Il Governo chiede 28 miliardi per educazione e ricerca

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Rispetto al periodo precedente, il Consiglio federale propone lo stanziamento di circa due miliardi in più - Tra le sfide più importanti c’è la svolta digitale

Il Governo chiede 28 miliardi per educazione e ricerca
© CdT/Archivio

Il Governo chiede 28 miliardi per educazione e ricerca

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Destinare circa 28 miliardi di franchi in quattro anni per mantenere la posizione di spicco della Svizzera nei settori dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione (ERI). È quanto chiede il Consiglio federale, che oggi ha approvato il relativo messaggio per il quadriennio 2021-2024. Rispetto al periodo precedente, il governo chiede circa due miliardi di franchi in più.

Tra le sfide più importanti da affrontare c’è la svolta digitale, ha dichiarato oggi in conferenza stampa a Berna il consigliere federale Guy Parmelin. Secondo il capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), «bisogna puntare sulla continuità» nell’ambito della politica ERI.

Un rafforzamento in questo ambito è già stato avviato con il Piano d’azione per la digitalizzazione, volto ad intensificare il coordinamento con i Cantoni e incoraggiare lo sviluppo delle «digital skills» (abilità digitali) e delle capacità di ricerca in settori strategici come intelligenza artificiale, cibersicurezza e industria 4.0.

Nel messaggio approvato dal governo e presentato al Parlamento, l’accento è posto anche sulla formazione professionale: tra svolta digitale ed esigenze di apprendimento permanente, la politica ERI prevede misure e finanziamenti specifici per la promozione del potenziale di manodopera residente e, in particolare, dei lavoratori senior. Ad esempio tramite una valutazione della situazione individuale e l’orientamento di carriere per ultraquarantenni, per una convalida delle prestazioni di formazione più in linea con le loro esigenze.

La Confederazione, in collaborazione con i Cantoni, «promuove progetti innovativi che preparano alla svolta digitale e alle esigenze dell’apprendimento», ha indicato dal canto suo Martina Hirayama, segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione.

Il Consiglio federale vorrebbe inoltre intensificare la formazione continua, la promozione della ricerca e dell’innovazione tramite il Fondo nazionale svizzero (FNS) e Innosuisse, nonché potenziare gli istituti del settore dei Politecnici federali per diventare «la forza motrice dell’innovazione».

Ancora in sospeso invece i fondi da destinare per la partecipazione ai programmi dell’Ue, in particolare per quanto riguarda il settore Ricerca e innovazione (»Orizzonte Europa», ecc.). Attualmente infatti «non sono note né la portata di tali programmi né le possibilità di partecipazione», ha dichiarato Parmelin, che in occasione del Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR) ha incontrato per un primo scambio di vedute la bulgara Marija Gabriel, Commissario europeo per la ricerca, l’innovazione e la scienza.

«Dobbiamo aspettare che l’Ue prenda le sue decisioni», ha aggiunto il consigliere federale, annunciando che eventuali decisioni verranno trasmesse in un altro messaggio. In quello per il quadriennio 2021-2014 non verranno dunque richiesti fondi per questo ambito.

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