Iniziativa UDC, i sindacati non ci stanno

votazioni federali

L’approvazione del testo «per un’immigrazione moderata» posto in votazione popolare «smantellerebbe la protezione dei salari, peggiorerebbe le condizioni di lavoro e isolerebbe la Svizzera»

Iniziativa UDC, i sindacati non ci stanno
©Keystone/Peter Klaunzer

Iniziativa UDC, i sindacati non ci stanno

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L’approvazione dell’iniziativa «per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)», promossa dall’UDC, smantellerebbe la protezione dei salari, peggiorerebbe le condizioni di lavoro e isolerebbe la Svizzera.

È quanto ritengono i sindacati, che oggi hanno lanciato la loro campagna contro il testo in votazione popolare il prossimo 17 maggio.

L’iniziativa, sostenuta anche dall’Azione per una svizzera neutrale e indipendente (ASNI), rappresenta un «attacco a tutti i lavoratori», ha dichiarato in conferenza stampa a Berna il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), Pierre-Yves Maillard. L’obiettivo dei promotori - ha spiegato - è «sostituire i contratti collettivi (CCL) e i controlli salariali con una concorrenza feroce da parte di tutti contro tutti».

Anche la presidente di Unia, Vania Alleva, ha messo in guardia contro i pericoli di un’adozione dell’iniziativa: i CCL e i salari minimi non potranno più essere controllati e imposti come lo sono finora. Ciò significherebbe la fine del principio del «salario svizzero per il lavoro svolto in Svizzera», ha aggiunto.

Rischio per i salari

Con l’entrata in vigore degli accordi bilaterali, secondo Travail.Suisse e USS, sono stati compiuti progressi sostanziali. Grazie alle misure di accompagnamento, i salari e le condizioni di lavoro sono sistematicamente monitorati dai partner sociali.

Questo sistema permette di smascherare e punire gli abusi e i salari troppo bassi possono essere corretti verso l’alto. È inoltre possibile introdurre salari minimi anche nei settori in cui gli stipendi sono sotto pressione.

Secondo i sindacati, in questo modo ci sono più CCL e ciò migliora la protezione contro il dumping salariale e gli abusi. L’accettazione dell’iniziativa metterebbe a repentaglio l’intero modello, che in conferenza stampa è stato definito «il più importante ed efficace sistema di protezione dei salari di tutta Europa».

UE, partner fondamentale

Un «sì» nelle urne il 17 maggio porrebbe inoltre fine alle relazioni bilaterali con l’Unione europea, il più importante partner commerciale della Svizzera, è stato sottolineato, ricordando che gli scambi con l’UE offrono sbocchi per prodotti e servizi svizzeri di alta qualità.

Secondo i sindacati, l’accettazione dell’iniziativa metterebbe anche fine all’integrazione della Svizzera in importanti programmi internazionali, per esempio nei settori dell’istruzione e della ricerca.

«Le misure per migliorare la conciliazione tra lavoro e vita privata, per promuovere l’istruzione e la formazione continua e per fornire prestazioni transitorie ai disoccupati anziani sono il modo migliore per garantire che la libera circolazione delle persone vada a beneficio di tutta la popolazione», ha da parte sua affermato Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse.

L’iniziativa

L’iniziativa per la limitazione esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato di obbligo internazionale per la libera circolazione.

Se l’iniziativa venisse accettata dal popolo, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l’insieme degli accordi bilaterali.

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