Il degrado ambientale spaventa i giovani svizzeri

Diritti umani

Secondo un sondaggio i mutamenti climatici sono tra i problemi che preoccupano maggiormente la cosiddetta Generazione Z

Il degrado ambientale spaventa i giovani svizzeri
©Shutterstock.com

Il degrado ambientale spaventa i giovani svizzeri

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I mutamenti climatici sono uno dei problemi più importanti che il pianeta deve affrontare. Questo secondo un grande sondaggio rivolto ai giovani pubblicato da Amnesty International oggi, Giornata internazionale dei Diritti Umani. I giovani svizzeri tra i 18 e i 25 anni sono particolarmente preoccupati dal degrado ambientale, con i mutamenti climatici, l’inquinamento e l’accesso sicuro all’acqua tra i problemi menzionati con maggiore frequenza.

I risultati dell’indagine vengono pubblicati proprio mentre i governi si incontrano in Spagna per la Conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici (Cop25). L’organizzazione per la difesa dei diritti umani mette in guardia proprio sull’incapacità dei leader di affrontare i cambiamenti climatici, perdendo il contatto con le fasce più giovani della popolazione.

«In quest’anno in cui i giovani si sono mobilitati in massa per il clima non ci può sorprendere che molti partecipanti al sondaggio vedano questa come la più importante sfida che il mondo deve affrontare», ha dichiarato Julie Verhaar, Segretario generale ad interim di Amnesty International.

Ipsos MORI, su mandato di Amnesty International, ha interrogato oltre 10’000 persone di età tra il 18 e i 25 anni – la cosiddetta Generazione Z – in 22 paesi per il sondaggio «Future of humanity» (Il futuro dell’umanità). Nella maggior parte dei paesi considerati (Svizzera inclusa) sono state intervistate 500 persone.

Alle persone interrogate è stato chiesto di indicare fino a cinque temi da una lista di 23 questioni cruciali che il mondo deve affrontare. In totale il 41% dei partecipanti ha detto che i cambiamenti climatici sono una delle sfide più importanti per il pianeta, il tema più citato a livello globale, seguito dal 36% che hanno scelto l’inquinamento e il 31% che hanno invece selezionato il terrorismo.

Il riscaldamento globale è anche un tema spesso citato tra le questioni ambientali più urgenti che il mondo deve affrontare (57%) in una lista di 10 temi ambientali quali l’inquinamento degli oceani, l’inquinamento dell’aria e la deforestazione.

“In occasione delle Giornata internazionale dei Diritti Umani, dobbiamo riconoscere che la crisi climatica sarà indubbiamente il tema cruciale per la giovane generazione. Il diritto a un ambiente sano, incluso a un clima sano, è essenziale per il godimento di gran parte degli altri diritti. È un diritto per affermare il quale oggi i giovani sono costretti a prendere il comando, a essere i leader.” ha affermato Julie Verhaar.

Anche in Svizzera la maggior parte dei partecipanti (58%) ritiene che il cambiamento climatico sia uno dei temi più importanti che il mondo deve affrontare, seguito dall’inquinamento (49%) e da un accesso sicuro all’acqua (37%). Altre preoccupazioni di rilievo sono il terrorismo (33%), la perdita di risorse naturali (30%) e la violenza sulle donne (24%).

La Generazione Z «vive in un sistema guasto»

I risultati del sondaggio vanno oltre la questione della crisi climatica e riflettono le sfide quotidiane con le quali è confrontata la Generazione Z di ogni paese considerato.

Nei 22 paesi toccata dal sondaggio, a livello nazionale la corruzione era il tema più importante (36%), seguito dall’instabilità economica (26%), dall’inquinamento (26%), dalle disuguaglianze salariali (25%), il cambiamento climatico (22%) e dalla disparità di genere (21%).

In Svizzera le disuguaglianze salariali (45%), i cambiamenti climatici (39%) e l’inquinamento (31%) sono citati tra le questioni nazionali di maggior rilievo, seguite da migrazione (28%) e disparità di genere (27%).

I risultati dell’indagine vengono pubblicati quando nel mondo diversi paesi sono scossi da proteste di massa, dall’Algeria al Cile, Hong Kong, Iran, Libano e Sudan. Molti di questi movimenti sono guidati da giovani e studenti che con rabbia hanno denunciato la corruzione, le disuguaglianze e gli abusi di potere, e che per questo sono stati confrontati con una violenta repressione.

Per un nuovo sistema, costruito sui diritti umani

Secondo i risultati del sondaggio «Future for humanity», oltre alle preoccupazioni per il clima, una netta maggioranza di giovani crede nel valore dei diritti umani e vuole vedere il governo del proprio paese assumersi più responsabilità nel difenderli.

La maggior parte degli interrogati era d’accordo che:
- la protezione dei diritti umani è fondamentale per il futuro dei paesi sondati (73% d’accordo contro 11% in disaccordo),
- i governi dovrebbero dare maggior importanza al benessere dei loro cittadini rispetto alla crescita economica (63% d’accordo contro il 13% in disaccordo);
- i diritti umani devono essere protetti, anche se questo ha un impatto negativo sull’economia (60% d’accordo contro il 15% in disaccordo).

I risultati rivelano anche che molti giovani credono inequivocabilmente, in tutti i paesi coinvolti dal sondaggio, che i governi dovrebbero assumersi maggiore responsabilità per il rispetto dei diritti umani, con il 73% degli interrogati che hanno scelto i governi, invece degli individui (15%), le aziende (6%) e le opere benefiche (4%).

«Se c’è un solo insegnamento che dobbiamo trarre dagli eventi del 2019 è sicuramente che le giovani generazioni meritano di sedere al tavolo delle discussioni quando i temi affrontati li riguardano. Se la voce di coloro che sono in prima linea non è inclusa nella discussione su come meglio affrontare le sfide che aspettano l’umanità, le crisi alle quali assistiamo a livello mondiale non faranno altro che peggiorare» ha affermato Julie Verhaar.

Informazioni supplementari

Nel settembre 2019 Amnesty ha incaricato Ipsos MORI di condurre un sondaggio online tra i giovani tra i 18-25 anni in 22 paesi per conoscere la loro opinione sui diritti umani e sullo stato del mondo. La raccolta dati ha avuto luogo dal 6 settembre al 2 ottobre 2019.

I paesi coinvolti si estendono su tutti e sei i continenti: Argentina, Australia, Australia, Austria, Brasile, Canada, Germania, Germania, India, Kenya, Messico, Nigeria, Pakistan, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan, Tunisia, Regno Unito, Ucraina, USA, Ungheria.

Le interviste si sono svolte online utilizzando campioni di proprietà di Ipsos MORI e di altri fornitori di campioni. Nella maggior parte dei paesi sono stati intervistate 500 persone, ad eccezione della Tunisia (395). Le quote sono state applicate in base al sesso e all'età e, dove le dimensioni del campione lo consentono, alla regione per garantire una buona rappresentatività. In Tunisia non sono state imposte quote. I dati sono stati ponderati per età, sesso e regione in proporzioni offline note. Il criterio regionale è stato escluso dai criteri di valutazione per la Nigeria. I campioni online in Argentina, Brasile, India, Kenya, Kenya, Messico, Nigeria, Pakistan, Sudafrica, Tunisia, Ucraina sono più urbani, più istruiti e/o più ricchi della popolazione generale e i risultati dovrebbero essere visti come il riflesso delle opinioni di una popolazione più "connessa". Le percentuali sono state arrotondate alla percentuale intera più vicina.

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