Il dilemma dei test per il coronavirus: qualità o quantità?

Pandemia

Tampone, esame sierologico e test rapido: facciamo il punto sugli attuali metodi per rilevare le infezioni di COVID-19

Il dilemma dei test per il coronavirus: qualità o quantità?
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Il dilemma dei test per il coronavirus: qualità o quantità?

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Dopo l’impennata di contagi registrata nelle ultime settimane e l’imminente sovrapposizione con l’influenza stagionale, sta diventando pressante la necessità di effettuare sempre più test, e sempre più rapidamente. Con i laboratori svizzeri già sotto pressione, la soluzione potrebbe essere rappresentata dai cosiddetti «test rapidi», che potrebbero fornire risultati in pochi minuti. Ma quali sono i tipi di test disponibili? E quali sarebbero i pro e contro del passare dagli attuali ai «rapidi»?

«Test molecolare nasofaringeo», ma tutti lo chiamiamo «tampone»

Largamente utilizzato in Svizzera e nel mondo, questo tipo di esame prevede il prelievo di un campione tramite l’introduzione di un bastoncino, una sorta di cotton fioc, nella cavità nasale. L’analisi in laboratorio permette poi di constatare sul campione la presenza o meno dell’RNA del virus, il materiale genetico con il quale esso si riproduce. L’accuratezza di questo test è ritenuta altissima, con le principali problematiche rappresentate dall’invasività dello stesso e dai tempi relativamente lunghi per l’ottenimento dei risultati (da poche ore ad un giorno o due).

L’utilità dell’esame sierologico: capire l’incidenza reale nella popolazione

Con i test sierologici (o immunologici) i laboratori cercano, nei campioni di sangue prelevati, la presenza di anticorpi contro il coronavirus: se trovati, la logica deduzione è che il paziente deve essere venuto in contatto con la COVID-19. Il problema sta nel fatto che i test sierologici sono molto utili per capire quanti siano stati infettati (sintomatici o non) e già guariti, meno per comprendere chi abbia un’infezione ancora in corso. La loro affidabilità nell’identificazione degli «attualmente ammalati» è dunque solitamente ritenuta minore rispetto a quella dei tamponi, mentre il suo valore statistico per capire l’effettiva incidenza nel lungo termine è impareggiabile.

Test rapidi: ovviare alle pecche nella qualità tramite la quantità

Benché si stiano diffondendo dei test rapidi di tipo molecolare (che identificano, come il tampone, la presenza dell’RNA del virus), l’esame più «chiacchierato» nelle ultime settimane è quello di tipo antigenico. Più rapido dei tamponi molecolari (si parla di 15-20 minuti d’attesa per il risultato) e molto pratico, permetterebbe di accertare la presenza o meno nel paziente delle proteine del coronavirus. Queste, infatti, darebbero il via ad una reazione chimica se messe a contatto con gli anticorpi del coronavirus. Il guaio sta nel fatto che questo tipo di test è considerato in genere meno affidabile rispetto a quello molecolare. Stando a quanto riporta swissinfo.ch, ad esempio, l’antigenico che Roche ha sviluppato ha riportato una probabilità del 3,8% più alta, rispetto ai tamponi, di generare un «falso negativo», di fornire dunque un risultato negativo ad un paziente in realtà positivo al coronavirus. Svantaggio che, secondo alcuni esperti, potrebbe esser compensato dalla possibilità di rendere l’antigenico rapido un esame eseguito «a tappeto» e con maggior frequenza.

E mentre alcune Nazioni hanno già deciso di abbracciare la filosofia di «quantità sopra la qualità» (gli USA hanno annunciato tra agosto e settembre la spesa di 760 milioni di dollari per la produzione di più test antigenici) la Svizzera cosa farà? Per alleviare la pressione sui laboratori, considerando che i test rapidi potrebbero essere gestiti anche da personale medico qualificato, anche il nostro Paese un domani potrebbe puntare sulla quantità.

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