Iniziativa UDC, un sì da Gobbi e Zali

verso il voto

I due consiglieri di Stato leghisti si sono schierati a favore del testo in votazione il prossimo 27 settembre

Iniziativa UDC, un sì da Gobbi e Zali
©CdT/Gabriele Putzu

Iniziativa UDC, un sì da Gobbi e Zali

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Mancano ormai tre settimane alla votazione sull’iniziativa per la limitazione dell’UDC che chiede, in buona sostanza, di disdire la libera circolazione con l’UE. Sul tema il Governo ticinese non si è espresso ufficialmente, ma a favore dell’iniziativa, in un’opinione pubblicata sul «Mattino della Domenica», si sono schierati senza mezzi termini i due consiglieri di Stato leghisti Norman Gobbi e Claudio Zali. Se quella del direttore delle Istituzioni non è certo una prima, per Zali si tratta della prima presa di posizione su questo delicato tema.

Secondo i due consiglieri di Stato, «la libera circolazione ha permesso la “libera entrata” a tutti in Svizzera e il Ticino – quale porta Sud della Confederazione - ha subìto le conseguenze più gravose». Rispetto alle altre regioni elvetiche, proseguono Gobbi e Zali, «non solo i lavoratori in Ticino prendono meno per analoghe prestazioni, ma il divario è aumentato negli ultimi anni». Di conseguenza, «il Governo si è visto costretto a introdurre i cosiddetti “contratti normali” in più di venti rami professionali, per garantire un salario che non porti i lavoratori residenti alla soglia della povertà. Buste paga che invece permettono ai frontalieri di mantenere un elevato potere d’acquisto in Italia e dunque una buona qualità di vita. Uno schiaffo alla tanto decantata reciprocità».

I due ministri evidenziano inoltre come gli «oltre 67 mila frontalieri così come le migliaia di “padroncini” creino un volume di traffico impressionante», con «il nostro sistema viario, che «ha dovuto e deve essere costantemente oggetto di importanti investimenti per non giungere definitivamente al collasso». Oltre a ciò, «un’immigrazione incontrollata ha un impatto forte anche sulla nostra sicurezza. In Ticino nel 2019 il 56% degli imputati che hanno commesso reati contro il Codice penale erano stranieri». Gobbi e Zali ritengono quindi che l’iniziativa, se approvata, consentirà «guardare in faccia chi entra, senza aprire le porte indiscriminatamente a chiunque come avviene oggi».

«Vi è poi chi sostiene che il nostro sistema sanitario – in generale e nel periodo della pandemia - abbia potuto reggere solo perché il personale medico-sanitario frontaliere poteva entrare in Ticino; non vi è dubbio che ci si debba chiedere del perché si sia giunti a questa situazione», concludono i due consiglieri di Stato. «La dipendenza verso la forza-lavoro estera nel campo sanitario è il frutto di una grave mancanza di orientamento professionale e di strategie formative, causate a loro volta dalla troppa facilità di accedere al mercato del lavoro estero grazie appunto alla libera circolazione. Certo, la formazione costa e aver fatto entrare personale già formato ci ha permesso di risparmiare. Ma ci ha condotto e ci condurrà in futuro a una pericolosa dipendenza che potrebbe esporre a rischi operativi e strategici il nostro Paese».

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