Imprese responsabili, gli iniziativisti non restano a mani vuote

Consiglio federale

Lo ha sostenuto Keller-Sutter nella conferenza stampa post voto - Il «no» all’iniziativa «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» non è una decisione contro la morale, ma una decisione a favore dell’economia, ha sostenuto a sua volta il collega Parmelin

Imprese responsabili, gli iniziativisti non restano a mani vuote
©KEYSTONE/Peter Klaunzer

Imprese responsabili, gli iniziativisti non restano a mani vuote

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Il risultato dell’iniziativa per imprese responsabili è «no» in quanto la maggioranza dei Cantoni l’ha bocciata. Tuttavia ha sottolineato la consigliera federale Karin Keller-Sutter in conferenza stampa a Berna, i promotori del testo non restano a mani vuote dal momento che il controprogetto «rende ora vincolante per le aziende ciò che prima era volontario». Il Consiglio federale, pur rallegrandosi del risultato, tiene in considerazione gli anni di lotta portati avanti dai sostenitori della proposta. «Siamo consapevoli che molti sono delusi», ha detto Keller-Sutter. Si è trattato di un voto emotivo, ha proseguito la ministra di giustizia e polizia puntualizzando che la maggioranza dei Cantoni non ha votato contro l’obiettivo che si poneva il testo, ma contro la via percorsa. «È indiscusso che le imprese svizzere debbano tenere conto delle persone e dell’ambiente anche all’estero», ha aggiunto.

Questioni ancora aperte

Il controprogetto adottato dal Parlamento è la «via moderata, efficace e concordata a livello internazionale» per raggiungere questo obiettivo. La legge entra in vigore se nei prossimi cento giorni non verrà contestata tramite un referendum. Dopodiché la Svizzera andrà oltre la maggior parte dei Paesi nella lotta contro il lavoro minorile. «Andiamo oltre le regole dell’ONU», ha ribadito la consigliera federale, aggiungendo che il dovere di diligenza riguarda molte aziende in Svizzera. Prima dell’entrata in vigore del controprogetto, il Consiglio federale deve ancora emanare le disposizioni d’esecuzione a livello di ordinanza. Keller-Sutter ha detto che alcune questioni di dettaglio sono ancora aperte - ad esempio, da che quantità di minerali provenienti da zone di conflitto introdotte si applicherebbe alle imprese l’obbligo della dovuta diligenza, o quali PMI sarebbero esentate dalle norme sul lavoro minorile. «Si sta facendo qualcosa, questo è importante» e nei prossimi mesi e anni il Consiglio federale seguirà da vicino anche gli sviluppi internazionali, ha detto Keller-Sutter.

«Consiglio federale e Parlamento hanno comunque perso»

Niente maggioranza dei cantoni, ma il popolo ha detto sì: «Consiglio federale e Parlamento hanno dunque perso. Assieme ad Economiesuisse», è la reazione di Dick Marty, copresidente del comitato d'iniziativa. «In democrazia bisogna tener conto dell’opinione della maggioranza. Il controprogetto che ora entra in vigore «è giuridicamente valido, ma non ha legittimazione». L’ex «senatore» PLR si è detto «fiero di essere membro della maggioranza di questa Svizzera italiana progressista», che ha votato sì. «La campagna in Romandia e in Ticino si è svolta in modo corretto. Mentre nella Svizzera tedesca c’è stata una violenza pazzesca». Con tanto di notizie false, afferma.

«Ci posizioniamo già fra i Paesi con le regole più severe»

È importante che le imprese elvetiche non venissero inutilmente penalizzate sul piano concorrenziale, ha evidenziato l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). I cittadini hanno respinto questa sperimentazione, applaude l’organizzazione. Fabio Regazzi, suo neopresidente, afferma: «Con il controprogetto che entra in vigore ci posizioniamo fra i Paesi con le regole più severe». La lettura dei favorevoli secondo la quale ora il Parlamento deve tornare su principi dell’iniziativa appena bocciata «è curiosa», afferma Regazzi. «Sembra si vogliano riscrivere le regole del gioco a partita conclusa». Il verdetto è giunto. «Ora si va avanti come detto». Il sostegno da parte dei cantoni latini secondo Fabio Regazzi nasce dalla natura emotiva del tema, «mentre gli svizzero-tedeschi hanno un approccio più razionale, i latini si sono fatti un po’ condizionare», ha concluso il ticinese.

Materiale bellico: non un «no» morale

Il «no» all’iniziativa «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» non è una decisione contro la morale, ma una decisione a favore dell’economia. Un «sì» alle urne non avrebbe impedito le guerre, ma piuttosto gravato sulle PMI e le casse pensione, ha detto il ministro dell’economia Guy Parmelin, in conferenza stampa. Il popolo svizzero e i Cantoni hanno seguito la raccomandazione del Consiglio federale e del Parlamento e hanno respinto l’iniziativa popolare, ha detto Parmelin. Hanno condiviso la valutazione secondo cui l’attuale divieto di finanziamento soddisfa il suo scopo. Parmelin ha sottolineato che la proposta non ha nulla a che vedere con il profitto o con la morale. Si è trattato solo di non appesantire ulteriormente i servizi sociali e l’economia «per un atto simbolico». «Posso garantire che il Consiglio federale continuerà a impegnarsi per un mondo pacifico e per un finanziamento sostenibile», ha detto Parmelin. I mezzi scelti dal Consiglio federale sono però diversi.

L’estate scorsa il Governo ha adottato un rapporto che stabilisce le linee guida per una piazza finanziaria sostenibile. La soluzione cui il Consiglio federale aspira non prevede divieti, ma persegue l’obiettivo di creare condizioni quadro ottimali e di conseguire cambiamenti attraverso il dialogo con gli attori interessati. Parmelin ha tuttavia sottolineato che il Consiglio federale farà in modo che le condizioni quadro per l’economia non peggiorino: «Soprattutto in tempi di crisi, dovremmo evitare ulteriori oneri», ha detto.

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