L’età mediana dei deceduti è di 83 anni, il 6% ne aveva meno di 65

Pandemia

Nuovo appuntamento delle autorità federali con la stampa - Ineichen-Fleisch: «Moltissime le domande per lavoro ridotto presentate in Ticino» - Schierate 10.000 persone tra esercito e protezione civile - I GRAFICI

L’età mediana dei deceduti è di 83 anni, il 6% ne aveva meno di 65
© KEYSTONE/Alessandro della Valle

L’età mediana dei deceduti è di 83 anni, il 6% ne aveva meno di 65

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(Aggiornato alle 16.00) - Dopo la conferenza stampa indetta ieri dal Consiglio federale in cui è stato annunciato un ulteriore pacchetto di 20 miliardi per sostenere l’economia svizzera colpita dalle conseguenze del coronavirus, oggi è stato convocato un nuovo infopoint a Berna per gli ultimi aggiornamenti. Presenti all’incontro di oggi con i media saranno Christoph Flury, vicedirettore dell’Ufficio federale della protezione civile, il brigadiere Raynald Droz, capo delle operazioni di comando del personale, Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e Daniel Koch dell’Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP).

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Il 97% dei morti aveva malattie pregresse

Il primo a prendere la parola è stato anche oggi Daniel Koch che ha dapprima ricapitolato gli ultimi dati: i decessi nel giro di un giorno sono aumentati da 484 a 540; i contagi ufficialmente registrati sabato sono 20.278, con un aumento di 975, con una diminuzione della crescita rispetto a quella registrata venerdì. Il 6% dei decessi è avvenuto in persone di età inferiore ai 65 anni, mentre l’età mediana dei deceduti è di 83 anni. Il 97% dei morti aveva malattie pregresse, come ipertensione o diabete. Ogni giorno ci sono circa 1000 nuovi test positivi.

L’età mediana dei deceduti è di 83 anni, il 6% ne aveva meno di 65

«Questo dimostra che non abbiamo ancora raggiunto il picco che ci consentirebbe di abbassare la guardia e indebolire una qualsiasi delle misure finora adottate», ha detto infine il capo della Divisione malattie infettive rivolgendosi ancora una volta alle persone più fragili e chiedendo loro di fare attenzione. Koch ha però rinnovato anche l’invito rivolto a tutta la popolazione di rispettare le misure impartite dalle autorità.

L’età mediana dei deceduti è di 83 anni, il 6% ne aveva meno di 65

Utile chiudere certe aree pubbliche

Alcune città tra cui Lugano, ma anche Zurigo o Lucerna, hanno chiuso il passaggio in alcune aree aperte passeggiate sul lago, piazzali, eccetera. Questa è una mossa «molto utile», ha poi commentato Daniel Koch nel corso del momento delle domande. «Si tratta di un provvedimento che aiuta le persone a conformarsi alle misure decise a livello federale». Provvedimenti eccessivi di limitazione della libertà personale sarebbero invece controproducenti, ha aggiunto l’esperto.

Koch ha anche invitato i pazienti a non aspettare troppo per chiedere aiuto al medico. Ciò vale in particolare per i bambini: «Non andare dal medico troppo tardi e non rimandare le vaccinazioni per i bambini!»

«Il Ticino è sotto pressione»

Dopo Koch, ad intervenire è stata Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch della SECO che ha sottolineato l’imprevedibilità della durata di questa crisi. «Il contatto con i Cantoni è molto importante per noi in questo momento» ha detto in perfetto italiano. «Tra questi c’è in particolar modo il Ticino con cui manteniamo costantemente i contatti». Il Ticino, ha detto Ineichen-Fleisch, è particolarmente sotto pressione anche nel far fronte alle molte domande per lavoro ridotto. «Sono 8.500 domande gli annunci presentati nel cantone per il lavoro ridotto, pari al 40% degli impiegati. Visto il numero di domande i versamenti potrebbero subire ritardi», ha annunciato. Le richieste finora inoltrate in tutta la Svizzera riguardano oltre 1,3 milioni di lavoratori, pari a più di un quarto degli occupati.

La SECO si sta inoltre occupando anche del settore del turismo: le misure economiche già applicate vengono seguite passo passo e si sta riflettendo sul futuro del settore, ha assicurato Ineichen-Fleisch.

Quasi 5.000 soldati schierati, molti di supporto al sistema sanitario

Già da 20 giorni, ad agire nella lotta al virus è sceso in campo anche l’esercito, ha continuato il brigadiere Raynald Droz, con un totale di 4.900 soldati già schierati. Di questi, 4.000 sono occupato a fornire supporto al servizio medico. Nel caso dei servizi medici in particolare, secondo Droz è ancora disponibile una riserva di 1.000 soldati. Droz ha sostenuto che la maggior parte dei giovani mobilitati dà prova di buona volontà e ha voglia di aiutare, anche se l’attesa prima di essere effettivamente impiegati può essere snervante. Per alleviare la pressione si è quindi deciso di concedere dal 15 di aprile, se la situazione lo consentirà, congedi per piccoli gruppi (quelli individuali sono già possibili) della durata di due giorni ogni due settimane. I giovani possono comunque contare su un centinaio di specialisti con cui confidarsi o discutere dei loro problemi.

Massiccio anche l’intervento della protezione civile

Oltre all’esercito, anche la protezione civile è fortemente coinvolta nella crisi, ha affermato Christoph Flury. Anche in questo caso, sono più di 5.000 gli agenti di protezione civile che sono stati messi a disposizione. La maggior parte di questi sono attivi in Ticino e in Romandia. Il personale in questione svolge diverse funzioni, dal supporto alle case di cura e alle organizzazioni Spitex alla gestioni dei punti di triage negli ospedali, ma civilisti sono stati coinvolti anche nella creazione di centri di test drive-in come quello a Berna o nel assicurarsi che non avvengano assembramenti di persone all’aperto.

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