In Svizzera 280 persone collegate ai respiratori

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Lo ha detto in conferenza stampa a Berna Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP, assicurando però che «nessun reparto di terapia intensiva è sovraccarico»- Oltre 750 mila domande di lavoro ridotto, in Ticino il 39% - «Il Ticino non può vietare agli anziani di uscire»

In Svizzera 280 persone collegate ai respiratori
KEYSTONE/Anthony Anex

In Svizzera 280 persone collegate ai respiratori

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Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.052 nuovi casi di coronavirus in Svizzera, portando il totale a 13.213. Alle 14 è stato convocato un nuovo incontro con la stampa per fare il punto sui contagi in Svizzera. Alla conferenza stampa partecipano Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP; Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch della SECO; Johannes Matyassy, direttore della Direzione consolare; Christian Bock, direttore dell’Amministrazione federale delle dogane; Martin Dumermuth, direttore dell’Ufficio federale di giustizia; il brigadiere Raynald Droz, Capo di Stato Maggiore; Ueli Haudenschil, direttore della Nutrition and Remedies Business Administration; Martin Tschirren, direttore dell’Ufficio federale delle abitazioni; Cipriano Alvarez, capo degli affari giuridici dell’Ufficio federale delle abitazioni.

LA DIRETTA DA BERNA

LA DIRETTA

«Nessuna struttura ospedaliera è satura»
A prendere la parola per primo è stato Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP, che ha ricordato i numeri del contagio: nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.052 nuovi casi di coronavirus in Svizzera, portando il totale a 13.213. «Attualmente in Svizzera ci sono 280 persone collegate a un respiratore. È tantissimo per un Paese come il nostro, ha affermato Koch, precisando però che «nessun reparto di terapia intensiva è sovraccarico».

Il 39% dei dipendenti in Ticino in lavoro ridotto
Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch della SECO ha parlato della situazione economica. «Sono 757 mila le domande di lavoro ridotto giunte finora. Ciò riguarda il 15% di tutti i lavoratori in Svizzera. In Ticino il 39% dei dipendenti è interessato dalla misura». Per quanto riguarda i crediti ponte per le aziende, sono state finora evase 15.930 richieste. Il documento per l’ottenimento di questo aiuto è stato però scaricato oltre 130 mila volte. La situazione dei dispositivi di protezione bloccati al confine è invece migliorata, ha aggiunto Ineichen-Fleisch. La maggior parte delle merci è in viaggio o già in Svizzera. Ci sono però altri problemi, per esempio con le formalità doganali. Inoltre, ha spiegato, in tutto il mondo manca la capacità di trasporto e di produzione. È quindi necessario innanzitutto assicurarsi che le catene di fornitura funzionino correttamente. Interpellata sull’aumento della disoccupazione, la direttrice della SECO ha annunciato che dal 15 marzo il numero dei disoccupati è cresciuto dello 0,3%, mentre quello delle persone in cerca di lavoro dello 0,5%.

Il caso ticinese
Per quanto riguarda la situazione ticinese, Martin Dumermuth, direttore dell’Ufficio federale di giustizia ha spiegato: «Siamo in una situazione straordinaria, in cui la Confederazione può autorizzare la chiusura di determinate attività, ma se le aziende sono in grado di rispettare le disposizioni igieniche il lavoro può proseguire», ricordando che questa mattina il Consiglio federale ha autorizzato la limitazione o la cessazione delle attività in Ticino fino al 5 aprile.

Il rimpatrio dei viaggiatori
Il punto sulla situazione degli svizzeri all’estero è stato fatto da Johannes Matyassy, capo della Direzione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Cinque voli dall’America Latina e dall’Africa hanno permesso di riportare in patria 1400 svizzeri finora bloccati e non più in grado di organizzare il loro ritorno a causa delle restrizioni. Nei prossimi giorni ne sono previsti altri. Gli svizzeri bloccati in Perù torneranno all’inizio della prossima settimana. Attualmente sono in viaggio autobus per portarli a Lima. Un convoglio è diretto a Cusco, un secondo ad Arequipa. «Stiamo facendo il possibile per farli partire», ha aggiunto, rilevando come il consigliere federale Ignazio Cassis abbia parlato di questa situazione con il ministro degli Esteri peruviano.

«Situazione al confine tranquilla»
Christian Bock, direttore dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD), ha affermato che la popolazione accetta piuttosto bene le restrizioni al confine. Ci sono comunque eccezioni. Alcuni, sembrano non aver capito che non è il momento giusto per andare a fare shopping o pieno oltre il confine. Gli svizzeri possono attraversare i confini solo per motivi commerciali, ha ricordato, sottolineando che «le frontiere sono davvero chiuse». Circa 24.000 persone non hanno ricevuto il permesso di entrare in Svizzera, ciò che rappresenta un aumento di 11.000 casi da lunedì. Il traffico merci è scorrevole. L’obiettivo è quello di semplificare le procedure amministrative alla dogana. L’esercito sostiene le guardie di confine, perché tutti i viaggiatori devono essere controllati. Ulteriori informazioni in merito saranno fornite martedì.

Militari in servizio fino al 30 giugno
Sempre in merito all’esercito, sono stati prolungati alcuni corsi di ripetizione fino al 30 giugno a causa della pandemia. Circa 3.000 soldati rimarranno pertanto in servizio per tre mesi invece che per tre settimane, ha dichiarato il brigadiere Raynald Droz. La decisione riguarda le truppe sanitarie. Per quanto riguarda le scuole reclute sanitarie, una decisione sarà presa più avanti, ha precisato, poiché le reclute sono in servizio fino alla fine di maggio.

«Nessun divieto di uscire può essere imposto agli anziani»
Il Ticino può vietare di uscire agli anziani? No, ha risposto Martin Dumermuth. «Se il Ticino vuole agire legalmente, deve obbedire alle disposizioni del Consiglio federale».

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