVID. Niente sale interne di bar e ristoranti, né visite ai musei dunque per gli ospiti extra-europei, a meno che non facciano un tampone per ottenere il pass COVID in Svizzera. Una sorta di discriminazione che i partiti di centro e di destra definiscono «irragionevole».

Ciò riguarda attualmente circa 50’000 ospiti che soggiornano in Svizzera, ha detto il consigliere nazionale Albert Rösti (UDC/BE) all’agenzia di stampa Keystone-ATS. Per l’ex presidente dell’UDC tutto ciò non è corretto: le persone che arrivavano da paesi terzi hanno già dovuto dimostrare all’aeroporto di non essere vettori del virus, pertanto i certificati rilasciati dai loro paesi d’origine dovrebbero essere riconosciuti il più presto possibile.

La proposta del Consiglio federale

Lo scorso 8 settembre il Consiglio federale ha posto in consultazione - fino allo scorso martedì - una proposta che riguarda il certificato COVID per le persone vaccinate all’estero. La decisione è attesa per domani.

Attualmente, soltanto i certificati rilasciati da Paesi che hanno adottato il certificato COVID digitale dell’Unione europea sono tecnicamente compatibili con il sistema svizzero. In futuro tutte le persone a cui è stato somministrato all’estero un vaccino omologato dall’Agenzia europea per i medicinali che risiedono o desiderano entrare in Svizzera potranno ottenere il certificato elvetico.

Come nei Paesi limitrofi, ha proposto il Governo, l’accesso al certificato non sarà esteso a tutti i vaccini approvati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ciascun Cantone dovrà definire un organo di contatto cui potranno rivolgersi le persone vaccinate all’estero e l’elenco di questi organi dovrà essere pubblicato su un sito Internet della Confederazione.

Qualche dubbio

L’esponente UDC si è detto scettico sulla proposta del Consiglio federale, poiché ciò escluderebbe i vaccinati di Paesi terzi che hanno ricevuto altri preparati. Rösti - così come altri esponenti della stessa UDC, del PLR e del Centro - chiede pertanto che la Confederazione accetti tutti i vaccini riconosciuti dall’OMS. Una richiesta espressa anche da Ariane Rustichelli, direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), contattata dalla SRF.

I cantoni - ad esempio Zurigo e Basilea Città - sono invece scettici sul ruolo di controllo che devono assumere. In un comunicato, il governo zurighese ha affermato che il rischio di frode nell’acquisizione di un certificato svizzero sarebbe troppo alto, poiché il cantone sarebbe tenuto a verificare l’idoneità del certificato - e l’identità - del viaggiatore di uno Stato terzo. Lo sforzo richiesto per l’esame, il rilascio, l’identificazione personale e la consegna dei certificati è estremamente grande, ribadisce l’Esecutivo di Basilea Città.

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