Il Parlamento salverà la gratuità dei test COVID?

Pandemia

Il presidente del gruppo parlamentare UDC Thomas Aeschi vuole indire una sessione straordinaria delle Camere federali per portare il Consiglio federale a cambiare posizione

 Il Parlamento salverà la gratuità dei test COVID?
©CdT/Archivio

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Sarà il Parlamento a salvare la gratuità dei test COVID? Stando alla «Schweiz am Wochenende», il presidente del gruppo parlamentare UDC Thomas Aeschi vuole indire una sessione straordinaria delle Camere federali, per portare il Consiglio federale a cambiare posizione.

Aeschi è deluso in particolare che il Governo non abbia seguito l’indicazione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale (CSSS-N), che mercoledì si è rivolta per lettera all’esecutivo chiedendo (16 voti a 6) di mantenere gratuiti i test. «Finché si applica l’estensione dell’obbligo di certificato, anche i costi dei test dovrebbero essere coperti», afferma l’esponente UDC.

Il consigliere nazionale di Zugo vuole quindi che si muova ora il Parlamento, con una sessione alla fine della settimana prossima o nella prima settimana di ottobre. Per farlo deve prima ottenere che la CSSS-N nella sua seduta di lunedì sostenga una mozione per test gratuiti. «Se una mozione identica fosse presentata anche al Consiglio degli Stati, un quarto dei membri di un consiglio potrebbe chiedere che le Camere siano convocate per una sessione straordinaria», spiega Aeschi.

Stando alla «Schweiz am Wochenende» è difficile valutare quanto elevate siano le chances che questo accada. Il tema non è comunque caro solo all’UDC. La consigliera nazionale Manuela Weichelt (Verdi/ZG) spiega che per gli ecologisti è incomprensibile che il Consiglio federale ignori la volontà della Commissione della sanità. «È importante che il maggior numero di persone possibile continui ad essere testato e quindi a proteggere famigliari e conoscenti». Come Aeschi, anche lei lotterà per i test gratuiti. A suo avviso occorrerà comunque chiarire quale sia il modo migliore per raggiungere l’obiettivo.

Intanto fra chi nella società civile si oppone alle misure di restrizione vi è chi pensa a entrare in Parlamento. Sempre secondo la «Schweiz am Wochenende» nell’ambiente del dissenso sono stati infatti creati gruppi di lavoro che stanno elaborando piani per far sì che il movimento partecipi alla corsa per le elezioni del Consiglio Nazionale del 2023. «Il Parlamento non sta più facendo il suo lavoro», sostiene l’imprenditore informatico Josef Ender, un volto della protesta. A suo avviso a Palazzo federale servono veri rappresentanti del popolo. E il fondatore di Mass-Voll, Nicolas A. Rimoldi, afferma: «Ci siamo assunti il compito di rinnovare il sistema dei partiti consolidati». Il politologo Lukas Golder, co-direttore dell’istituto demoscopico GfS di Berna, ritiene che un movimento di tal tipo abbia un potenziale di voti del 10%.

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