Il popolo approva la legge COVID-19

VOTAZIONI

La normativa che fissa le basi per l’azione del governo contro la pandemia è stata accolta con il 62% dei voti

Il popolo approva la legge COVID-19
© CdT/Gabriele Putzu

Il popolo approva la legge COVID-19

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Il popolo svizzero si schiera con il Consiglio federale e dà legittimità democratica all’azione governativa contro la pandemia: la legge Covid-19 è stata approvata oggi dal 62,0% dei cittadini e con essa - in quella che è la prima votazione al mondo sull’argomento - anche il relativo certificato. Solo due cantoni si sono opposti.

I sondaggi della vigilia avevano previsto abbastanza precisamente l’esito dello scrutinio e sin dallo spoglio dei primi comuni e cantoni si è capito che il risultato non sarebbe mai stato in bilico. A conti fatti la «legge federale sulle ordinanze del Consiglio federale volte a far fronte all’epidemia di Covid-19» (questo il nome ufficiale del testo) è stata approvata da 2’222’373 persone, mentre i contrari sono stati 1’361’284. La differenza è stata quindi di oltre 861’000 schede. La partecipazione si è rivelata altissima, pari al 64,9%.

La geografia del voto non è stata però a tinta unita. In una votazione che ha mostrato una chiara correlazione fra la quota di vaccinati e la percentuale di favorevoli alle norme in questione si sono smarcati dal resto del paese Appenzello Interno (solo 44,2% di sì) e Svitto (48,6%). Esitanti sono apparsi anche Appenzello Esterno (50,7%) e Obvaldo (51,2%), mentre tutte le altre regioni sono andate sopra il 54%. Con il 65,3% di favorevoli il Ticino si è dimostrato un campione del sì, superato solo da Basilea Città (70,6%) e Zurigo (66,2%). I Grigioni hanno assunto una posizione mediana (60,9%).

Il popolo si era già espresso nel giugno 2021 sulla legge Covid-19, nella sua versione risalente al settembre 2020: il testo era allora stato approvato con una quota leggermente minore, il 60,2% di voti (69,2% in Ticino, 57,6% nei Grigioni). Contro le modifiche introdotte nel marzo di quest’anno è stato lanciato un secondo referendum, da associazioni non legate ad alcun partito.

Rispetto alla prima votazione il clima sociale è apparso notevolmente più teso. Come in altri paesi europei non sono mancate le manifestazioni contro le restrizioni dettate dalla lotta al coronavirus e contro quella che viene percepita come un’ingerenza da parte dello stato nei diritti fondamentali del cittadino. Per far fronte a eventuali disordini oggi sono anche state erette protezioni intorno a Palazzo federale: stando al noto politologo Claude Longchamp sarebbe la prima volta in assoluto che l’edificio viene sbarrato a causa di una votazione federale.

Il Consiglio federale incassa ora il sostegno di un’ampia maggioranza popolare e potrebbe quindi sentirsi rafforzato nel suo agire. Nelle ultime settimane anche in Svizzera vi è stato infatti un nuovo aumento dei contagi da coronavirus, ma l’esecutivo non ha adottato nuove misure - non pochi osservatori hanno detto che questo è avvenuto proprio per non creare malumore prima della votazione - lasciando ai cantoni la responsabilità di optare eventualmente per provvedimenti più severi.

Il punto più controverso delle disposizioni sottoposte al popolo era quello relativo al certificato Covid, che non appariva peraltro nella lunga domanda che figurava sulla scheda di voto, cosa che ha innescato polemiche. La normativa riguarda però anche ambiti quali il tracciamento dei contatti dei contagiati, gli aiuti finanziari, le esenzioni della quarantena, il finanziamento dei test e altro ancora.

Tutto questo è utile agli individui e alle imprese, secondo il Consiglio federale e un’ampia maggioranza del parlamento. Il certificato permette di organizzare eventi che altrimenti non sarebbero possibili in temi di pandemia. Semplifica inoltre di molto gli spostamenti internazionali. Anche tutti i partiti raccomandavano il sì, ad eccezione dell’UDC (la Lega si è smarcata) e dell’Unione democratica federale, che si sono battuti per il no, e del Partito pirata, che lasciava libertà di voto.

Secondo i contrari le norme vigenti erano per contro perfettamente in grado di proteggere il paese dalla pandemia. A loro avviso la legge - ritenuta anticostituzionale - introduce di fatto un obbligo di vaccinazione indiretto per tutti, crea una frattura sociale e promuove la sorveglianza digitale di massa. Al Consiglio federale vengono inoltre dati troppi poteri, di modo che il governo ottiene il controllo della vita dei cittadini. Il timore è anche che il pass Covid possa far entrare dalla finestra l’identità elettronica che il popolo svizzero nel marzo scorso aveva estromesso dalla porta, affossandola con un referendum (64,3% di no).

LA DIRETTA

AGGIORNAMENTO 16.07: L’Unione sindacale svizzera (USS) prende atto con favore dell’approvazione della legge Covid-19 da parte del popolo.

«Poiché lo sviluppo della pandemia rimane altamente imprevedibile, è fondamentale mantenere la base legale per il sostegno finanziario ai lavoratori il cui impiego o reddito sono a rischio», scrive l’organizzazione in un comunicato odierno. Per la federazione sindacale la sicurezza del lavoro e del salario deve continuare ad andare di pari passo con tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus.

Allo stesso modo grande attenzione va dedicata la protezione della salute sul posto di lavoro. I dipendenti particolarmente vulnerabili devono essere protetti da misure specifiche, soprattutto finché l’accesso a una vaccinazione di richiamo non sarà garantito.

AGGIORNAMENTO 15.40: La lotta per la libertà, la democrazia e lo stato di diritto prosegue: è la reazione del comitato che ha lanciato il referendum contro la legge Covid alla sconfitta che si profila alle urne.

Il voto ha appassionato l’intero paese: quasi nessun altro progetto negli ultimi anni è stato discusso così intensamente e in tanto controverso, si legge in un comunicato odierno. Lo testimonia l’altissima affluenza alle urne.

«Anche se la votazione è stata persa, è una grande conquista degli Amici della costituzione, dell’Alleanza d’azione dei cantoni primitivi e della Rete info vaccini che la popolazione elvetica abbia avuto la possibilità di formarsi un’opinione sulla legge e di votarla», prosegue la nota.

Inoltre, le organizzazioni referendarie sono uscite rafforzate dal voto: tutti i gruppi hanno registrato un massiccio aumento di membri e sostenitori. Nel frattempo si sono inoltre formate altre associazioni con finalità simili.

Secondo i referendisti l’inasprimento della legge Covid rimane comunque anticostituzionale anche dopo il sì del popolo. A loro avviso la legge crea infatti la base per una discriminazione e viola i diritti individuali. Il movimento del no rimarrà perciò attivo per impedire quello che considera un ulteriore smantellamento dei diritti fondamentali. Nei prossimi giorni verrà comunicato cosa sarà previsto per dare seguito a questo impegno.

AGGIORNAMENTO 15.22: Il movimento Mass-Voll, in prima linea nelle manifestazioni contro le misure restrittive anti-pandemia, non accetta il risultato della votazione sulla legge Covid.

«Alla luce delle massicce irregolarità, che in questa entità non hanno esempio nella storia recente, riteniamo l’esito del voto non legittimo e non vincolante per noi», si legge in una dichiarazione diffusa via Twitter. Il movimento punta il dito contro la domanda espressa sulla scheda di voto, considerata manipolativa, sulla campagna ritenuta diffamatorio contro i no-vax promossa dallo stato e dai media ad esso vicini, nonché sugli ostacoli a manifestazioni e azioni di volantinaggio. La normativa Covid viene inoltre ritenuta anticostituzionale.

Mass-Voll ringrazia chi ha votato no e promette di continuare a impegnarsi contro la «cinica politica del governo» volta a limitare i diritti del cittadino, agendo in tal modo anche a favore di chi oggi ha sostenuto la legge. L’associazione promette pure di lottare contro l’aumento dei sussidi pubblici ai media, che a suo avviso oggi non fanno da filtro alla propaganda delle autorità. E chiede come primo passo a Consiglio federale e parlamento di sospendere l’uso del certificato Covid.

AGGIORNAMENTO 14.47: Unione imprenditori: è un sì a misure proporzionate. Il chiaro sì alla legge Covid da parte del popolo svizzero rappresenta l’approvazione di una politica proporzionata di lotta alla pandemia: è la lettura dell’Unione svizzera degli imprenditori (USI) del risultato che si prospetta alle urne.

Con la chiara adozione della normativa i datori di lavoro possono continuare a combattere il coronavirus applicando misure ben collaudate, si legge in un comunicato odierno. Importanti sono anche le misure di sostegno previste dalla legge.

Secondo l’USI gli oppositori hanno condotto una campagna referendaria emotiva e talvolta polemica. Dopo la decisione del popolo sovrano l’organizzazione ritiene che spetti però ora anche al Consiglio federale ricucire gli strappi e continuare a perseguire una politica proporzionata. Ciò include l’ideazione di linee guida chiare su come proteggere gli ospedali dal sovraccarico di pazienti e sulle modalità per prevenire un nuovo confinamento.

AGGIORNAMENTO 14.38: Piero Marchesi prende «atto del risultato. Siamo ancora convinti che il certificato COVID sia controproducente: divide la società e non è una misura convincente nella lotta contro il virus». Per il presidente della sezione ticinese dell’UD C e consigliere nazionale, l’esito della votazione inciderà molto sulle prossime decisioni del Consiglio federale, che «si sentirà più forte e legittimato a prendere misure più severe». Il doppio sì che si prospetta alla legge COVID-19 e all’iniziativa per cure infermieristiche forti per Marchesi non è collegato. «Ma probabilmente in un altro periodo avrebbe avuto più difficoltà a passare».

AGGIORNAMENTO 13.59: Nuove e più severe misure per contenere la pandemia: le rivendica la Gioventù socialista (GISO) alla luce del sì alla legge Covid che si profila alle urne. «È ora di adottare provvedimenti più efficaci», afferma la presidente GISO Ronja Jansen, citata in un comunicato. A suo avviso anche l’UDC deve prendere atto del risultato e «smettere immediatamente di silurare la lotta contro la pandemia ad ogni occasione». Secondo Jansen «un partito che impedisce attivamente alle persone di esercitare il loro diritto fondamentale alla salute e alla vita non è accettabile».

AGGIORNAMENTO 13.54: Dopo aver provato a difendere con le unghie e con i denti il «no» alla Legge Covid, gli oppositori alle misure di contenimento del Covid-19 lanciano un nuovo movimento politico, «Aufrecht Schweiz», traducibile con «In piedi Svizzera».

AGGIORNAMENTO 13.49: Rispetto alla prima votazione sulla legge Covid nel giugno scorso i favorevoli sono aumentati nella Svizzera tedesca, mentre in Romandia a crescere sono stati i contrari.

A scattare la fotografia sulle differenze a cavallo del cosiddetto «Röstigraben» è Lukas Golder, condirettore dell’istituto demoscopico Gfs.bern, in dichiarazioni alla televisione SRF.

Nei cantoni tedescofoni i sì sono aumentati di circa 4 punti percentuali, ha spiegato l’esperto sulle base delle proiezioni. «Nei cantoni particolarmente critici, dove ci sono soprattutto molte persone non vaccinate, un numero maggiore di individui ha votato sì rispetto rispetto a giugno».

La prima versione della legge Covid-19 aveva superato lo scoglio delle urne cinque mesi fa: il testo era stato approvato con il 60,2% di voti (69,2% in Ticino, 57,6% nei Grigioni).

Oggi la proiezione Gfs.bern dà il sì al 63%. Finora sono giunti i risultati di sei cantoni, tutti favorevoli.

AGGIORNAMENTO 13.27: La consigliera nazionale Regula Rytz (Verdi/BE) ha invitato gli oppositori alla legge Covid ad accettare il risultato scaturito dalle urne. «In tal modo non saranno più necessari gli sbarramenti davanti a Palazzo federale», ha aggiunto la donna politica, che vive nel quartiere Breitenrain della città federale, in dichiarazioni che 20 Minuten riporta in un video.

Come noto sulla Piazza federale sono state erette oggi delle recinzioni. Le autorità temono infatti manifestazioni dopo che sulle reti sociali vi è stato chi, all’interno della galassia degli oppositori alle misure restrittive anti-pandemia, ha invitato a scendere in piazza.

Stando al noto politologo Claude Longchamp sarebbe la prima volta in assoluto che Palazzo federale viene sbarrato a causa di una votazione federale.

AGGIORNAMENTO 13.10: «Era importante che la popolazione potesse farsi un’opinione sulla Legge Covid»: lo afferma Josef Ender, portavoce di Aktionsbündnis der Urkantone (Alleanza di azione dei cantoni primitivi), una delle varie organizzazioni che hanno lanciato il referendum contro la normativa. Malgrado la sconfitta che si sta profilando l’associazione si è rafforzata. «Abbiamo guadagnato molti nuovi membri», ha detto ai microfoni della radio SRF l’imprenditore informatico e volto noto della protesta contro l’autorità federale. «Ecco perché continueranno a lottare per i diritti costituzionali e la libertà in Svizzera».

AGGIORNAMENTO 13.00: In Ticino sono stati scrutinati 100 dei 108 Comuni, la partecipazione è al 59.5%
Legge COVID-19: SÌ 64.2%, NO 35.8%

AGGIORNAMENTO 12.49: «Malgrado la massiccia campagna degli oppositori, ha vinto il pragmatismo»: lo ha detto la consigliera nazionale Marianne Binder-Keller (Centro/AG), che non ha nascosto di essere sollevata per il «sì» che si profila alla legge COVID-19. Il fattore decisivo che ha portato all’approvazione della normativa è «il desiderio della gente di combattere la pandemia con la vaccinazione», ha indicato la politica, che fa parte del comitato dei favorevoli alla normativa, ai microfoni della radio SRF.

AGGIORNAMENTO 12.42: In Ticino sono stati scrutinati 80 Comuni, la partecipazione è al 60.4%
Legge COVID-19: SÌ 64.7%, NO 35.3%

AGGIORNAMENTO 12.42: La legge COVID-19 sarebbe stata approvata con il 63% dei voti, stando a una proiezione odierna dell’istituto demoscopico Gfs.bern, che segue lo scrutinio per conto dell’ente televisivo SRG SSR. I dati parziali che provengono dai cantoni confermano questa tendenza. Finora non sono però disponibili dati definitivi completi.

AGGIORNAMENTO 12.36: «L’accesa campagna degli oppositori alla legge COVID-19 ha portato anche a una mobilitazione dei favorevoli alla normativa»: lo ha detto Lukas Golder, dell’istituto demoscopico Gfs.bern, alla televisione SRF. Alla fine sono i numeri che hanno fatto la differenza. «Sono una maggioranza le persone che non sostengono l’UDC, sono una maggioranza coloro che hanno fiducia nel governo e sono una maggioranza i vaccinati».

AGGIORNAMENTO 12.30: In Ticino sono stati scrutinati 60 Comuni, la partecipazione è al 60.2%
Legge COVID-19: SÌ 65.3%, NO 34.8%

AGGIORNAMENTO 12.28: In Ticino appaiono i primi due Comuni che hanno bocciato la legge COVID-19: Campo Vallemaggia (18 sì e 19 no) e Astano (87 sì, 91 no).

AGGIORNAMENTO 12.24: In Ticino sono stati scrutinati 41 Comuni, la partecipazione è al 60.8%
Legge COVID-19: SÌ 65.5%, NO 34.5%

AGGIORNAMENTO 12.18: In Ticino sono stati scrutinati i primi 20 Comuni, la partecipazione è al 61.0%
Legge COVID-19: SÌ 66.8%, NO 33.2%

AGGIORNAMENTO 12.12: Sì all’iniziativa per cure infermieristiche e alla legge COVID, no all’iniziativa che propone di designare i giudici federali attraverso il sorteggio: è questo l’esito che si profila della votazione odierna secondo l’istituto demoscopico Gfs.bern, che segue lo scrutinio per conto dell’ente televisivo SRG SSR. Non si tratta di una sorpresa: i sondaggi della vigilia erano chiari nell’indicare tale risultato. Ora si tratta di stabilirne le proporzioni. Per quanto riguarda la normativa COVID, dovrebbe essere approvata con una maggioranza più consistente di quella che l’aveva sostenuta nel settembre scorso, stando agli esperti di Gfs.bern.

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