Il Governo retico in azione contro mafia e società bucalettere

IL PIANO

Coira si attiverà a Berna affinché il piano d’azione previsto dalla Confederazione sia esteso alle regioni italianofone dei Grigioni - Nel frattempo il cantone ha già lanciato un’offensiva contro le società «bucalettere», intensificando i controlli e negando permessi a un centinaio di società e a oltre 30 persone

Il Governo retico in azione contro mafia e società bucalettere
© CdT/Archivio

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Coira si attiverà a Berna affinché il piano d’azione antimafia previsto dalla Confederazione sia esteso alle regioni italianofone dei Grigioni: lo ha assicurato oggi il consigliere di Stato Peter Peyer, rispondendo a un’interpellanza di Nicoletta Noi-Togni (Indipendente). Nel frattempo il cantone ha già lanciato un’offensiva contro le società «bucalettere» intensificando i controlli e negando permessi a un centinaio di società e a oltre 30 persone.

La deputata del circolo di Roveredo, nonché sindaca di San Vittore, chiedeva un’intensificazione degli sforzi contro il proliferare di società fittizie e le infiltrazioni mafiose anche per la Bregaglia e la regione Valposchiavo. Il direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità (DGSS) Peyer condivide le preoccupazioni per una maggiore sicurezza e protezione nel Moesano. Il Consiglio di Stato retico indirizzerà pertanto a Berna una lettera chiedendo l’inclusione delle regioni italofone nel Piano d’azione antimafia previsto dalla strategia 2020-2023 della Confederazione: «Un corrispondente decreto governativo - ha precisato Peyer - è in corso di elaborazione».

Il Cantone segue da anni la situazione nel Moesano «con la massima attenzione», facendo «ricorso a tutte le possibilità per evitare abusi in relazione alla costituzione di società bucalettere», ha assicurato il direttore del Dipartimento dell’economia pubblica Caduff, rispondendo al granconsigliere Ppdc del circolo di Mesocco Rodolfo Fasani.

Gli sforzi messi in atto finora da Coira

Il consigliere di Stato ha quindi colto l’occasione per fare il punto sulla lotta alla criminalità nel Moesano, premettendo però che una società bucalettere non è di per sé sinonimo di illegalità e che in materia esiste una severa regolamentazione a livello svizzero.

Negli anni, ha sottolineato Caduff, è stata intensificata la collaborazione degli uffici cantonali preposti per controllare le aziende del Moesano che desiderano essere iscritte nel registro di commercio. Accertamenti devono però essere fatti anche da parte dei Comuni, ha avvisato Caduff. Prima di un’iscrizione nel registro di commercio gli enti locali devono infatti procedere «a una verifica della correttezza dell’indirizzo indicato quale domicilio nonché dell’esistenza di propri locali commerciali».

Dai dati snocciolati dal Governo retico risulta che l’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e lavoro (UCIAML) ha controllato (ricorrendo a risorse supplementari) dal 2017 ben 859 attività/società bucalettere nelle valli meridionali: in 85 casi le persone indicate non sono state riconosciute come datori di lavoro.

Un insieme di misure che, secondo Caduff, stanno dando i loro frutti. Fra i fiduciari attivi nel Moesano, ha commentato il consigliere di Stato, si sarebbe perfino sparsa la voce che il Cantone procede a controlli più serrati, con la conseguenza che ora, prima di costituire una nuova ditta, la maggior parte dei fiduciari accerta presso l’UCIAML l’esistenza dei presupposti e l’ammissibilità dell’impiego di lavoratori nonché i requisiti posti per uno stabilimento d’impresa.

Altre indicazioni fornite dal Governo rispondendo a Fasani riguardano il numero di permessi di soggiorno o per frontalieri negati (o revocati) dal gennaio 2018: sono circa 30 e tutti riguardano persone impiegate presso società bucalettere.

Il piano antimafia della Confederazione

La notizia del piano d’azione antimafia della Confederazione era circolata nei primi mesi dell’anno: la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta Della Valle aveva accennato a una serie di misure contro la criminalità organizzata, aggiungendo che il fenomeno fosse stato per lungo tempo sottovalutato in Svizzera.

Rispondendo a un’interpellanza presentata in settembre dal consigliere nazionale Fabio Ragazzi (PPD/TI) il Consiglio federale aveva aggiunto che le previste «misure preventive, cooperative e repressive» in appoggio alle autorità federali e cantonali, saranno incentrate sul Ticino per l’elevato rischio di attività criminali nei cantoni di confine meridionali.

Preso atto della risposta lo scorso novembre Noi-Togni aveva quindi scritto al Consiglio federale attirando l’attenzione del collegio sulle società bucalettere nel Moesano e sui rischi connessi. Fatti più volte denunciati dalla stessa Noi-Togni come da altri deputati al Parlamento retico. Noi Togni concludeva che un’azione antimafia concentrata sul Ticino sarebbe stata addirittura pericolosa per il Moesano, dal momento avrebbe rappresentato «un ulteriore motivo di rifugio per autori di atti criminosi» nella regione.

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