«Il Consiglio federale usa il certificato COVID come strumento di divisione»

L’intervista

Con il presidente dell’UDC Marco Chiesa facciamo il punto in vista della votazione federale del prossimo 28 novembre sulla legge Covid-19

«Il Consiglio federale usa il certificato COVID come strumento di divisione»
Il presidente dell’UDC nazionale Marco Chiesa. ©CdT/Chiara Zocchetti

«Il Consiglio federale usa il certificato COVID come strumento di divisione»

Il presidente dell’UDC nazionale Marco Chiesa. ©CdT/Chiara Zocchetti

Marco Chiesa, in occasione della prima votazione sulla Legge Covid-19, lo scorso 13 giugno, dall’UDC non era giunta alcuna indicazione di voto. Allora eravate titubanti e timidi nel dire quel no che oggi è per contro molto deciso?«In giugno, l’UDC si è decisa per la libertà di voto in quanto la legge in vigore contiene elementi istituzionali controversi ma anche i necessari aiuti finanziari per le attività in difficoltà. Il 28 novembre ci esprimeremo sulle modifiche seguenti, in particolare, sulla discriminazione realizzata a mezzo del certificato Covid. Se venissero respinte, queste e solo queste, cesseranno di applicarsi un anno dopo, dunque il 19 marzo 2022».

Il popolo solo pochi mesi fa aveva detto massicciamente sì, al 60,2% in Svizzera e al 69,2% in Ticino. Significa che dovete prepararvi...

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