L’aliquota minima per le multinazionali? «Serve tempo per applicarla»

G20

Il ministro delle finanze elvetico Ueli Maurer non intravede più «grossi problemi» nell’applicazione in Svizzera delle nuove regole globali sull’imposizione

L’aliquota minima per le multinazionali? «Serve tempo per applicarla»
© KEYSTONE/Alessandro della Valle

L’aliquota minima per le multinazionali? «Serve tempo per applicarla»

© KEYSTONE/Alessandro della Valle

Dopo lo scetticismo iniziale, il ministro delle finanze Ueli Maurer non intravede più «grossi problemi» nell’applicazione in Svizzera delle nuove regole globali sull’imposizione delle multinazionali.

Tuttavia, molti particolari tecnici rimangono da definire, ha spiegato oggi davanti ai media di ritorno dal G20 di Washington, compreso l’impatto finanziario concreto che tale imposizione globale avrà sulle casse statali. Difficile, se non impossibile a suo avviso, un’applicazione a partire dal 2023.

Il nuovo regime fiscale delle imprese consiste in due pilastri. Da un lato, riguarda le cento aziende più grandi del mondo. Gli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) vogliono che siano tassate non solo nel paese in cui la società ha sede, ma anche dove vengono effettivamente ottenuti i ricavi, ossia dove si consumano i rispettivi servizi.

Secondo Maurer, ad essere interessate saranno tre-cinque multinazionali elvetiche, come i giganti della farmaceutica Novartis e Roche e dell’alimentare Nestlé. A queste società, potrebbero aggiungersene altre uno o due.

«La perdita di entrate fiscali non può ancora essere quantificata», ha sottolineato il consigliere federale, secondo cui alcune aziende dovranno senz’altro versare di più. Ma molto dipenderà dall’attuazione concreta della riforma.

D’altra parte, l’OCSE prevede in futuro un tasso d’imposizione minimo del 15% per le aziende che raggiungono un fatturato annuo mondiale di oltre di 750 milioni di euro. Secondo Maurer, tra 200 e 300 aziende svizzere rientreranno in questa regola. Inoltre, ad esse si aggiungerebbero circa 2-3 mila filiali di aziende estere operanti nella Confederazione.

Maurer si è detto tutto sommato contento degli sviluppi in materia dell’ultimo anno. All’inizio era stata ipotizzata un’aliquota del 21%, ma durante i negoziati è stata ridotta prima al 18% per poi attestarsi ad almeno il 15%.

Inoltre, ha aggiunto il ministro democentrista, la Svizzera chiede che le «piccole economie robuste» possano beneficiare di un margine di manovra più ampio. I colloqui su questo punto sono in corso. La Svizzera continuerà a partecipare ai gruppi di lavoro tecnici che discuteranno i dettagli della riforma. Al momento, nulla è pronto per una decisione finale. Regole più precise sul modo di applicare l’aliquota minima dovrebbero essere disponibili entro la fine di novembre dell’anno corrente.

Per quanto riguarda il calendario, Maurer ha detto che per applicare, probabilmente a tappe, i nuovi requisiti ci vorranno anni. L’obiettivo iniziale dell’OCSE di partire dal 2023 è «semplicemente impossibile». Dopotutto, molte aziende dovranno apportare cambiamenti a livello contabile, un processo che richiederà tempo.

Maurer crede che le discussioni in parlamento potrebbero terminare entro la fine del 2023. Dopo la scadenza del periodo referendario, si potrà disciplinare la realizzazione pratica delle nuove disposizioni. I lavori preparatori per un progetto da porre in consultazione in sono in fase di svolgimento. Il progetto prevede di concedere ai cantoni «una libertà relativamente grande» di manovra. I cantoni che applicano un’imposizione bassa delle società temono infatti un’emorragia di buoni contribuenti.

Anche se molte questioni rimangono aperte, Ueli Maurer ha ribadito che la Svizzera deve fare il possibile per rimanere una piazza economica attrattiva. «Se perdiamo entrate fiscali, dobbiamo compensarle in qualche modo». Non si tratta solo di trattenere le aziende, ma anche di posti di lavoro, assai ben pagati, e quindi di preservare gettito fiscale.

In caso di perdite fiscali, dovrebbero essere trovate delle compensazioni all’interno. No tuttavia a nuove sovvenzioni. Il ministro delle finanze crede che si possano eliminare certe tasse ecologiche inutili o semplificare l’onere burocratico nei rapporti tra autorità e aziende grazie alla digitalizzazione.

Maurer si è comunque detto preoccupato per gli sforzi di armonizzazione in corso in altri settori, un processo che ai suoi occhi indebolirà ulteriormente la concorrenza. Tutto ciò rappresenta una sfida per noi, ha sottolineato.

Detto ciò, l’aspetto positivo secondo il ministro delle finanze è che la Svizzera potrà contribuire attivamente ai lavori del gruppo dei venti più importanti paesi industrializzati ed emergenti (G20). Per noi si tratta di un interlocutore molto importante, ha concluso Maurer, dicendo di non vedere l’ora di partecipare al prossimo meeting che si terrà nel 2022 in Indonesia. Circa le voci che girano sui media da qualche settimane circa le sue imminenti dimissioni, Maurer ha replicato, con un sorriso sornione, di non avere tempo per pensarci.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1