L’identikit del vaccino secondo 65 esperti svizzeri

pandemia

Il famarco dovrà essere sicuro ed efficace, distribuito secondo i fattori di rischio, accettato su larga scala e a carico dell’assicurazione di base

L’identikit del vaccino secondo 65 esperti svizzeri
© EPA/BIONTECH SE

L’identikit del vaccino secondo 65 esperti svizzeri

© EPA/BIONTECH SE

Sicuro ed efficace, distribuito secondo i fattori di rischio, accettato su larga scala e a carico dell’assicurazione di base. È l’identikit del futuro vaccino anti-COVID stilato da 65 esperti svizzeri, contattati per discutere sul tema da Unisanté.

Le conclusioni alle quali sono arrivati questi addetti ai lavori devono permettere di orientare le autorità, indica in un comunicato odierno Unisanté, il centro universitario di medicina generale e sanità pubblica a Losanna. Il tutto partendo dal presupposto che i primi vaccini saranno disponibili a inizio 2021.

Stando agli specialisti, il via libera all’utilizzo sulla popolazione dovrà essere dato solo quando i rischi per la salute saranno scongiurati. Concretamente, ciò significa che la fase 3 dei test, l’ultima prima dell’omologazione, va completata con almeno tre mesi di monitoraggio su un minimo di 30.000 partecipanti.

In seguito, gli esperti suggeriscono una distribuzione in diverse fasi. La priorità va data a chi lavora in prima linea in ambito sanitario e a chi ha più di 65 anni e rientra nelle categorie a rischio. In un secondo momento, il vaccino andrebbe somministrato a tutti gli over 65 e alle persone della fascia d’età 18-65 con almeno un fattore di rischio. Seguirebbero poi i lavoratori essenziali al di fuori del settore medico e le donne incinte.

La comunità scientifica interrogata da Unisanté è d’accordo sul fatto che la maggior parte della popolazione debba essere vaccinata. Tuttavia, un coinvolgimento generale di bambini e adolescenti non è considerato un aspetto essenziale.

Gli esperti sottolineano inoltre che bisognerà dedicare un’attenzione particolare agli scettici nei confronti dei vaccini. Propone quindi all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) di consacrare risorse all’analisi delle conversazioni sui social network. I professionisti della sanità dovrebbero anche ricevere una formazione specifica sul modo in cui informare sull’argomento vaccino.

Capitolo presa a carico finanziaria, il gruppo messo insieme da Unisanté raccomanda una copertura dell’assicurazione di base con un certificato medico. «I vaccini vanno forniti gratuitamente nel quadro di campagne nazionali e cantonali», si legge nella nota.

Non su tutte le questioni gli specialisti, consultati a due riprese in ottobre e novembre, sono però giunti a un punto d’intesa. Rimangono ancora aperti ad esempio gli interrogativi in merito alla vaccinazione di chi ha già avuto un contagio confermato o presunto o all’eventualità di renderla obbligatoria per certe professioni.

Il panel è formato da esperti con background differenti: vaccinologia/malattie infettive, medici di famiglia, sanità pubblica, pediatria, ginecologia, etica, sociologia, medicina interna, geriatria e farmacia. Chi siede nelle commissioni sanitarie federali e cantonali, precisa Unisanté, non è invece stato incluso per evitare qualsiasi conflitto d’interesse.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1